No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140513

A 10-Month Family Trip Around the World

Da Internazionale nr. 1048, originariamente su The New York Times del 9 aprile 2014. L'autore è Seth Kugel, e la sua rubrica si chiama Frugal Traveler.
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Dieci mesi tra Asia, Europa e Africa senza spendere più di 150 dollari al giorno in quattro.

Il piacevole esperimento della famiglia Maurer

Una vita in vacanza

"La storia dei Khmer rossi si impara molto meglio in Cambogia che in classe”, dice Miles Maurer, un ragazzo di quindici anni che invece di frequentare il liceo a Flagstaf, in Arizona, sta facendo il giro del mondo. Difficile dargli torto. In Thailandia sua sorella Lily, dodici anni, ha imparato una lezione più personale. “Per colpa di quegli uomini anziani sposati con ragazzine tailandesi, siccome sono stata adottata in Corea, non potevo andare in giro da sola con mio padre, ci avrebbero guardato male”, racconta. Di tutte le strane creature in cui mi sono imbattuto in Sudafrica a febbraio, durante tre giorni passati al Kruger National Park (sciacalli, facoceri, babbuini, zibetti, serpenti, ragni), i più strani di tutti sono i Maurer, i miei vicini di tenda al Lower Siable Rest Camp. Hanno organizzato un giro del mondo in dieci mesi, ma non hanno nessuna troupe televisiva al seguito né un sito per raccogliere fondi né aspirazioni di notorietà “virale”. Stanno semplicemente viaggiando. Il loro budget giornaliero è di 150 dollari: decisamente modesto per una famiglia di quattro persone. Il viaggio li ha portati nel sudest asiatico, poi in Nepal e dopo in Europa. Adesso, negli ultimi quattro mesi del viaggio, girano l’Africa meridionale con un’auto 4x4 a noleggio che ha una tenda montata sul tetto. Stabiliscono il loro itinerario sulla base dei consigli degli abitanti del posto e dei viaggiatori che incontrano. “Il mondo sta cambiando”, mi dice Jeff Maurer, il padre, durante un’intervista via Skype (hanno trovato una connessione internet stabile in un albergo di Swakopmund, in Namibia). “Praticamente non c’è un posto che non sia stato già scoperto. E siccome sta diventando tutto troppo uguale, abbiamo pensato che dovevamo assolutamente andare a vedere il mondo e le tradizioni che sono rimaste perché tra cinque anni Miles e Lily potrebbero non trovarle più”, mi spiega. “In molti mi chiedono: ‘Non puoi prenderti dieci mesi di ferie e fare queste cose, sei un irresponsabile a non mandare i tuoi figli a scuola’”. Un’altra coppia di genitori, Charlotte ed Eric Kaufman, ha ricevuto critiche molto più severe per aver portato i figli piccoli per un mese in un viaggio per mare che si è concluso con una complicata operazione di salvataggio.
Accoglienza senza riserve
Miles ha rinunciato al primo anno delle superiori e al suo primo campionato scolastico di hockey. Lily, invece, ha rinunciato alla seconda media, alla squadra di ginnastica e a stare sempre su Snapchat. In realtà i due ragazzi non perderanno l’anno scolastico perché Kari Tuomisto Maurer, la moglie di Jeff, è un’ex insegnante e gli farà lezione a casa, se possiamo considerare “casa” le case del tè del circuito dell’Annapurna in Nepal, un appartamento in affitto a Lisbona e una tenda nel cortile di un liceo dello Zimbabwe. Jeff e Kari hanno lasciato la loro piccola azienda in mani fidate e hanno affittato la loro casa per coprire le spese del mutuo. Per il costo dei biglietti aerei, piuttosto consistente – circa ventimila dollari per tutta la famiglia – hanno usato i risparmi messi da parte per anni affittando una stanza di casa loro su Airbnb. Acquistare dei pacchetti di biglietti per il giro del mondo sarebbe stato molto più conveniente ma li avrebbe limitati troppo nelle scelte. Le spese sono più basse che a casa. “Spendiamo meno per mangiare, meno per la benzina e per l’auto”, dice Kari. “Abbiamo disdetto l’assicurazione dell’auto e tutte le attività dei ragazzi sono uscite dalla nota spese”. Risparmiano anche sull’assicurazione sanitaria: la loro polizza di viaggio costa molto meno del piano sanitario di cui usufruiscono negli Stati Uniti. E i regali di Natale? Ogni componente