Il titolo, termine dialettale traducibile in la ritornata o la restituita, si riferisce alla protagonista, una tredicenne di cui non verrà mai detto il vero nome, che sul finire degli anni '70 viene improvvisamente rimandata alla famiglia d'origine dopo essere stata allevata da alcuni parenti, che ella credeva i suoi veri genitori; inizialmente lei pensa che Adalgisa, la sua madre adottiva, sia gravemente ammalata, e che l'abbia restituita ai suoi genitori biologici perché in procinto di morire. Dopo un'infanzia agiata vissuta in una grande città (identificabile con Pescara), l'Arminuta si trova ad affrontare una vita aspra in un ambiente ostile: la famiglia d'origine è molto numerosa e povera, e la bambina è costretta a condividere spazi esigui coi fratelli e due genitori che non sanno comportarsi come tali. Solo la sorellina Adriana, il fratello maggiore Vincenzo e l'ultimo nato Giuseppe si distinguono, in modi diversi, in questa famiglia difficile, e solo con loro la tredicenne riesce a stabilire timide relazioni. Particolarmente difficile è invece il rapporto con la madre, anch'essa senza nome, donna disincantata e incapace di darle l'affetto che l'Arminuta desidera. (Wikipedia)
Un romanzo potentissimo, con un linguaggio che si adatta all'occorrenza, mescola dialetto e lingua ufficiale, e riesce a descrivere un ampio ventaglio di personaggi, non soltanto la straordinaria protagonista, la cui timidezza trasuda dalle pagine del libro. Molto bello, scorrevole, intrigante.
A powerful novel, with a language that adapts to the occasion, blending dialect and official language, and successfully describing a wide range of characters, not just the extraordinary protagonist, whose shyness shines through the pages. Beautiful, flowing, and intriguing.

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