No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150324

Le streghe di Zugarramurdi

Las brujas de Zugarramurdi - di Alex de la Iglesia (2013)
Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

José è un padre divorziato, che ha promesso al figlio Sergio di portarlo a Disneyland Parigi. Tony è un giovane attraente, non un fulmine di guerra, che però ha un gran successo con le donne. Entrambi condividono una condizione di gran moda oggi in Spagna (e non solo): sono disoccupati. Per risolvere i loro problemi economici, hanno la grande idea di rapinare un Compro oro, la versione moderna del banco dei pegni, anche questi di gran moda al giorno d'oggi. Il colpo è organizzato con la complicità ignara di altri "figuranti" pubblicitari, e vi partecipa anche Sergio. Braccati dalla polizia nel centro di Madrid, i due prendono in ostaggio un tassista, Manuel, appassionato dei programmi del giornalista specializzato in paranormale, Iker Jiménez. Si dirigono verso la Francia, ma la loro fuga si blocca a Zugarramurdi, un minuscolo villaggio navarro al confine con la Francia, appunto, dove nel medioevo pare si rifugiassero le streghe, nelle ampie grotte circostanti. Si fermano in un locale nei paraggi, e cominciano ad accadere cose davvero strane. Nel frattempo, sulle loro tracce c'è Silvia, la ex di José preoccupata per Sergio, e dietro di lei, la coppia di ispettori di polizia un po' imbranati Pacheco e Calvo.

Confesso che sono un fan di de la Iglesia. Chiassoso, politicamente scorretto, tecnicamente bravo, caciarone, iconoclasta, confusionario ma sempre sul pezzo. Ogni suo film parla apparentemente di cose surreali, accadimenti casuali esagerati difficilmente realizzabili, ma in realtà gli servono per parlare d'altro, anche se poi, come detto, la butta sempre in caciara. Las brujas de Zugarramurdi, tradotto precisamente "Le streghe di Zugarramurdi", che uscirà, pare, in Italia il 30 aprile 2015 con il titolo Le streghe son tornate, ha vinto ben otto premi Goya nel 2014 (miglior attrice non protagonista a Terele Pávez - Maritxu -, montaggio, scenografia, produzione, costumi, trucco e acconciature, suono, effetti speciali), ed è spassoso e adrenalinico. Mette nel calderone (è proprio il caso di dirlo) crisi economica, disoccupazione, parità di diritti, inquisizione spagnola, dileggia (come sempre) la religione cattolica, ed è liberamente ispirato all'Autodafé del 1610, una sorta di Salem spagnola: 39 abitanti di Zugarramurdi furono processati, dodici condannati al rogo.

Sperando che sia doppiato con garbo, ve lo consiglio spassionatamente se volete farvi due risate alla faccia di tutti.
Il cast è interessante. Hugo Silva (José, nella vita reale ex chitarrista metal, già con Almodóvar in Gli amanti passeggeri) e Mario Casas (Tony) formano un duo comico interessante, spalleggiati da Jaime Ordóñez (Manuel, già in Reinas). Carmen Maura (Graciana) è la solita mattatrice, Terele Pávez (Maritxu, già in molti film del regista) fa quasi paura, Carolina Bang (Eva, bellissima e sensualissima come sempre, anche lei, seppur molto giovane, già spesso con de la Iglesia) è talmente figa che non si può criticare. Spassosi anche gli affezionati Carlos Areces e Santiago Segura nei panni travestiti delle streghe Conchi e Miren.

1 commento:

Dantès ha detto...

ancha me a me de la Iglesia piace molto. il film ce l'ho lì in attesa da un po', d'altra parte Ballata l'ho visto dopo un sacco di tempo...