No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20160520

I made it!

Basia Bulat, Bronson (Ravenna), venerdì 22 aprile 2016
Foto da qui
Purtroppo, io non sono più un "ragazzo da concerti", ma a volte, si deve muovere il culo. Così stasera sono tornato, dopo non mi ricordo più quanti anni, al Bronson, nella bucolica periferia di Ravenna, per vedere la mia amica Basia Bulat. Con me, il fedele amico Mazza: ha fiducia in me, quando si parla di musica. Quelli che seguono questo blog da tempo, sanno che amo questa artista, e forse non solo in senso figurato.
La vedo che si avvicina al palco. Non le do fastidio, forse avremo tempo dopo. Dopo un panino, una birra e una bella chiacchierata con Mazza, il concerto ha inizio.
Basia ha ancora piccole mani. Musicalmente, sta andando verso una sorta di pop, ma con il suo personale e delicato tocco folk. È vestita in modo strano, come di consueto, con una sorta di mantello con un sacco di paillettes d'oro. La sua voce sembra essere non al top, e tuttavia, canta meravigliosamente. La band è composta da uomini, il chitarrista, il bassista e il batterista, non riesco a ricordare i loro nomi, ma svolgono il loro lavoro molto bene.
La scaletta è fatta soprattutto di brani dall'ultimo "Good Advice", e del precedente "Tall Tall Shadow", con qualche eccezione, come "In The Night", l'unica traccia dal suo debutto, il meraviglioso "Oh, My Darling", e "Heart of My Own " più "Gold Rush" dal secondo "Heart of My Own". Il pubblico è di circa 50 persone, e ognuno è attento e abbastanza silenzioso, ma quando Basia e la band lasciano il palco dopo circa 50 minuti, la piccola folla comincia a applaudire. Tornano per un paio di bis, e poi, la magia accade. Hanno lasciato il palco, e gli applausi non si fermano più. Basia è quasi commossa, questo è il suo primo concerto italiano (ha suonato lo scorso settembre a Milano, aprendo per Sufjan Stevens, quindi lei considera questo il suo primo vero concerto italiano), e lei torna per un altro bis, chiamando la band: qualcuno di loro si stava già spogliando. L'ultima canzone è "Hush", una canzone tradizionale (inserita in Heart of My Own), ma anche un classico Basia Bulat; lei è sola sul palco, senza strumenti, solo cantando e battendo i tacchi sulle assi del palco. Magia.
La band torna, ci salutano. Lei annuncia che sarà al banchetto del merchandising, per dire ciao personalmente. Mi metto in fila, e aspetto. Il chitarrista sta vendendo cd, comincio a parlare con lui, dicendo che sto aspettando di salutarla, la conosco, ma voglio anche comprare l'ultimo album, perché ho gli altri tre, tutti con il suo autografo. Mi sorride, e mi dice "Grande, vuoi avere tutta la collezione!". Finisce di parlare con quelli prima di me, e si gira. Sorride.
"Ti ricordi di me?"
"Sì! Hai visto? Finalmente ce l'ho fatta! Sono in Italia a suonare!"
«Lo so. Avrei voluto venire nel mese di settembre, ma vendevano solo biglietti in ultima fila, quindi non sono venuto. Mi dispiace."
"Hai fatto bene. Ho suonato solo 25 minuti. Questa sera è stato molto meglio!"
"Mi firmi anche questo?"
"Sì, mi dispiace, non mi ricordo il tuo nome"
"Alessandro"
"Con due S, vero?"
"Sì, ma te lo puoi scrivere con quante vuoi!"
"Ecco qui" (con un pennarello dorato, scrive "For my friend Alessandro")
"Grazie. Ti lascio agli altri della fila. Prima dammi un bacio"
Ci baciamo l'un l'altro sulle guance, ed esco.

Le auguro un futuro luminoso. Forse ci vedremo di nuovo.
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Unfortunately, I'm not anymore a "concert guy", but sometimes, you have to move your ass. So tonight I'm back, after I don't remember how many years, at the Bronson, in the bucolics suburbs of Ravenna, to see my friend Basia Bulat. With me, my good and faithful friend Mazza: he trust me, when we speak about music. For those of you who read this blog since a long time, you know I love this artist, and maybe not only in a figurative way.
I see her, walk along the hall, approach the stage. I don't bother her, maybe we will have time later. After a sandwich, a beer, and a lovely chat with Mazza, the gig begins.
Basia has still little hands. And she is going toward a sort of pop music, but with her personal, delicate folk touch. She is dressed oddly, as usual, with a sort of mantel with a lot of gold sequins. Her voice seems to be not at the top, and yet, she sings marvellously. The band is composed by men, guitarist, bassist and drummer, I can't remember their name, but they do their work very well.
The setlist is made of tracks from the last "Good Advice", and the previous "Tall Tall Shadow", with some exception, as "In The Night", the only track from her wonderful debut "Oh, My Darling", and "Heart of My Own" plus "Gold Rush" from the second "Heart of My Own". The audience is around 50 people, and everybody is careful and quite silent, but when Basia and the band leave the stage after around 50 minutes, the crowd start to applaude. They come back for a couple of encore, and then, the magic happens. They left the stage, and the applause never stops. Basia is touched, this is her first italian gig (she played in Milan last September, opening for Sufjan Stevens, but this is just for her), and she come back for another encore, calling the band: someone was already undressing himself. The last song is "Hush", a traditional song, but also a classic Basia Bulat; she is alone on stage, without instruments, just singing and beating her heels on the axis of the stage. Magic.
The band come back, they salute us. She announce she will be at the merchandise bench, to say hello personally. I put myself in the row, and wait. The guitarist is selling cds, I start talk to him, saying that I'm waiting her to say hello, I know her, but I want also buy the last album, because I have the other three, all with her autograph. He smile at me, and he told me "Great man, you want to have the whole collection!". She finish to speak with the ones who are before me, and she turn toward me. She smile.
"Did you remember me?"
"Yes! Of course I remember you! D'you see? I finally did it! I'm in Italy, at last!"
"I know. I wanted to come in September, but they were selling only tickets in the last row, so I didn't come. Sorry."
"You did right. I only played 25 minutes. Tonight was better!"
"Could you sign it?"
"Yes, sorry, I don't remember your name"
"Alessandro"
"With two S, right?"
"Yes, but you can write it as you want!"
"Here we go" (For my friend Alessandro)
"Thanks. I let you to the others in the row. First give me a kiss"
We kiss each other on the cheeks, and I leave.

I wish her a bright future. Maybe we'll see each other again.

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