No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20141023

Solihull (Birmingham, UK) - Ottobre 2014 (3)

La giornata di domenica nasce un po' così: non avevo comprato la colazione in albergo, un po' perché abbastanza cara, un po' perché per due notti, non avremmo senz'altro sfruttato una colazione su due (domattina dovremo alzarci ben prima dell'alba). Quindi verso le 7,00, io, mia sorella, Alessio e Asia siamo in giro per il centro di Solihull a cercare un posto dove fare colazione, scansando i resti di un sabato sera inglese. Indovinate? C'è aperto solo McDonald's, pure Starbucks aprirà con comodo alle 9,00. Gli altri fanno colazione in albergo. Ci si ritrova dopo, prendiamo le auto, imposto il GPS e via, una ventina di chilometri ci separano dal sobborgo di Chelmsley Wood, laddove si trova il North Solihull Sports Centre, centro sportivo dove si svolgeranno le gare. Giriamo intorno all'aeroporto e al NEC, un pizzico di autostrada (entrare in autostrada da sinistra anziché da destra è un'esperienza che può cambiarti la vita) e siamo in quel neighbourhood, ma mica è così facile: il GPS non riconosce la strada. Inizio a girare un po' a caso un po' a naso, ma non si vedono indicazioni, e l'ora è di quelle che in giro ci sono solo quelli che portano a spasso il cane. E meno male, perché alla seconda richiesta di indicazione, quando ormai mi ero visto perso, una signora gentile (ma chi ha detto che gli inglesi non sono gentili?) mi dice che devo solo passare due rotatorie a dritto, e quasi ci sbatterò il muso. "The island" dice, riferendosi alle rotatorie. Ok, comunque ci siamo. Il centro è spartano, ma funzionale. Spogliatoi, due piscine, bar, distributori automatici. Un sacco di gente. Le tribune? Scomode, molto. Ci piazziamo su un tratto di panca che sarà la nostra casa per ore. Attorno a noi, gallesi. E si nota.


Più tardi mi accorgerò che sull'altro lato c'è una "comunità" russa. E noi che si pensava di essere venuti da lontano. Si comincia con i Kata dei più piccoli, e comincio a divertirmi pure io che non ne capisco niente. Soprattutto le piccole atlete, ce ne sono alcune spettacolari da vedere, tenere e dure al tempo stesso. Sono molto fisionomista e comincio a riconoscere le persone. Passano i minuti e le ore, e arriva il turno di Alessio e di Asia praticamente insieme, su due tatami adiacenti. Non si sa chi guardare. Entrambi passano il primo turno, la prima scrematura. Alessio non passa la seconda, e si classifica settimo su 25 partecipanti. Non è contentissimo, ma, è sempre un bambino sia chiaro, non è uno che sembra dare più peso di tanto a cose come queste. Asia arriva terza, e si prende una medaglia. Siamo tutti davvero felici per lei, mi dicono che sia solo un anno che si è avvicinata a questo sporto; si nota nei movimenti, ancora grezzi ma pieni di grinta, Alessio è più, come dire, raffinato. Certo, i voti sono dati da dei giudici, non è detto che il giudizio sia imparziale, ma ai miei occhi inesperti, mi son sembrati piuttosto equilibrati. Nella categoria di Alessio passa il turno una bambina di origini indiane o pakistane che avevo già notato prima, ha una sorella più piccola, e se non erro, la madre è allenatrice o qualcosa di simile. Le due piccole, due gioiellini da soprammobile, parteciperanno ad una serie infinita di gare (il loro Kata di coppia è uno spettacolo, sembrano danzare), così come una ancor più piccola di origini cinesi, uno scricciolo che vince anche la sua categoria di Kumite (combattimenti), sbaragliando avversarie ben più alte di lei. Poi, noto un atleta di colore, avrà 14 anni, già molto alto, che si distingue sia nel Kata singolo che in quello di coppia, con un altro ragazzo di colore leggermente più piccolo (forse anche in questo caso il fratello, chissà). Mentre aspettiamo il turno dei più grandi, andiamo al bar e ci mangiamo quel che c'è. Mia sorella si stupisce che in una palestra, da mangiare ci siano patate fritte, salsicce e panini rigorosamente con una quantità di salse. Mentre siamo lì che cazzeggiamo, una mamma inglese si avvicina ad Alessio e indica le sue scarpe: sta portando, ovviamente, quelle che mammà gli ha comprato ieri. Mia sorella mi chiama, la tipa mi dice che le piacciono quelle scarpe, mi domanda dove le abbiamo prese, le dò l'indicazione richiesta. Mia sorella è orgogliosa di aver acquistato al bimbo un qualcosa che piace. Iacopo non se la sente, non combatterà, più tardi arriva il turno di Dario, che si distingue nel Kumite vincendo due incontri e perdendone uno. Direi che il bilancio è soddisfacente. Si aspetta Dario, ci fumiamo una sigaretta fuori, sono quasi le 16,00 quando facciamo nuovamente rotta verso l'albergo. Lasciamo gli atleti al meritato riposo, e usciamo nella sonnolenta domenica inglese, tutto chiuso o quasi, rientriamo al Touchwood e da Bella Italia c'è chi prende una cioccolata calda, chi un té (io), tanto per stare in tema. La cameriera capisce che siamo italiani e ci "connette" col simpatico vecchietto del tavolo accanto, che sta sorseggiando la rigorosa pinta di birra, dicendogli che così può praticare il suo stentato italiano. Ci faccio due chiacchiere. Si rientra pian piano. Qualche scorcio dei dintorni. La St. Alphege Church (esattamente davanti al nostro hotel) e, sulla destra, la Manor house.
Un paio di foto fatte alla mia maniera, molto brutte e sfuocate, del cimitero della St. Alphege (ovviamente anche questo davanti all'albergo).
Si rientra e si riesce per la cena, tutti insieme. Alessio è stanco e fa un po' di bizze: si lamenta delle salse. Siamo al Chimichanga (sempre nel "complesso" del Touchwood), e faccio assaggiare i nachos a mia sorella, che ne rimane soddisfatta. Rientriamo, che come detto domattina sarà una levataccia. Mi addormento col pensiero che la cosa più importante della giornata, ancora una volta, l'ha detta e notata mia sorella. Mentre eravamo sulle scomode tribunette del North Solihull, vedendo tutta quella moltitudine, mi fa: "certo che qui di etnie ce ne sono tante... non come in Italia eh?". "Eh si..." mi avete già capito vero?

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