No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20061120

Argentina nov 06 - 7

quanto puo' essere lungo un giorno
Inzierei con alcune considerazioni generali che, questa volta, mi sono appuntato sul retro di un biglietto dell'autobus (immaginatevi quanti ne ho collezionati), visto che me le porto dietro da un po', e continuo a non metterle per scritto nei reportage.

La globalizzazione nel modo di vestire e' ormai compiuta. Se qualcuno di voi ha viaggiato in passato, si era reso conto che spesso si poteva riconoscere la provenienza delle persone solo dal modo di vestire. Adesso devi analizzare le facce e la lingua. I giovani sono vestiti molto simili, sia i turisti che i locali. Inutile che stia a spiegarvi come. Una cosa pero' mi ha colpito subito: qua in Argentina, vanno moltissimo le mie scarpe preferite, le converse, alte e basse. Ma ho scoperto che per la maggior parte, non sono converse bensi' John Foos. Un'imitazione ben fatta, che costa uguale (la stessa cifra delle converse, meno che in Italia).

Il bello del viaggio, ma di questo avevate gia' preso coscienza, non e' tanto nei posti che vedi, nelle meraviglie della natura, nei modi di vivere e di fare, quanto nella gente che conosci, che incroci, con la quale condividi anche solo qualche ora ma addirittura qualche minuto, scambiandoti parole e pensieri.

La Patagonia ha un valore aggiunto difficile da raccontare: il cielo e' piu' grande. Come dicevo, e' una cosa davvero difficile da spiegare, ma finche' non avete visto un alba, un tramonto, un cielo stellato in Patagonia, e non e' per tirarmela perche' io ci sono, non si capisce quanto puo' essere grande il cielo. E' immenso, senza confini, i colori nascono, muoiono ma soprattutto vivono in quei momenti di cambiamento, si disperdono, si confondono, ma ti rimangono negli occhi piu' che nell'obiettivo di una macchina fotografica.

L'ultima, la piu' pazza e pazzesca: un hostel, quando ha una buena onda, e' un ulteriore valore aggiunto al viaggio. E puo' essere una fonte di guadagno, nonche' di prolungamento di vita, un modo di lavorare divertendosi. Il pensiero di aprirne uno, magari vendendo la casa, in un luogo dove le cose costano molto meno come qui, si e' rifatto avanti in maniera forte.

