No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20151023

Bruxelles (Belgio) - Settembre 2015

Mercoledì 23 settembre
Non me la voglio tirare troppo, ma stavolta l'appuntamento è ad alti livelli (meeting annuale dei vertici della Supply Chain); il mio capo di Bruxelles (avete capito che ne ho molti) mi ha convocato a questo meeting e mi ha messo nella lista dei convocati di altri incontri prestigiosi, per, come ha detto lui, "darmi visibilità". Troppo complessa da spiegare, ma per farla breve, insieme alle mie "nuove" (ormai son passati due anni) responsabilità di coordinatore dell'ufficio Back Office italiano, ho "vinto" anche quella di responsabile dei flussi di uno dei prodotti della società per cui lavoro, per tutto il mondo. Sarebbe, per gli altri prodotti, un lavoro a tempo pieno, ma essendo questo prodotto fabbricato solo nello stabilimento dove lavoro, lui ha pensato fosse inutile tenere una persona a Bruxelles per farlo, e meglio che fosse uno del posto. Il problema è che a volte mi ritrovo a farlo "a scappatempo", in mezzo ad un milione di altre cose, ma com'è come non è, per il momento ce l'ho fatta, e ho avuto molti grattacapi e qualche soddisfazione. Ecco, più o meno, perché sono qui, insieme al mio capo italiano, un ragazzo di qualche anno più giovane di me, una persona squisita oltre che un amico.
Si parte da Roma Fiumicino, perché, nel caso non lo sapeste, il volo Ryanair da Pisa a Bruxelles è su Charleroi, che non è propriamente vicino al centro, e la riunione è stata organizzata in un albergo vicinissimo all'aeroporto più "centrale" di Bruxelles, Zaventem. E poi anche perché c'ho un altro progettino che poi vi dirò. Ad ogni modo partiamo nel primo pomeriggio, e lasciamo la mia auto nel solito parcheggio che uso a Fiumicino quando viaggio per diletto, il volo è verso l'ora di cena e a Roma sta piovendo di brutto, così come stava piovendo al paesello quando siamo partiti. Solita, e spiace dirlo, disorganizzazione romana, e siamo dentro l'aereo un po' bagnati. Pazienza. Si dormicchia per tutto il volo, e si arriva che è buio. Faccio notare al capo che il Belgio, di notte, dall'alto, è spettacolare: tutto illuminato (vi ho già detto che hanno i lampioni anche lungo le autostrade, no?). Si atterra, ci si avvia verso l'uscita, e prima di prendere un taxi ci mangiamo qualcosa. Poi taxi, hotel, che è il Courtyard by Marriott, e che insomma c'ho sempre un po' di riverenza che viene, come uso dire da "quando ero povero", ma per fortuna mi ci dovrò abituare. Troviamo colleghi italiani e stranieri, e tra di loro, uno di quelli che mi sta più simpatico, un catalano di cui forse vi ho già tessuto le lodi, e con il quale è impossibile scampare il famoso "bicchiere della staffa". E così sia.
Giovedì 24 settembre
I lavori cominciano alle 10 quindi c'è tutto il tempo per svegliarsi con calma, fare colazione e due chiacchiere con gli altri, che cominciano ad arrivare o sono arrivati e non abbiamo visto. Quando entriamo nella sala che è stata a noi destinata (il primo piano dell'hotel è interamente dedicato a sale riunioni, ed ha un piano aperto dove sono posizionate macchine del caffé e, via via, spuntini ed altre cosette interessanti), la prima sorpresa: un collega belga del marketing, al quale ho, diciamo così, tolto le castagne dal fuoco alcune volte, semplicemente trovando la maniera di confezionare e spedire degli ordini dell'ultimo momento, mi ha portato un regalo: una Leffe Royale, scherzando ogni volta che mi contattava dicevamo che mi doveva una birra, e lui, di parola, me l'ha portata. 
Le "cosette interessanti"

