No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140710

Hell is an Understatement (5)

continua da martedì 8 luglio

Regole d'ingaggio

I ruandesi, invece, accusano i militari francesi di restare a guardare mentre gli anti-balaka commettono atrocità contro i musulmani. È successo che i militari ruandesi siano arrivati sulla scena di un crimine solo per scoprire che i francesi avevano osservato e di fatto consentito lo spargimento di sangue. “Gli anti-balaka stanno vicino ai francesi con machete e fucili, e noi non possiamo fare niente”, spiega Migabo. “Questo è un grosso problema. I diversi contingenti hanno diverse regole di ingaggio. La gente lo sa e se ne approfitta”. Una volta, dopo che avevano ucciso degli anti-balaka, i soldati ruandesi sono stati avvicinati da alcuni civili che volevano recuperare i corpi. Un soldato francese intanto filmava la scena da lontano. I ruandesi sono convinti che i francesi volessero sorprenderli a compiere un crimine di guerra – se avessero sparato contro uno dei civili – documentando il tutto con un video. La tensione tra le forze di pace ha raggiunto livelli tali che il comandante della missione dell’Unione africana, un generale camerunense ambizioso e determinato di nome Martin Tumenta Chomu, a volte convoca i suoi ufficiali in albergo invece che nel loro quartier generale, con i cellulari spenti, per evitare di offrire ai francesi la possibilità di presentarsi, interrompere la riunione, mettere bocca nella pianificazione o passare i loro piani agli anti-balakacon cui, a detta dei ruandesi, intrattengono rapporti cordiali. Dite ai francesi quello che avete intenzione di fare, sostengono i ruandesi, e gli anti-balaka lo sapranno nel giro di due ore. Questi tatticismi tra peacekeeper risultano esasperanti quando nelle strade la violenza e l’odio raggiungono livelli così spaventosi. Il quinto arrondissement, dove vivevano molti musulmani, è in rovina. La moschea Miskine, una delle più grandi della città, è stata rasa al suolo. I musulmani che si azzardano a uscire dal terzo arrondissement sono temerari o disperati. Uno di loro, che lavora per un’organizzazione internazionale, recentemente è tornato nel paese per ragioni di lavoro, dopo aver passato tre mesi come profugo in Camerun. Ha mandato un’auto a prendermi in un ristorante a due isolati di distanza e ci siamo incontrati nel suo ufficio. Normalmente mi avrebbe raggiunto a piedi al ristorante, ma ora lascia l’ufficio solo per raggiungere l’hotel dove vive. Se qualcuno dovesse vederlo per strada e riconoscerlo, rischierebbe di essere ucciso, picchiato o trascinato per strada come un animale. Negli spazi pubblici i cristiani vanno in giro liberamente e gli anti-balaka possono sfoggiare apertamente le loro armi, purché in giro non ci siano dei ruandesi. C’è solo un posto a Bangui dove gli antibalaka sono certi di incontrare resistenza. Nella moschea centrale del terzo arrondissement c’è un grande cortile pieno di uomini, donne e bambini sdraiati su stuoini in aria d’abbandono. Un uomo con gli occhiali si presenta come il presidente della Federazione dei genitori degli studenti musulmani, e mi spiega che tutti i presenti sono sfollati, e che tutti vogliono lasciare Bangui il prima possibile. “Gli anti-balaka sparano, cercano sempre di arrivare qui”, spiega. “Cercheranno di venire anche stanotte”. Si aggiusta gli occhiali e diventa ancora più serio. “Ma siamo coraggiosi”, conclude. “E abbiamo i machete”. L’unica cosa che cristiani e musulmani hanno in comune è un rancore così forte da essersi trasformato in desiderio di sangue. I musulmani hanno sicuramente ragione a essere terrorizzati dagli anti-balaka, soprattutto quando fanno volteggiare le loro falci, ma anche i cristiani di Bangui raccontano storie di rapina e morte. Lo scorso dicembre decine di migliaia di cristiani si sono rifugiati in una zona melmosa dell’aeroporto internazionale M’Poko di Bangui dopo essere stati cacciati dalle loro case nel terzo arrondissement. L’aeroporto di M’Poko è ancora funzionante e continua ad accogliere i voli Air France in arrivo da Parigi, ma oggi è ricoperto per metà di tende. I cristiani sfollati hanno riempito gli spazi tra gli aerei parcheggiati, fissando tettoie all’ombra delle ali e appendendo il bucato alle eliche. La tendopoli si estende fino al bordo della pista, dove i bambini vanno a giocare tra un atterraggio e l’altro. Quando piove, il campo si riempie di pozzanghere. A M’Poko i cristiani vivono meglio dei musulmani accampati nella moschea centrale: almeno possono lasciare il campo senza essere certi di morire, e nel labirinto di bancarelle che si è sviluppato tra le tende si vende di tutto, dalle medicine ai dvd. Molte persone, però, sono piene di rabbia verso i musulmani. Un uomo mi dice che all’arrivo di Séléka i suoi vicini musulmani sono impazziti e hanno cominciato a uccidere e saccheggiare indiscriminatamente. Padre Benjamin Soya, il sacerdote di una parrocchia cattolica nel terzo arrondissement, è venuto a vivere al campo per dire messa vicino alla pista. La sua chiesa, Saint-Mathias, è stata attaccata e dice di essere riuscito a fuggire solo spacciandosi per musulmano, salutando la gente per strada dicendo “Salam aleikum” e lasciando che scambiassero la sua tonaca bianca per una veste araba. I ruandesi sostengono che gli anti-balaka usano l’accampamento come base da dove sferrare i loro attacchi. Mentre parlo con i residenti del campo, colgo le occhiate sospettose di alcuni giovani dall’aria torva, con le armi bene in vista. La maggior parte di loro vuole parlare per accusare i musulmani. Alcuni insistono per farsi fotografare con i coltelli sguainati, indicando sul collo dei compagni dove avrebbero dovuto segare per tagliare rapidamente una testa umana. Quelli che rimangono in disparte a osservarci sono ancora più inquietanti. Ma i civili mi assicurano che le guardie anti-balaka sono i loro salvatori, una forza del bene. “Agli anti-balaka non piace combattere. Hanno a disposizione solo fucili da caccia e armi artigianali, mentre quelli che devono affrontare sono dei professionisti”, mi spiega un uomo, Marc Youane, alludendo alla presenza di mercenari del Ciad tra la popolazione musulmana. “Senza gli anti-balaka, i musulmani piomberebbero qui in un secondo”.   

continua domenica 13 luglio    

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