No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150227

Mandarini

Mandariinid - di Zaza Urushadze (2013)
Giudizio sintetico: da vedere (4/5)

Molti le ignorano, o semplicemente non lo sanno, ma in molti stati della ex Unione Sovietica ci sono, o ci sono state, guerre. Una di queste, la guerra georgiano-abcasa, ebbe luogo tra il 1991 e il 1993, ed oltre a mietere quasi 5.000 vittime, ha generato una situazione che continua ad essere tesa tutt'oggi: l'Abcasia si considera de facto una repubblica indipendente (la Georgia non lo pensa). Ora, in Abcasia, fino al 1991, era presente una numerosa comunità estone; allo scoppio della guerra, la maggioranza fece ritorno in Estonia. Ma Mandariinid ci racconta la storia di Ivo e di Margus, due estoni testardi e lavoratori, che rimasero nonostante gli scontri. Margus per coltivare e raccogliere i mandarini dei suoi alberi, Ivo per fabbricare le cassette di legno per stivarli e trasportarli. Due uomini semplici e razionali, che loro malgrado, una mattina vengono "visitati" da due mercenari ceceni (che combattono con gli abcasi). Per Ivo, soprattutto, gli schieramenti non importano, accoglie i due combattenti e offre loro da mangiare e da bere. Quello che dei due sembra il capo, lo ringrazia e se ne va. Dopo qualche ora, un breve conflitto a fuoco, e un'esplosione proprio davanti alla casa di Margus. Diversi morti, due sopravvissuti: uno dei due ceceni, Ahmed, e un georgiano, Niko. I due estoni raccolgono i feriti, uno grave l'altro molto grave, e li curano come possono. Li mettono in due stanze separate, in casa di Ivo. Poco a poco, i due si riprendono, e si giurano vendetta reciproca, ma Ivo riesce a strappar loro una promessa: finché saranno convalescenti in casa sua, nessuno dei due tenterà di fare del male all'altro.

Come dico da un po', la sezione dei film in lingua non inglese della selezione per l'Oscar è quella che quasi sempre regala piccole perle. Anche quest'anno è stato così.
Mandariinid, film estone/georgiano scritto e diretto dal georgiano Urushadze (figlio di un calciatore - portiere - mediamente famoso, Ramaz, che negli anni '60 arrivò fino alla nazionale URSS), è una semplice riflessione sull'assurdità di tutte le guerre che mi ha ricordato vagamente lo straordinario No Man's Land di Danis Tanovic, un film lento ma asciutto, divertente, amaro, breve ma ficcante, se volete pure telefonato nel suo dipanarsi, ma, ancora, semplicemente molto bello.
Girato in Georgia in mezzo a scenari mozzafiato, avvolge e affascina lo spettatore, spettatore che non potrà fare a meno di rimanere profondamente colpito dalle facce e dalla recitazione del quartetto protagonista, e che non potrà esimersi dall'amare profondamente la figura eccezionale del personaggio di Ivo, interpretato da un meraviglioso Lembit Ulfsak. 
Luogo comune, frase fatta, ma a volte basta davvero poco per fare grande cinema.

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