Ripartiamo da dove mi ero interrotto, e cioe' dal day-off a El Calafate. E' un sabato, e quando mi sveglio definitivamente, mi faccio la doccia, mi sbarbo, mi curo un po', mi accorgo che oltre a Françoise se ne sono andate anche le altre due ragazze, per cui, visti i termosifoni a mille, lavo due paia di calzini e un paio di mutande e metto il tutto ad asciugare sul termosifone della camera. Mi avvio verso il centro, passando dalla reception dell'hostel Los Pioneros, che sono le 11,30. Saluto le ragazze alla reception, tutte sempre sorridenti per contratto, ma mi piace pensare che a me sorridano di piu' e senza fare sforzi, scambio due battute ed esco, prendo un po' di contanti al primo bancomat, entro nel primo internet point e controllo la posta, chiamo Juli e chiariamo il da farsi per i prossimi giorni, la saluto, mi avvio verso il terminal dei bus per fare il biglietto per Bariloche. Scelgo, tra le due che avevo consultato qualche giorno fa, l'agenzia dove la ragazza mi era rimasta piu' simpatica, nonostante la serieta'. Mi rendo conto solo quando, mentre sono dentro e chiudono la porta lasciando fuori altra gente, che oggi e' sabato e che fanno l'orario ridotto. La prima tratta la devo comprare ad un altro sportello, mentre per Rio Gallegos- Comodoro Rivadavia e Comodoro-Bariloche lo posso fare qui. Mi fanno scegliere il posto a sedere, e mentre la ragazza mi stampa i biglietti, l'anziano propietario non so come mi coinvolge in un discorso politico sull'attuale presidente Kirchner, parlandomene male. Momenti belli. Pago, saluto e ringrazio. Vado a fare l'altro biglietto, Calafate-Rio Gallegos. Scendo nuovamente in citta' (il terminale e' leggermente in collina), entro in un wine bar e mangio, scopro che esiste la Quilmes nera e la provo. E' molto buona. Leggo El Clarin e vedo che oggi c'e' Italia-Argentina di rugby, a Roma, anzi, c'e' gia' stata. Domando quanto e' finita, non c'e' modo di saperlo. Vado a fare la spesa nel supermercato consigliato dalla Lonely Planet, e capisco che girare nel reparto verdura e' il metodo piu' semplice per ricordarsi i nomi dei frutti e delle verdure, appunto, che spesso cambiano dal castigliano spagnolo a quello sudamericano. La spesa e' per il viaggio dell'indomani. E' interessante anche osservare come cambiano le confezioni, per esempio dei fazzoletti di carta, oppure le disposizioni negli scaffali: in Europa, a parita' di prodotti, quelli che costano meno sono in basso mentre quelli che costano di piu' e sono piu' pubblicizzati sono in alto. Qui e' il contrario. Chissa' perche'. Vado a bere una birra nel pub dove abbiamo mangiato la sera prima, hanno ESPN e ci dovrebbe essere Cagliari-Palermo. Infatti c'e'. Resisto solo il primo tempo: la partita e' bruttissima, e la malinconia per non poter vedere il Livorno il giorno dopo sale. Dai titoli sottostanti scopro che i pumas, il nomignolo della nazionale di rugby argentina, hanno vinto contro l'Italia a Roma. Mi avvio verso l'hostel, non ho piu' nulla da fare, e posso mangiare anche li' stasera, se avro' fame. Sono appena le 18, leggo il giornale sul cesso, rifaccio la doccia, preparo la borsa, mi stendo un po' sul letto, non so bene che fare. Mi sveglia Noelia, una delle ragazze della reception, che sta accompagnando un nuovo arrivato ma sbaglia stanza. Mi vesto e vado alla reception a scherzare un po' con i lavoratori. Inizia un tourbillon di arrivi e partenze, chiacchiere e risate. Conosco un ragazzo di Napoli che e' in giro da circa sei mesi, sta facendo il giro del mondo grazie ad un cambio di lavoro. Esce per cena, magari ci ribecchiamo dopo. Seba, che nel frattempo ha iniziato un turno di lavoro massacrante, tipo dalle 15 alle 3 di mattina, mi introduce ad una ragazza italiana che rientra da un'escursione: si chiama Livia, ha degli occhi bellissimi, e' di Roma e lavora a Rai3. Quando me lo dice esulto, e lei capisce perche'. Si chiacchiera un po', passa il tempo, e' stanca e vuole cenare al pub dell'hostel: mi offro per farle compagnia, accetta di buon grado. La conversazione e' interessante, e spazia a 360 gradi come sempre. Mi lascia un bel ricordo, ma niente di piu', a volte puo' essere affascinante anche cosi'. Magari ci rivediamo a Roma, chissa'. Ormai e' inutile andare a dormire, sono le 22,30. Rientrano dal supertrekking Giorgio e Gabriella, e' una festa. Proprio oggi, per scaramanzia, avevo scritto loro una mail con la speranza di rivederli prima di partire, e cosi' e' stato. Mi raccontano un po', si ride, dico che potrei anche andare a trovarli a Cuneo in dicembre, per uno sbaglio non c'e' posto in questo hostel, e cosi' vanno al "gemello", all'hostel del Glaciar. Ci salutiamo con la promessa di rivedersi in Italia. Accompagno qualche nuovo arrivo in camera, e porto anche qualche zaino, tanto ormai sono di casa. Gli arrivi scemano, i discorsi si fanno piu' intimi, si parla di uomini e donne, di rapporti di coppia. Faccio leggere a una di loro il blog, le due poesie in castigliano. Si complimenta. Mi raccontano dei loro uomini. Con Seba invece ci scambiamo prese in giro. Dico a Noemi del mio progetto di aprire un hostel in Argentina, si offrono come lavoranti. Noelia mi dice che conosce una coppia che l'ha fatto, mi mettera' in contatto con loro via mail per farmi capire cosa si deve fare esattamente. Non si sa mai. Rientra Ronny e sua madre, ci salutiamo. Seba mi dice che ci sono anche due ragazze inglesi che vanno al terminal per le 3, le contatto e dico loro che possiamo share the taxi. Ok. Rientra il ragazzo napoletano, si ferma e parliamo un po', mi racconta il suo viaggio, scambiamo opinioni, conveniamo che qualunque metropoli, per quanto pericolosa, al massimo sara' come Napoli. Un'altra buona persona. Se ne va a dormire. Suerte amigo. Le ragazze se ne vanno una ad una, ci salutiamo teneramente. Rimane Seba, e parliamo dei suoi progetti. Una specie di musical techno per turisti. Una mente fervida. Ci fumiamo qualche sigaretta al vento gelido di El Calafate, mentre le 2,15 si avvicinano. Rientro in camera, non mi ero reso conto che c'erano 3 persone nuove arrivate, sono 3 spagnoli, gli spiego le due opzioni per andare in bus a Bariloche, con i prezzi. Saluto e lascio la camera.
Sono le 2,10, Seba chiama il taxi. Arriva, aiuto le ragazze a caricare i loro grandi zaini. Vanno ad Usuhaia. Sono in giro da due mesi e rimarrano in giro fino a Natale. Saluto Seba e lo ringrazio per tutto. In giro, cani sciolti e macchine smarmittate. Vento tagliente.

