No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20120121

Tell-All



Senza veli - di Chuck Palahniuk (2010)







Hollywood, da qualche parte nel tempo. Katherine Kenton, splendida attrice dagli occhi viola, sta diventando agée. Ce lo racconta Hazier Cooter, la sua governante, assistente, consigliera, scrematrice di sceneggiature, ombra, ormai da anni. Anzi, probabilmente Hazier è ancora qualcosa di più, per Kathie. Mentre l'attrice è impegnata a rimanere giovane, Hazier pensa a tutto il resto. Le si drizzano le antenne quando Webster Carlton Westward III, un giovane (molto più giovane di Kathie) e ricco nullafacente, mette gli occhi sulla "sua" Kathie. L'attrice naturalmente se ne invaghisce, lui le giura eterno amore, ma Hazier scopre che Webster ha praticamente già ultimato una biografia sulla Kenton, compreso il capitolo finale...



Fate come volete, ma purtroppo il penultimo (è già uscito Dannazione, l'ultimo, il più nuovo, verso la fine del 2011 in Italia) romanzo di Palahniuk è poca cosa. Sarà senz'altro perché ci ha abituato a grandi lavori (Fight Club, Soffocare, Rabbia), decisamente impressionanti, perfino quando sono opere minori (Pigmeo), per la sperimentazione ed il lavoro che si evince dalle pagine, ma che questo Senza veli sia piuttosto impalpabile è innegabile.



Nato, secondo l'autore, da alcuni colloqui con attori, e dalla contorta abitudine editoriale di tenere pronte delle biografie di personaggi famosi vicini alla morte, per poterle concludere rapidamente e pubblicare a poche settimane dal decesso, ispirato dalla sindrome di Tourette (i continui e torrenziali riferimenti a nomi famosi, per lo più poco conosciuti o dimenticati), col dente avvelenato verso Lillian Hellman, secondo lo scrittore un classico esempio di eccesso di autostima (o sovrastima), il romanzo (scritto come se si trattasse di una sceneggiatura, e con i nomi celebri scritti in grassetto, come se fosse una rivista di gossip), divertente in alcuni punti, si avvita su se stesso verso la metà, e diventa abbastanza noioso. Neppure il plot twist, che arriva verso la fine, serve a risollevare le sorti del libro.



Ora, naturalmente c'è chi, analizzando i vari libri dell'autore, potrà concludere che non ne abbia più, c'è chi potrà obiettare che pubblicando un libro l'anno non può sempre rilasciare capolavori, insomma, ne abbiamo già parlato qui, e se ne parla tra fans e appassionati (e Palahniuk ne ha molti, questo è indubbio, magari non quanti Ken Follett, ovvio): la realtà è che, come detto, Senza veli non è granché, vediamo come sarà il prossimo Dannazione. Rimango nell'attesa, come già espresso in occasione della recensione di Gang Bang, che Palahniuk si decida a mettersi all'opera per scrivere un romanzo lungo e strutturato, qualcosa che resti per i posteri, senza per questo augurargli niente di male, s'intende!

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