No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140527

by all means necessary

House of Cards - di Beau Willimon - Stagione 2 (13 episodi; Netflix) - 2014

Frank Underwood è stato appena nominato Vice Presidente degli Stati Uniti d'America. Se credete che questo sia da lui considerato un punto d'arrivo, vi sbagliate di grosso.
Il fido Doug mette in guardia Frank: alcuni giornalisti stanno scavando sulla morte di Peter Russo. Frank capisce al volo: bisogna "sistemare" ogni possibile collegamento tra lui e quella morte. Bisogna in qualche modo mettere a tacere Zoe. Doug, nel frattempo, si occuperà di Rachel.
Sul lato più squisitamente politico, Frank non è che se ne stia con le mani in mano: mentre i due pretendenti più politicamente pesanti cominciano le schermaglie per succedere a Frank come capo della maggioranza, la volpe Underwood sceglie un terzo incomodo: si chiama Jaqueline "Jackie" Sharp, è una donna ex militare, eroe di guerra, giovane, piacente, e abbastanza senza scrupoli (seppure per arrivare ai livelli di Frank debba ancora mangiare tanta "minestra"). La indottrina, capisce che si può fidare, e quindi dà il via alle danze, lasciando che gli altri due candidati si sbranino tra di loro, mentre lui lavora sottotraccia per raccogliere voti a favore di Jackie.
E Claire? Cosa sta facendo la gelida Claire? La bionda deve occuparsi della sua ex pupilla Gillian Cole, che la sta citando in giudizio. Prova a risolvere la cosa alla Underwood: minacciandola, ma facendole un'offerta che non potrà rifiutare.

A proposito di chi magari avesse pensato che Underwood avrebbe considerato la vicepresidenza un punto di arrivo, ecco, vorrei ribadire che chi si è stupito nel vedere il finto suicidio di Peter Russo inscenato da Frank nel finale della prima stagione, probabilmente non aveva ben capito da quali parti stiamo qua. Del resto, basta dare un'occhiata ai vari poster promozionali della serie: mani e spille insanguinate e riferimenti a stelle e strisce ovunque.
Frank Underwood, alla conclusione ci siamo arrivati da un po', è il demonio. E' una persona assetata di potere, non di sangue: il sangue è solo un mezzo (vedi il titolo del post). Non è interessato neppure ai soldi, tanto quelli ne aveva anche prima, e magari, arrivato in cima, può pure fare qualcosa di buono per il suo Paese. L'importante è che ci sia lui al potere, lui a manovrare i fili, che sia lui il burattinaio.
House of Cards, alla seconda stagione, si conferma un monolite televisivo degno della massima attenzione. Si vola altissimi dietro le quinte della politica, macchiandola appunto di noir (o forse sarebbe il caso di dire red), con macchinazioni sofisticatissime e sempre sul filo del rasoio, con dialoghi serrati e talmente complessi da richiedere spesso un secondo ascolto.
Il cast è davvero eccezionale, nella sua interezza, naturalmente con una coppia protagonista, Kevin Spacey (Frank) e Robin Wright (Claire), inappuntabile e spesso da applausi a scena aperta. Frank Underwood è un cattivo talmente senza scrupoli che riesce difficile, allo spettatore, essergli contro: non si riesce a capire se perché stimoli la parte malvagia di noi, oppure semplicemente perché è un personaggio disegnato (e interpretato) talmente bene che si ha paura che se tifiamo contro, egli possa materializzarsi e farci lo sgambetto mentre aspettiamo la metro.
La versione cattiva di West Wing, oppure la versione senza melassa di Scandal? Di certo una grande serie. A proposito di Scandal, con la serie di Shonda Rhimes House of Cards condivide sicuramente una cosa: la figura di un POTUS assolutamente insignificante e manipolabile in varie maniere. Di certo, dalla terza stagione in poi, in House of Cards non sarà più così...

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