Il terminal e' quasi gremito di turisti, ma sul bus per Rio Gallegos c'e' anche un ubriaco locale. Si sente l'alcol da qualche metro, e manco a farlo apposta e' seduto davanti a me. Sono stanco, accendo l'mp3, ascolto Joan As Police Woman e ripenso a tutto quanto. Questo disco e' bellissimo, come la gente che c'e' in giro, almeno la maggior parte. Si arriva a Rio Gallegos verso le 7 abbondanti, mi siedo, faccio colazione con pane da sandwich e fette di formaggio, qualche biscotto e una mela, un sunto della spesa del giorno prima. Vista l'attesa, mi fumo una sigaretta fuori dal terminal, una cosa che non farei mai (fumare la mattina) in condizioni "normali". C'e' un bel sole, ma anche un vento fortissimo, rientro e aspetto. Quando apre lo sportello della compagnia con la quale viaggio, mi metto in coda. Davanti a me c'e' un inglese che stenta con il castigliano, lo aiuto nella comprensione anche perche' non riesce a farsi capire bene dalla ragazza dello sportello. Mi ringrazia e si scusa se ci ha messo tanto, non fa niente, dobbiamo aspettare le 10, prendera' lo stesso bus. Aspetto ancora. Arrivano le 10, i quattro posti anteriori/superiori, per capirci quelli con la vista panoramica, sono di una coppia di spagnoli e di una israeliana che stanno viaggiando, come me, da El Calafate. Sono accanto all'israeliana (che non e' come Ronny), ma sono stanchissimo e stento a dialogare. Magari piu' tardi. Vado con l'mp3, ascolto due volte La canzone che scrivo per te e stavolta, per la prima volta da un po' di tempo, riesco a non piangere. Poi viene Serrande alzate e penso a mio nipote. La sera prima ho cercato la foto sul blog e l'ho fatta vedere a Noelia. Il suo commento e' stato: pero es re lindo, che e' un bel complimento.
Strada dritta, Patagonia, vegetazione bassa, vento forte, cielo immenso. Ogni tanto piove. Mentre ci avviciniamo a destinazione, dopo aver mangiato ancora un po', dormicchiato, ascoltato musica, visto un film divertente (2 single a nozze, con Owen Wilson e Vince Vaughn, quest'ultimo, nella versione originale, davvero travolgente), mi rifaccio del semi-mutismo anteriore: spolvero il mio rugginoso inglese, che sorprendentemente mi sorregge alla grande, e passo l'ultima ore di viaggio parlando con la mia vicina di sillón israeliana. Come sempre, e non per merito mio, ne escono cose piuttosto interessanti. La coppia di spagnoli prosegue sul bus coche cama, l'israeliana no. Scambiamo due chiacchiere e gli dico che oggi stiamo provando quanto puo' essere lungo un giorno. Arriviamo con ritardo, ma fortunatamente in tempo per le 21,30, orario di partenza della coincidenza. Domando agli autisti se c'e' la possibilita' di avere la cena vegetariana, spiego che l'avevo chiesto allo sportello a Rio Gallegos e che mi era stato detto che avrei potuto farlo li', a Comodoro, direttamente con il personale del bus. Mi fanno capire che faranno il possibile, na che e' tardi, almeno si dimostrano disponibili. Non mi arrabbio, mi e' rimasto qualcosa da mangiare, e di certo non moriro' di fame. Finalmente ho segnale col cellulare, ho un sms di mia sorella e uno dell'amico Emiliano che mi comunica la vittoria per 3 a 0 del nostro Livorno sul Parma. Mi passa il mal di testa che mi era preso, forse per i pasti un po' cosi', forse per l'intreccio di lingue. I posti, almeno il mio e quello della coppia spagnola, sono i soliti, e in effetti e' quasi come stare in un letto. Si parte, mi tolgo le scarpe (non