No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20160317

Tre

III - Spidergawd (2016)

Vi confesserò che mi stupisce il fatto che, arrivati al terzo disco, ai norvegesi Spidergawd non sia ancora stata dedicata una pagina di Wikipedia. Ce ne faremo una ragione. Detto ciò, il 22 gennaio 2016 è uscito appunto il nuovo, terzo disco, che si intitola III. Come il secondo, del quale vi parlai meno di un anno fa (da notare che tutti e tre i loro dischi sono stati pubblicati in gennaio, con una regolarità impressionante: 2014, 2015, 2016), è una vera e propria bomba. Meno free jazz e più stoner rock, e, lasciatemelo dire, in molti passaggi, più di una somiglianza: è come sentire i Kyuss e i Queens of the Stone Age, con un cantante hard rock anni '70, con in più un sassofonista pazzo e un batterista della madonna. I due pezzi iniziali sono due figate pazzesche: una potenza micidiale, un tiro incredibile, delle aperture sensazionali, passaggi di batteria fantastici, assoli bellissimi, linee vocali massicce e che si incastrano alla perfezione. I loro titoli sono No Man's Land e El Corazon del Sol (ma sono entrambe, come il resto dei pezzi, cantati in inglese). Non fraintendetemi: i pezzi che seguono non sono assolutamente da meno, probabilmente meno immediati, ma tesissimi e da suonare molto forte. Dico, se non vi piace un pezzo come Picture Perfect Package vuol dire che vi meritate un talent show qualsiasi. Con quella sorta di suite finale, Lighthouse, divisa in tre "movimenti", si fa un passo indietro nel tempo, al blues elettrificato che piaceva sia ai Led Zep che ai Deep Purple di Coverdale, per non addentrarsi in meandri ancora più dimenticati. Hard 'n' Blues all'ennesima potenza, per una band che potrebbe sembrare un side project, un semplice divertissement per i componenti. Li ricordiamo ancora una volta: alla batteria Kenneth Kapstad (Motorpsycho), al basso Bent Saether (Motorpsycho), alla voce e alla chitarra Per Borten (New Violators), nipote dell'omonimo ex Primo Ministro norvegese, al sax Rolf Martin Snustad (Hopalong Knut). Invece, secondo me i norvegesi fanno parecchio sul serio, e danno vita ad uno degli album più intensi che mi sia capitato di sentire ultimamente.



I will confess that I am surprised that, arrived to the third album, to the Norwegians Spidergawd has not yet been dedicated a page on Wikipedia. We'll live with that. Going ahead, on January the 22th, 2016, it was released the new, third album, which is titled III. As the second, which I spoke about less than a year ago (note that all three of their albums were published in January, with an impressive regularity: 2014, 2015, 2016), it is a real bomb. Less free jazz and more stoner rock, and, let me tell you, in many passages, more than one similarity: it is like hearing Kyuss and Queens of the Stone Age, with an hard rock singer from the 70s, plus a crazy saxophonist and an amazing drummer. The two initial tracks are two damn beauty: a deadly power, unbelievable vibe, the sensational openings, fantastic drums steps, beautiful solos, massive vocal lines that fit perfectly. Their titles are "No Man's Land" and "El Corazon del Sol" (but are both, like the rest of the tracks, sung in English). Don't get me wrong: the tracks that follow are by no means least, probably less immediate, but tense and to play very loud. I say, if you do not like a track as "Picture Perfect Package", it means that you deserve a talent show. With that sort of final suite, "Lighthouse", divided into three "movements", they (and the listener) make a step back in time, to the electrified blues that appealed both to Led Zep and the Deep Purple with Coverdale, not to delve into even more forgotten meanders. Hard 'n' Blues nth degree, for a band that might seem like a side project, a simple divertissement for the components. We are going to remember them again: on drums Kenneth Kapstad (Motorpsycho), on bass Bent Saether (Motorpsycho), on vocals and guitar Per Borten (New Violators), grandson of the omonymous former Prime Minister of Norway, saxophonist Rolf Martin Snustad (Hopalong Knut). Instead, I think the Norwegians are quite serious, and give life to one of the most intense album that I've ever heard lately.

Nessun commento: