No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150826

10 ráð til að hætta að drepa fólk og byrja að vaska upp

Toxic; come smettere di ammazzare la gente e imparare a lavare i piatti - di Hallgrimur Helgason (2008)

Toxic è un killer professionista. E' croato, nato nell'interno e cresciuto a Spalato, si chiamerebbe Tomislav Boksic, e negli USA è diventato Toxic. Ha militato nelle forze armate croate, durante la guerra contro la Serbia, ne ha viste di ogni, ed ha, come dire, esportato la sua dimestichezza con l'assassinio oltre oceano. Ma l'ultimo assassinio gli complica particolarmente la vita: la vittima era un pezzo grosso dell'FBI, e l'organizzazione non è di quelle che lascia correre. Toxic quindi è deciso a lasciare gli USA, almeno per un po', e tornare nell'amata Croazia; l'aeroporto però è piantonato a dovere, quindi il nostro si rifugia nei bagni dove individua un prete che ha vagamente le sue fattezze, lo strangola e si impossessa del suo passaporto. E del suo biglietto aereo per Reykjavik.


Vicino al Midtown Tunnel ho finalmente torvato un taxi, ma al conducente non faceva tanto piacere prendermi su perché avevo tutti i vestiti fradici, così ho estratto la pistola e tutti i miei indumenti si sono asciugati all'istante.

Avevo sentito parlare con una discreta enfasi di questo scrittore islandese, ma fino ad ora ero riuscito solamente a vedere il film tratto dal suo romanzo forse più celebre, 101 Reykjavik. Helgason, un tipetto pelato con gli occhiali, come me, a differenza mia è del '59, ed è scrittore, drammaturgo, pittore, autore radiofonico, televisivo e cinematografico. Casualmente ho ordinato questo Toxic, e ancor più casualmente mi sono dedicato alla sua lettura, che è stata quasi tutta d'un fiato e, soprattutto, molto divertente.

Non voglio passare i prossimi anni a mangiare polpette da trenta centesimi con purè di patate e ascoltare Snoop Dogg che snocciola le sue litanie nella cella accanto. Sono un fan dei Creed, tra l'altro, e che cazzo. Preferisco starmene qui tranquillo nella terra dei dieci gradi, senza pistola, senza un nome e senza uno scopo.

Una delle cose più divertenti è il fatto che Helgason si diverte a prendere in giro l'Islanda, il suo paese, attraverso il suo protagonista: storpia i nomi, prende in giro le usanze ed estremizza gli usi e costumi. Il personaggio di Toxic è uno di quei cattivi che non si riesce a non amare all'istante.

Bassi fabbricati a sinistra, alti condomini a destra. Mi ricordano la settimana che ho passato a Minsk. Io e Niko ad aspettare in una stanza d'albergo puzzolente per cinque interi giorni prima che arrivasse la mia merdosa valigia. A guardare tutti gli incontri del cazzo del campionato mondiale di pallamano femminile. Le norvegesi erano delle gran fighe, però.

Il risultato è quindi un libro pronto per essere trasformato in un film splatter e divertente al tempo stesso, con un protagonista micidiale e qualche personaggio interessante di contorno. Una lettura veloce per un autore che ci sa decisamente fare con le parole, ed ha uno stile moderno e, appunto, molto cinematografico (e musicale).

Abbasso il volume del mio pazzesco rock cardiaco prima di lanciarmi della parete all'altro davanzale, lungo il quale poi avanzo come un gatto silenzioso, con gli occhi puntati sulla porta aperta per tutto il tempo. Nessuno mi vede, e dopo un'altra arrampicata felina sono nella mia cella. Lo speed metal fa posto a una power ballad. Manca poco che mi metto a cantare With Arms Wide Open... Il mio pezzo preferito dei Creed.

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