lo faccio quasi mai, al massimo sciolgo le stringhe), ascolto la musica che diffondono nel bus, passa la versione di Sere nere di Tiziano Ferro in castigliano, e scoppio a ridere di gusto. Portano la cena, qualcosa mangio, di certo non la cotoletta e l'insalata di tonno, poi, mentre passano un film che scimmiotta i pulp e L'inglese, mi metto a dormire. Il sonno non e' ristoratore, ma e' meglio di un cazzotto nei denti. Mi sveglio definitivamente verso le 6,30, la strada e' di montagna ed il sole e' gia' alto. Ci portano la colazione, bevo avidamente il caffe', ne ho un bisogno micidiale. Mi rilasso, sonnecchio, arriviamo. Sono le 10,30 abbondanti. Saluto gli spagnoli, l'inglese, cerco un punto di telefonia, chiamo Gaston, mi dice di andare all'Hotel Plaza e di chiedere a Marcelo, che e' gia' d'accordo con lui, mi mette nella stanza con Mario (vi ricordate gli autisti del bus da Rosario a Puerto Madryn?). Arrivo con un taxi, chiacchiero un po' col taxista, mi invita ad andare a vivere in Argentina perche' c'e' meno stress. Marcelo e gli altri dell'hotel mi accolgono allegramente, salgo in camera e mi rendo contro che Mario e' stato svegliato per farmi entrare, lo saluto e mi scuso. Ho bisogno di un bagno, e vista la qualita' medio-bassa dell'hotel, mi immagino che non sia in camera. Lo cerco per due piani, mentre Mario si e' rimesso a dormire, scendo fino nella hall, e Marcelo si rende conto che non ho capito un cazzo: il bagno e' in camera. Rido insieme a lui e risalgo. Mi metto a dormire, Mario esce e va a pulire il bus. Scambio qualche sms con Daniela che e' in Malawi, e il mondo mi sembra piccolo piccolo. Scendo verso le 14,30 perche' Gaston mi aveva detto che sarebbe rientrato a quell'ora. Marcelo mi dice che e' in camera, salgo a salutarlo. Ci abbracciamo, mi dice che parlo sempre meglio il castigliano e che sono dimagrito. Gli dico che sono dimagrito a casa, che vado a camminare un'ora al giorno, nel caso che fosse venuta qualche giorno anche Juli in giro con me, e che come al solito mi avrebbe spezzato le gambe a forza di camminare. Ride. Ha da fare, io ho fame, mi dice di farmi un giro e che ci ritroviamo per cenare tutti insieme, c'e' anche la sua ragazza, che ho gia' conosciuto in gennaio.
Mangio in un locale pienissimo, e aiuto una coppia di italiani seduti dietro a me, che non capiscono bene il menu'. Passeggio per Bariloche e mi accorgo che forse era meglio se mi portavo la giacca a vento. Entro in un punto internet e spero che non ci sia vento come in quello di Usuhaia. Fortunatamente non c'e'.
E' stato un giorno troppo lungo, ma non da dimenticare.

10 commenti:

calimero ha detto...

magnific
anche senza
fic

Anonimo ha detto...

Se apri un hostel e scrivi un ( o +) libro diventi il mio idolo..
ciaooo..

Anonimo ha detto...

ah..Filippo

Anonimo ha detto...

più che altro
'uanto pò esse' lungo un post
e se' poìno logorroico ;)))
un abbraccio forte ale..

p.s. bakayoko pallone d'oro
p.s.2 è l'anno di giallombardo

garaz ha detto...

ieri sera ho visto "le mele di adamo",
grazie ale!!

Anonimo ha detto...

Garage che cazzo centra...come al solito fuori luogo!!! ^_^

P.zza XX ha detto...

ho finito di lègge ir poste c'avevo 'r fiatone....

Anonimo ha detto...

se vedeva le mele della bellucci si divertiva di più....

JUMBY...MI PORTI UN'ARMADILLO?

jumbolo ha detto...

boia me n'e' scappato uno ora di sotto le mane guarda....

garaz ha detto...

mejo le pere dell'arcuri :)