No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140413

Emirati Arabi Uniti - Aprile 2014 (3)

Se avete voglia e guardate la strada, vederete che sono oltre 100 chilometri di deserto e montagne; non è difficile costruire autostrade qui, ma sappiate che due corsie a carreggiata sono solo per gli svincoli. Chiko mi spiega un po' di cose, io sono stanco ma cerco di fare del mio meglio per essere quantomeno di compagnia. La giornata è, manco a dirlo, bella, ma il tempo, mi dice, non è proprio per la quale: ultimamente sta piovendo. Cammelli, anzi, dromedari, costeggiano l'autostrada, e ogni tanto se ne trovano in strada così come da noi i gatti. L'autostrada vira verso l'Oceano Indiano e taglia le montagne maestose in maniera altrettanto maestosa. Sabbia e rocce. Anche questo è uno di quei luoghi dove mi piace essere. Il niente, a volte, è il tutto. Un'oretta e siamo vicini. Accetto l'offerta di Chiko: mi lascia al suo appartamento per dormire qualche ora mentre lui va sul cantiere, poi ci ritroviamo per pranzo. Si, avete capito: qui si lavora, ma ti trattano alla grande. L'amico, lavorando a oltre 100 km da "casa" (e forse scritto tra virgolette non è corretto nei suoi confronti), ha un appartamento vicino al cantiere, per quando non ce la fa o non ha voglia di tornare a casa la sera. Originariamente era diviso con un collega, che però non ci mette piede da anni. In alto, in un palazzo con molti piani, dal terrazzo si vede l'aeroporto di Fujairah e l'Oman, esattamente sulla collina sovrastante. Mi faccio una doccia, stendo le lenzuola pulite, dormo della grossa per tre ore. Verso le 12 abbondanti andiamo a pranzo, vista mare (Golfo dell'Oman/Oceano Indiano), e poi Chiko mi porta nella zona industriale, sul cantiere. Conosco qualcuno dei suoi collaboratori, ci beviamo due caffè, mi spiega un po' di cose, risponde a domande di lavoro, e poi ce ne andiamo. Gli EAU hanno deciso che, siccome l'Iran non è poi così affidabile, hanno bisogno di organizzarsi per portare il petrolio e altre cosette interessanti direttamente "oltre" lo stretto di Hormuz rispetto a Dubai e Abu Dhabi, quindi stanno costellando di raffinerie e depositi vari la parte industriale di Fujairah: è qui che sta lavorando molto la ditta per cui lavora il mio amico. Si riparte, direzione Dibba (Dibba Al-Fujairah), quindi costeggiamo il mare (ma anche un'enclave omanita: guardate la cartina. Chiko mi mostra una stazione di servizio su una strada secondaria, che si vede bene dalla strada sulla quale stiamo viaggiando, e mi dice che lì la benzina costa meno perché è in Oman): Murbah, Khor Fakkan, Al Badiyah, Sharm, Dadna, Dibba. Ci fermiamo, c'è da comprare la legna per il barbecue di stasera. Torniamo indietro per la stessa strada, e ci fermiamo ad Al Badiyah, perché lì, oltre ad un fortino, c'è la più vecchia moschea degli EAU (15esimo secolo).
Si torna verso Dubai, e mentre (adesso son riposato) ci aggiorniamo reciprocamente (su quello che succede lì e su quello che succede al paesello), il sole cala, la foschia si fa vedere (ebbene si), e l'autostrada diventa più che suggestiva.
Prima di giungere a casa (in questi due anni gli amici hanno cambiato, sono in un altro compound, ma praticamente molto molto simile a quello di prima) mi arriva un sms da Lufthansa: il volo di ritorno Monaco-Pisa è stato annullato. Minchia non si può stare in pace neppure a Dubai. Si arriva a casa e saluto Ale e le bimbe (la moglie e le due figlie di Chiko), e mi metto al pc per vedere come si può rimediare. Sembra che mi abbiano spostato tutti e due i voli al 10 aprile, e questo non va bene, anche se vorrebbe dire rimanere lì, più comodo che in hotel, per ben 9 giorni. L'indomani proviamo ad andare all'aeroporto, ufficio Lufthansa. Cominciano ad arrivare gli ospiti: sono il "gruppo" di amici dei miei amici, italiani, anzi, toscani, anche loro di stanza a Dubai. Una coppia di Volterra, con due figlie, e un'altra di Grosseto, un figlio e una figlia. Tutti simpatici. Si mangia, si beve, si familiarizza. E la cosa straordinaria è sentire i bambini che parlano con noi in italiano, e tra di loro in inglese. Ma in inglese non come noi eh.
Questa fa cagare, ma immaginatevi i dromedari.

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