della famiglia ha speso esattamente un euro per regalo. Questo sì che vuol dire essere frugali. Visto il budget giornaliero così basso devono spesso adattarsi. In Asia 150 dollari bastavano e avanzavano per alberghi e molto altro (le case da tè costano pochi dollari a notte). In Portogallo, invece, l’affitto della casa ha richiesto quasi tutto il budget. “Abbiamo calcolato che ogni giorno avevamo 40 euro da spendere. Dovevamo farceli bastare”, dice Kari. In pratica, niente ristoranti e al massimo un’attività a pagamento al giorno. I ragazzi fanno buon viso a cattivo gioco o almeno così dicono. A Lily piacerebbe comprare più souvenir e fa notare che il suo guardaroba risente dei pochi soldi a disposizione. “È un po’ diverso portare gli stessi vestiti per una settimana”, dice. “Ma in auto lo spazio è poco quindi comprerò dei vestiti più belli quando torneremo a casa”. Miles, più concentrato sugli sport estremi, è altrettanto comprensivo: “Preferisco vedere un posto in più che pagare cento dollari per fare bungee jumping”. I Maurer passano molto tempo tra loro, ma a quanto pare resistono. “Ci sono stati pochissimi musi lunghi”, assicura Jeff, anche se non c’è modo di verificarlo. In compenso ci sono molti canti e balli, come ho potuto constatare dalla traballante connessione via Skype. Lily canta una canzone tradizionale che ascoltavano sempre in Nepal, mentre Miles l’accompagna con una danza che ha imparato da un giovane aiutante durante un’escursione sull’Himalaya. Non sono le uniche cose che si sono portati dal Nepal. Usano ancora il soprannome che gli abitanti del posto hanno dato a Lily perché non riuscivano a pronunciare il suo nome: Lollie. Jeff e Kari si stanno adattando benissimo. Jeff dice che gli manca la cucina messicana, mentre Kari vorrebbe un po’ più di tempo per sé. “Un bicchiere di vino la sera aiuterebbe”, dice lei. Durante il viaggio hanno imparato tante cose. Miles ha notato che in Africa in molti pensano ai soldi appena vedono una famiglia bianca. “Ti vedono solo come un modo facile per ottenere denaro. Pensano che gli Stati Uniti siano tutti come  Hollywood”. Inoltre Lily ha dovuto vedersela con gli africani che volevano costantemente toccarle i capelli. E i problemi che aveva in Thailandia sono continuati, anche se in modo diverso. “Accusano i miei genitori di avermi sequestrato, e cercano di portarmi via con sé dicendo che non appartengo alla mia famiglia”, racconta Lily. Spesso, infatti, Kari e Jeff hanno difficoltà a spiegare alle persone del posto che è stata adottata. “Adesso quando c’è una guida gli diciamo subito di Lily, così ci pensano loro a spiegare la situazione”, dice. Lily non è l’unica della famiglia a essere stata trattata diversamente. Mentre Jeff ha conosciuto diverse persone simpatiche (per esempio, è stato un’intera notte a parlare di paternità con un agente della sicurezza della scuola dello Zimbabwe dove si sono accampati), Kari ha avuto più difficoltà a socializzare. “Per un fatto culturale”, spiega, “è molto più difficile per una donna fare amicizia”. In Africa è riuscita in parte a ovviare al problema dando un passaggio alle insegnanti e alle donne delle tribù che facevano l’autostop. Nel complesso, però, la famiglia è stata accolta bene. “Siamo stati in zone del mondo dove per motivi storici gli Stati Uniti non sono proprio ben visti, e ci hanno accolto senza riserve, dal Laos alla Cambogia ad alcuni paesi africani”, racconta Jeff. “Onestamente credo che c’entri parecchio il fatto che viaggiamo in famiglia. Penso che ci renda più umani agli occhi delle persone”. Chiedo a Lily, che ha scritto un articolo per un giornale della sua città e ha un piccolo blog chiamato Don’t use my toothbrush (non usare il mio spazzolino da denti), se ha dei consigli per i suoi coetanei nel caso i genitori avessero in mente di partire per un viaggio del genere. “Non puoi sapere se avrai mai un’altra occasione per fare un’esperienza come questa”, dice. “Me lo dicevano tutti prima di partire, ma adesso l’ho capito meglio: a chi ha paura di staccarsi da casa dico che al ritorno ritroverà tutto quello che ha lasciato”.
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