No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20161129

Bucarest, Romania - Novembre 2016 (2)

Domenica 6 novembre mi sveglio per la colazione, e mi preparo con calma per uscire. Alle 10 ecco Ursula, una milanese che da molti anni vive a Bucarest, e che ha intrapreso con entusiasmo e preparazione il mestiere di guida locale. Ho scovato i suoi riferimenti online, e l'ho contattata perché offre itinerari personalizzati, a piedi e non (per escursioni fuori Bucarest), come piace a me (ricordate quelli a Budapest?). Abbiamo pattuito due mezze giornate in centro, dalle 10 fino verso le 14. Si parte con il Parco Cismigiu, vicinissimo all'hotel, con una sorgente d'acqua e che, in tempi migliori, è corredato da un laghetto, adesso in secca. La giornata è bella, quindi la temperatura è gradevole, molta gente in giro, Ursula mi racconta delle origini della città, mi mostra foto d'epoca interessanti, ci soffermiamo davanti al Palazzo Cretulescu, lato parco (vedremo poi l'altro lato percorrendo Strada Stirbei Voda), poi visitiamo la chiesa ortodossa sita in Bulevardul Schitu Magureanu (c'è in corso una funzione), prendiamo Stirbei Voda, lungo la quale c'è l'Università Nazionale di Musica, fino alla confluenza con Piata George Enescu, dov'è situato il teatro Ateneul, con il piccolo parco antistante, ed entriamo poi in Piata Revolutiei. Ursula continua a snocciolare fatti storici, anche relativamente recenti (la deposizione di Ceausescu me la ricordo, seppur vagamente), e pian piano ci avviciniamo al centro storico, Lipscani. Mi spiega della Biblioteca, data alle fiamme, della statua di Carlo I, del Palazzo Reale, della fuga di Ceausescu dopo il suo tentativo di imbonire la folla ormai sull'orlo della rivoluzione, la cattura, il processo farsa, alcune testimonianze di alti militari dell'epoca, da lei incontrati durante le sue attività in Romania.

Il chiosco interno della chiesa Stavropoleos
L'interno di uno dei negozi più belli e particolari di Lipscani
Uno dei molti caravanserragli, riadattati a moderno centro
Un negozio che è rimasto chiaramente arredato come all'epoca comunista
L'Hanul Lui Manuc dall'esterno
Due vedute della corte interna dell'Hanul Lui, anche questo un antico caravanserraglio
Un busto di Vlad Tepes
Altro negozio "comunista"
E un altro ancora
Altro esempio di architetture del passato inserite della città odierna
In Lipscani, dopo un caffè all'aperto (c'è davvero tanta gente in giro, come detto, bella giornata, domenica, e questo centro pedonale è perfetto per la passeggiata festiva), visitiamo la chiesa Stavropoleos, dove Ursula mi spiega un po' di iconografia ortodossa, la storia di questa chiesa, una delle più importanti a dispetto delle sue dimensioni, e approfondisce le radici di Lipscani, centro commerciale di scambi tra l'Asia e l'Europa, fatto un tempo di molti caravanserragli, poi arrivati fino a noi restaurati ma lasciati strutturalmente molto simili come a quei tempi. Oggi si prestano a diventare centri commerciali "naturali", e in effetti è la caratteristica di questo centro, davvero frizzante. Ursula mi fa notare come spesso, la ristrutturazione di questi edifici sia stata poco razionale: il piano terra è quasi sempre adattato a bar, ristorante, attività commerciale, mentre il primo piano è spesso abitato da rom, e non manutenuto, quindi fatiscente. E' davvero una situazione curiosa, particolare, e non molto sicura dal punto di vista strutturale.
Uno splendido quadretto all'interno del bagno del Tulin
Camera e salottino della mia stanza all'Epoque
Ci soffermiamo spesso davanti a negozi rimasti come ai tempi del regime, ottimi soggetti di fotografia, curiosiamo dentro alcune corti, sul retro delle attività commerciali, con rampe di scale che portano ad abitazioni private. Torniamo poi verso l'hotel, e quando assistiamo ad una scenetta poco gradevole (un giovane che vomita appoggiato ad una panchina, con un calmissimo poliziotto che lo sorveglia e telefona all'ambulanza), Ursula mi spiega che l'eroina qua è arrivata naturalmente con molto ritardo, e alcune fasce sociali stanno "facendo i conti" con questo arrivo. In generale comunque la sensazione è di sicurezza diffusa, quantomeno qua in centro. Torniamo quindi all'hotel, Ursula ha lasciato l'auto lì vicino, ci salutiamo e ci diamo l'appuntamento per l'indomani mattina. Io mi dirigo verso il ristorante Tulin, cucina libanese, dove pranzo. E' proprio davanti alla prima chiesa che abbiamo visitato stamattina, e mi tolgo la voglia di felafel. Mi ero preso qualche nome e indirizzo di ristoranti in zona, e devo dire che la prima scelta sarebbe stata il Monte Carlo, che si affaccia sul laghetto del Parco Cismigiu, ma stamattina, passandoci di fronte, ho deciso che con il laghetto in secca, tutto il fascino si perde, quindi vada per il Tulin, dove mi trovo bene. Nel frattempo, con la collega C. abbiamo rischedulato la cena per questa sera, ritrovo alle 19 in hotel. Dopo il pranzo, stancato dalla camminata, mi ritiro in stanza a dormicchiare, riposare i piedi, vedermi qualche telefilm in attesa della serata che, sono sicuro, sarà piacevole.

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