La posiziono davanti al mio posto al tavolo, e tutti si domandano che cosa ci faccio. Poi arriva la mia capa tedesca, e lei mi ha portato una scatola di cioccolatini. Lei è timida, non me lo dice, ma io lo so perché. E si comincia con le presentazioni, e l'agenda. C'è da ascoltare, la situazione, le cose fatte, quelle da fare, le previsioni, le aspirazioni. Pranzo, a buffet, sempre al ristorante dell'hotel, e nel pomeriggio un po' di lavoro a gruppi (quelli bravi lo chiamano workshop, ma lo sapete ormai quasi tutti) sulle cose che vorremmo che non ci "ostacolassero" nel nostro lavoro. Si finisce verso le 17, e il supercapo ci ha preannunciato una sorpresa. Intanto, io mi bevo 'sta birra regalo, che mi sembra il momento giusto. Pare che ci voglia una tenuta molto casual, quindi vado a mettermi i mimetici e le scarpe da ginnastica, che mi son portato dietro per quel progettino che poi vi dirò. Alla fine è una lezione di yoga, e apro le danze dicendo che mi tolgo anche i calzini perché i piedi sono la parte del corpo più bella che ho. Meno male che faccio ginnastica posturale, che non è la stessa cosa ma almeno mi ha restituito un minimo di elasticità, altrimenti sarei morto, ma insomma, la cosa è simpatica, ilare, e si fa l'ora di cena. Anche se, a bocce ferme, era meglio se quella birra non me la bevevo. 
La cena è buona, non ho letto il menù ma la collega francese accanto a me mi segnala che la carne è di anatra, credo di non averne mai mangiato. Scopro di condividere il compleanno con due colleghi (uno è il supercapo, che è nato lo stesso giorno dello stesso anno), e poi si fanno chiacchiere random, prima di coricarsi.
Venerdì 25 settembre
Inizio dei lavori alle 8,30, altri ospiti di altri servizi che ci raccontano cose piuttosto interessanti sul nostro possibile futuro, i concorrenti, le possibilità di sviluppo o meno. Un altro workshop, alla fine mi fanno pure esporre. Provo a fare il disinvolto. Pranzo, e verso le 15 i lavori son chiusi. Saluti vari, facce sorridenti e perfino la foto di gruppo, fuori è una bella giornata. Rimaniamo fino verso le 17, si parla più sciolti con un paio dei nostri capi di Bruxelles sulla nostra mancanza di personale, come una cosa da risolvere. Ci daranno una mano, almeno ci proveranno. 
Cosa mi porto via da questi due giorni. Ho conosciuto alcune persone che conoscevo solo via email o per telefono, e con alcune di loro ho scoperto di condividere una certa visione del lavoro. Ho ritrovato altre, con le quali già sentivo di avere un ottimo rapporto. Ne ho conosciute addirittura alcune che mi conoscevano già di fama. Ho avuto addirittura una proposta di cambiamento, tra le righe, segno che il mio lavoro è apprezzato davvero. Dividiamo il taxi per l'aeroporto, io e il mio capo, con il catalano simpatico, e addirittura, visto che abbiamo tempo, ci beviamo una birra chiacchierando di lavoro e no. Una persona davvero piacevole. Ci salutiamo. E poi, dopo un'altra mezz'ora abbondante, ci salutiamo anche io e il mio capo: lui torna in Italia, io parto per un'altra destinazione. Il mio progettino. Di cui vi dirò.
Rimango in attesa del gate, e mangio qualcosa ad uno Starbucks. Dietro al banco, un ragazzo che di nome fa Giovanni, e tre ragazze nere come la pece che sono ovviamente belghe. Tutte e tre belle a modo loro. Mi viene una riflessione, un po' maschilista e un po' politicamente scorretta: quanta figa ci siamo persi, noi italiani, ad essere razzisti adesso (da un po' di tempo eh), e, nel passato, colonialisti falliti? Vi saluto col cliffhanger del progettino, con questa popo' di filosofia, e con la foto della pubblicità della società per cui lavoro, dentro l'aeroporto di Zaventem.

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