No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150225

Ida o Anna?

Ida - di Pawel Pawlikowski (2013)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)

Siamo nella Polonia comunista, nel 1962. Anna è una giovane novizia, orfana, in un convento polacco, ed è sul punto di prendere i voti da suora. La madre superiora, prima di farle fare il passo definitivo, la convoca e le impone di andare a trovare l'unica parente conosciuta che le è rimasta, la zia Wanda Gruz. E' giusto che la conosca, prima di compiere il grande passo. Non del tutto convinta, la giovane parte con pochi bagagli, decisa a trattenersi pochissimo e a tornare quanto prima alla sua vita monacale.
L'impatto è brusco, perfino superficiale. Wanda, giudice stalinista decaduta, è una donna disillusa, semi-alcolizzata, accanita fumatrice, sessualmente promiscua. Sembra che si diverta amaramente a sconvolgere la ragazza, che dopo qualche minuto è già decisa a salutare mestamente e a tornare in convento, quando Wanda le rivela tutto d'un tratto il suo passato. Anna in realtà è ebrea, si chiama Ida Lebenstein, è nata in un piccolo paese di campagna da una coppia ebrea, e i di lei genitori sono stati uccisi durante l'occupazione tedesca. Wanda e Ida partono dunque per recarsi al paese natale della giovane, per ritrovare il passato e far luce sulla morte dei genitori.

Questo "piccolo" film polacco è quello che ha vinto l'Oscar di quest'anno, nella categoria che personalmente ritengo più importante: quella del miglior film in lingua non inglese, categoria dalla quale escono, normalmente, i film più strani, interessanti, quelli fatti col cuore, tanto per usare un luogo comune.
Tragitto travagliato quello del polacco Pawlikowski, trasferitosi prima in Germania, poi in Inghilterra, conosciuto (poco) ai più per My Summer of Love (con Emily Blunt agli esordi), ai meno per i suoi documentari poetici ed ironici degli inizi. Prima di questo Ida, aveva diretto il misconosciuto The Woman in the Fifth, con Ethan Hawke e Kristin Scott Thomas (mai uscito in Italia). Scritto a quattro mani insieme a Rebecca Lenkiewicz, sceneggiatrice soprattutto di teatro inglese di origini ebraiche, Ida è uno di quegli oggetti di culto che appassionano e, a dispetto dall'incedere lento e di sicuro non hollywoodiano, non annoiano (anche perché dura poco più di un'ora). I fan di un certo tipo di cinema non potranno fare a meno di notare un'impronta kaurismakiana (ingigantita anche dal bianco e nero), presente sia nell'ironia graffiante, sia nell'ombra pessimistica dell'insieme. Le due protagoniste? Meravigliose e diversissime.
Il finale è perfetto e lascia impietriti senza essere drammatico. Non è un film perfetto, ma si lascia dietro di molte spanne moltissime produzioni recenti.

1 commento:

Dantès ha detto...

una meraviglia!