No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20160405

Il ponte delle spie

Bridge of Spies - di Steven Spielberg (2015)
Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)

Brooklyn, New York, 1957. Rudolf Abel, di origini russe, viene arrestato dall'FBI con l'accusa di essere una spia russa. Naturalmente, gli viene offerta l'immunità, se accetta di rivelare i dettagli della rete di spionaggio russo, ma lui rifiuta. Costretto a processarlo, il governo statunitense è preoccupato che sembri equo, in modo che il fatto non possa essere usato dai russi come propaganda. Viene quindi scelto, quale avvocato difensore, James B. Donovan, stimatissimo avvocato penalista, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale impegnato nel Processo di Norimberga contro i criminali nazisti, e a quel tempo partner dell'ufficio legale Watters and Donovan, dove si occupava di negoziazioni assicurative. Donovan prende il lavoro perfino troppo seriamente, fino ad attirarsi l'odio di molti statunitensi; il processo conduce comunque alla condanna di Abel, riconosciuto colpevole di tutte le accuse. Ma non è una condanna a morte, ma "solo" a 30 anni di carcere: è probabile che il giudice Byers sia stato influenzato da Donovan, che sosteneva che non giustiziare Abel sarebbe potuto servire come "assicurazione", in caso di tensioni con l'Unione Sovietica. Donovan, dopo qualche tempo, andando contro tutti (il Governo, l'opinione pubblica, la sua famiglia, il suo studio legale), porta il caso davanti alla Corte Suprema, ma l'appello è negato. Eppure, dopo qualche tempo, un fatto di rilevanza internazionale...

Beh, che dire, che Spielberg è una garanzia? Rischio di passare per conservatore, reazionario perfino, se dico ciò? Non credo proprio. Bridge of Spies, tratto da una storia vera e molto famosa ai tempi della Guerra Fredda, è un bel film, che ci riporta ad anni scuri, ma che "spolvera" un po' di sano garantismo che non dovrebbe mai passare di moda, e al tempo stesso lancia una neppur troppo velata accusa alla volatilità dell'opinione pubblica e dei media che la cavalcano (o viceversa, è una spirale grottesca, a ben pensarci).
Cast equilibrato, dove naturalmente i grandi la fanno da padrone anche con interpretazioni dentro le righe: Tom Hanks (Donovan), Mark Rylance (Abel), premiato con l'Oscar come non protagonista, Sebastian Koch (Vogel). Umano, fin troppo umano, Spielberg, grazie di esistere.

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