No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20141102

Rheinberg (Germania) - Ottobre 2014 (4)

Beh, continuare mi è difficile, non vorrei annoiarvi con impegni personalissimi di lavoro. Quello di cui posso parlarvi sono le persone. Perché i colleghi sono prima di tutto persone, e io sono fatto in una certa maniera. Provo a spiegarmi: è difficile che, nell'ambito di lavoro, mi ritrovi a pensare che qualcuno mi vuol "fare le scarpe", oppure che mi vuole far fare il lavoro suo. Ultimamente mi sono spesso sentito dire "ma perché fai questo, lo dovrebbe fare X o Y", e io mica ci penso. Questo solo per farvi capire che tipo di persona sono, in realtà con questo viaggio di lavoro c'entra poco. L'occasione di questo meeting era quello di mettere intorno ad un tavolo le persone responsabili del Back Office di un certo tipo di prodotto, distribuito dalla società per cui lavoro, a livello europeo. Era già stata fatta una cosa del genere in giugno, e quindi alcune delle persone presenti le avevo già conosciute. In questo caso, c'era una cosa in più, rispetto alla volta scorsa: l'incontro era congiunto con il team logistico, sempre a livello europeo. Alcune persone di questo team le conoscevo già, altre per niente, con altre avevo solo parlato al telefono, o scritto via email. L'incontro era programmato per la giornata di martedì, e come vi ho detto, visto il tempo che avevo a mia disposizione, mi ero organizzato alcune cose di lavoro anche per il giorno precedente e quello seguente. Insomma, il lunedì mattina alle 8,00 sto suonando il campanello della direzione, dopo di che chiamo uno dei miei colleghi tedeschi, Marcel, che mi risponde stupito dal fatto che io sia già lì. Mi viene ad accompagnare, e salgo nell'ufficio che divide con un'altra collega, Sandra, conosciuta il giugno scorso. La prima parte della mattinata passa facendo il giro degli uffici, conoscendo di persona colleghi mai visti, ma con i quali c'è spesso scambio di email. Una in particolare, Nina, con la quale avevo parlato alcune volte al telefono, è di origine italiana (il padre, infatti lei ha un cognome sardo), e quindi parliamo un poco in italiano. Sono tutti molto gentili, naturalmente diversi da noi italiani, più silenziosi direi. Alle 10 ho un incontro con Dirk, altro collega già conosciuto personalmente qua in Italia in un'altra occasione. Si fa quasi l'ora di pranzo, e scendo in mensa con Marcel e Sandra, però prendiamo il cibo e saliamo di nuovo, al piano dove lavorano c'è una stanza adibita a saletta "ricreativa", mangiamo lì. Il pomeriggio lo passo lavorando nell'ufficio dei miei due omologhi, l'atmosfera è piacevole; faccio due chiacchiere con Ronald, conosciuto lo scorso novembre a Bollate, sede direzionale della mia società in Italia. Cenammo insieme parlando un po' di lavoro e molto di noi, lui è un po' più anziano di me, olandese, un tipo simpatico e molto alla mano. Abita ancora in Olanda, che da qui è vicinissima (in effetti, l'aeroporto dove sono atterrato è in pratica sul confine), e tutti i giorni o quasi fa il pendolare. Mi dice che domani e dopo domani non ci rivedremo, perché deve andare alla sede centrale, a Bruxelles. Verso le 17 se ne vanno Sandra e Marcel, e me ne vado pure io. Rientro in albergo e attendo le 19, ora in cui è programmata la cena. Stanno arrivando tutti gli invitati, e alle 19 rivedo facce conosciute, in special modo il mio collega/omologo spagnolo, Anselmo, che considero già un amico: in giugno, chiacchierando in spagnolo, avevamo capito di avere molto in comune, e qualche volta, il pomeriggio tardi, abbiamo chattato parlando di lavoro e di altro, e la mia collega bulgara Alisa, una tipa che mi è rimasta simpatica dal primo momento in cui l'ho vista la prima volta: mi rivelerà che negli uffici bulgari, a Devnya, quasi tutte le colleghe sono mie fan, non per la mia avvenenza, ci mancherebbe, bensì per la mia espansività, che trasuda dalle mie numerose email, e per il fatto che in ognuna di queste email (e qualche volta pure al telefono) mi sforzo sempre di scrivere qualche parola in bulgaro. 
L'esterno dell'hotel/ristorante. Foto presa dal web.

Ma farei torto agli altri, citando solo loro due: non ce n'è uno o una che riesca a trovare antipatico/a. E poi, la vita è sempre piena di sorprese, spesso piacevoli. Ferran, collega spagnolo che vedo per la prima volta, così come Conchi (con la quale però un paio di volte avevo parlato al telefono, me lo ricordo bene perché una volta mi chiese se ero spagnolo, da come padroneggiavo la lingua), mi porta i saluti della sua compagna di ufficio Roser, altra collega che ci visitò mesi fa, con la quale passai un po' di tempo. Altra persona che vedo per la prima volta è Krystle, con la quale ho "parlato" via email alcune volte, da poco entrata nel team. Scendo insieme a lei in ascensore, saluto ma ancora non so che è lei. Lo scopro dopo a cena. Durante la cena, poi, scopro che è colombiana. Quindi, dopo averle detto che ho visitato il suo paese qualche anno fa, da quella volta lì scopro che anche con lei posso parlare o scrivere in spagnolo. C'è anche Marcel a cena, che, mi ero dimenticato di dirlo prima, è un ragazzone alto due metri e molto più giovane di me, e poi c'è Sabina (tedesca anche lei), conosciuta in febbraio, che ha avuto un bambino da poco e quindi è ancora in maternità, ma è venuta a cena. Vedo per la prima volta anche Quentin, collega francese col quale ho dialogato molto durante il mese di agosto, mi ha aiutato molto durante una crisi di produzione. C'è il capo del mio team Fabien (belga), una persona cordiale che parla sempre sottovoce, visto più volte, sentito un sacco, una persona molto piacevole e mai invadente, e c'è Annick (belga che parla un italiano praticamente perfetto, migliore di quello di molti italiani), una persona che ogni tanto legge questo blog, e con la quale credo di poter dire che da quando ci siamo conosciuti è nata una bella amicizia. C'è Paulo, portoghese conosciuto qualche settimana fa qui in Italia, c'è Monica, collega italiana che conosco da talmente tanti anni che non si dicono, che altrimenti sembriamo tutti e due vecchi, con la quale a volte è difficile rimanere seri (colpa mia?), c'è Frederick (belga), conosciuto questa mattina, e c'è il loro capo Cesar, un catalano che parla sei o sette lingue perfettamente (italiano compreso), tifoso equilibrato del Barça ma capace di parlare di qualsiasi argomento con modestia ma con una capacità invidiabile. E' lui che, dopo una cena sorprendentemente apprezzata da tutti (dopo questo viaggio devo decisamente sfatare il mito secondo il quale in Germania si mangia male), trattiene me, Fabien e Frederick per un ultimo bicchiere.
Sarà, come ho detto in apertura, che alla fine sono una persona semplice, incapace di pensar male, che prima di tutto vede persone anziché colleghi, sarà che sono ottimista per natura, sarà perché mi piace talmente lavorare che non mi pesa, ma non riesco a considerare cene come queste come un peso. Anzi, se ancora adesso ci ripenso, mi sono proprio divertito.
La sala del ristorante; mi sa che io ero proprio nell'angolo. Foto presa dal web.

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