No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20160619

Down in Kentucky

Kentucky - Black Stone Cherry (2016)

Quinto album per la band di Edmonton, Kentucky, e nonostante quello che potrebbe pensare qualche lettore di questo blog, per me è il primo ascolto. Le prime riflessioni, dando un'occhiata, come faccio sempre, alla pagina wikipedia del luogo di provenienza di questa band, è un pensiero a Justified (una serie di cui sentirò la mancanza per molto tempo ancora), e un altro a "come avranno fatto ad incontrarsi quattro musicisti decenti in un paese che fa meno di 2.000 abitanti". Dette queste emerite sciocchezze, passiamo alla musica. Il primo ascolto mi ha lasciato un po' così, con la sensazione di inutilità, e con un vago pensiero ai Puddle of Mudd. Ma, già al secondo, sono decisamente passato al lato positivo. L'album in sé non è eccezionale, ma c'è da dire che le etichette Hard rock, Southern rock, alternative metal e post-grunge, ci stanno tutte ma, scusate la ripetizione, stanno pure un po' strette a questo volenteroso quartetto statunitense. La particolarissima cover dell'iper classico War di Edwin Starr ne è la dimostrazione, così come molti altri passaggi del disco, dove archi, cori gospel, steel guitar, fanno capolino in pezzi duri come i sassi. Come dire, se onestamente, non c'è molta originalità nel songwriting, i ragazzi ce la mettono tutta per costruire qualcosa che vada al di là della musica che, seppur dura, ascolti per i primi due minuti, e poi cominci ad alzare la voce per conversarci sopra, tanto è tutta roba già sentita. Non è questo il caso.
La mia favorita è ovviamente The Rambler.



Fifth album for the band from Edmonton, Kentucky, and despite what some reader of this blog might think, for me is the first listen. Early reflections, giving a look, like I always do, at the wikipedia page of the place of provenance of this band, it is a thought to "Justified" (this series will miss me for a long time), and another to "how the hell did they met, four decent musicians in a country that has less than 2,000 inhabitants?". Beyond these emeritus nonsense, let's move to the music. The first listening has left me a bit with the feeling of worthlessness, and with a vague thought to Puddle of Mudd. But, by the second, I definitely past to the bright side. The album itself is not so great, but it must be said that the labels Hard rock, Southern rock, alternative metal and post-grunge, they are all inside the music of Black Stone Cherry, but they are also a bit narrow this willing american quartet. The very particular cover of the super classic "War", by Edwin Starr, is the proof, as well as many other passages of the album, where strings, gospel choirs, steel guitar, peep into hard pieces like stones. As if, due to the fact that honestly there is not much originality in songwriting, these guys are doing their best to build something that goes beyond the music which, although heavy, you listen for the first two minutes, and then you began to raise your voice for talking above, because is stuff already heard. Not the case.
My favourite: obviously The Rambler.

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