No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20151208

Southampton (Regno Unito) - Novembre 2015 (3)

Lunedì 23 novembre
Lunedì giornata lavorativa, Cipo deve andare al pezzo, subito dopo aver portato Ricy a scuola. Io me la prendo comoda, dopo di che, insieme a MP, usciamo per un giro in auto verso Netley. Prima però, il compito più difficile: pagare il pedaggio arretrato dell'Itchen Bridge. Passiamo il casello, parcheggiamo, andiamo a bussare alla sede: cortesemente ci vengono richiesto spiccioli. Andiamo a comprare dell'acqua al minimarket di fronte, saldiamo, e ripartiamo. Siamo in realtà alla "ricerca" della Netley Abbey, un'abbazia senza il tetto sullo stile di quella di San Galgano, un'abbazia sulla quale circolano, in zona, varie leggende. Non la avvistiamo subito, e tiriamo dritto, attraversando Netley, ed entrando nel Royal Victoria Country Park, una di quelle cose che ti fanno amare la perfida Albione, e ti danno l'impressione di essere capitato a Downton Abbey.
Diamo un'occhiata, e immagino che un picnic qua in una bella domenica fresca ma soleggiata sia un'esperienza, e torniamo indietro alla ricerca dell'abbazia senza tetto. La troviamo, ma scopriamo che è aperta al pubblico, nel periodo invernale, solo il sabato e la domenica, quindi mi accontento di fotografarla da fuori.
Netley Abbey
Sopra e qui, due viste della Parish Church of St Edward the Confessor
Facciamo due passi, e giusto dietro l'abbazia c'è questa, una delle due chiese di Netley. Torniamo verso So'ton. Torniamo a casa, lasciamo l'auto, e ci incamminiamo a piedi verso il centro.
Percorriamo tutta High St fino al mercatino di Natale in stile tedesco (pare sia una tradizione qui a So'ton), e poi torniamo indietro per mangiare qualcosa alla Boulangerie Victor Hugo, la preferita dai miei amici per il pane. Per pranzare, è bene dirlo, non è niente di speciale, ma l'ambiente vagamente francese è carino. Scommetto sulla mia capacità di riconoscere gli accenti, anche in inglese (devo dire che sto diventando spavaldo), e chiedo al ragazzo che ci serve se è spagnolo, e lui mi risponde "tu también?", dandomi un'iniezione di fiducia.
Ci incamminiamo verso il N.O.C., dove il povero Cipo sta lavorando. Devo farmi fare una foto e un tesserino temporaneo, a tempo di record, e siamo dentro, facendo compagnia a Cipo che finisce il suo, di pranzi. Prendiamo un caffé e faccio conoscenza con alcuni loro colleghi, dopo di che, lasciamo MP al lavoro, e io esco di nuovo con Cipo, che deve andare ad una visita medica. Il posto è vicinissimo al WestQuay, l'amico ne avrà per un'oretta circa, quindi io ne approfitto per una visita. Mi soffermo da Marks & Spencer, che ha davvero un sacco di cose, e alla Levi's. Poi, prima di uscire, anche allo shop dei Saints (la squadra di calcio locale), ma non c'è nulla che mi convince, neppure per mio nipote, ed esco a mani vuote. Ecco Cipo, e ce ne andiamo a prendere Ricky a scuola. Il bimfbo ha dimenticato un cappello nell'armadietto, e Cipo ne approfitta per farmi fare il giro turistico. Al ritorno verso l'auto, Cipo mi mostra dove sorgeva il vecchio stadio di Southampton, il The Dell. Come usa nei paesi civili, quindi Italia esclusa, quando fu considerato obsoleto fu abbattuto, e al suo posto è stato costruito un complesso abitativo. I vari palazzi hanno preso il nome di calciatori storici dei Saints. Volete sentirne un'altra da paese civile? Nelle strade che sono intorno alla scuola di Ricky, si può parcheggiare, ma alcuni volontari del traffico, così come da segnali stradali e regole ben scritte, si segnano le targhe di chi parcheggia: non si può parcheggiare nella stessa strada più di una volta al giorno (e, ovviamente, per un tempo breve, che permetta di accompagnare, o riprendere, la prole a scuola).
Di ritorno a casa, aspettando MP, è dura far fare la lezione a Ricky ma l'amico Cipo si trasforma nel padre modello, e porta a casa il risultato. Cipo ha un'assemblea di condominio, quindi si cena tardi, e Ricky mi costringe a sciropparmi tutto Up in originale, e pure anche un pezzo di Despicable Me 2 (MP dice che somiglio a Gru, e devo dire che bisogna le dia ragione). Ordiniamo un indiano, e cominciamo a mangiare poco prima che Cipo torni, abbastanza pimpante per alcune cose ottenute all'assemblea. Cena buona (ogni volta questi amici riescono a farmi apprezzare la cucina indiana) e, al solito, piacevole per la compagnia e le chiacchiere, dopo di che è la volta del terzo episodio di Sense8. Domattina, i saluti. Martedì 24 novembre
Usciamo per accompagnare Ricky a scuola, e ogni volta che vado a quella scuola conosco qualche italiano che vive lì (Cipo mi introduce). Come ebbi già a dire la volta scorsa, la multietnicità di questo Regno Unito mi sorprende positivamente ogni volta (non ci sono solo italiani, come avrete capito). Torniamo rapidamente a casa per un caffè, saluto e ringrazio gli amici per la solita calorosa ospitalità, e ci diamo appuntamento magari per la primavera. Salgo sulla mia ibrida, e cavalco verso Gatwick. Tutto in orario, la strada scorre, sono in perfetto orario così come il volo di ritorno. Sono a casa per cena, adesso per un po' starò senza volare. Nel frattempo, mi cerco gli episodi mancanti di Sense8.

20151207

Southampton (Regno Unito) - Novembre 2015 (2)

Domenica 22 novembre
La proposta degli amici per la domenica era questa: andare a Portsmouth, all'Historic Dockyard, un luogo dove sono in mostra perenne alcune navi storiche della Royal Navy, senza contare il National Museum della stessa marina militare inglese. Avevo accettato con interesse, e gli amici avevano pensato ai biglietti, che tra l'altro, durano un anno, visto che difficilmente una persona può usufruire di tutto quello che c'è da vedere in un giorno. Domenica mattina quindi ci alziamo presto, svegliati un po' tutti dal piccolo Ricky, e nonostante ciò partiamo più verso l'ora di pranzo che verso quella di colazione. Ma tant'è, è domenica e nessuno ci insegue. Un po' di confusione per trovare il luogo giusto, ed eccoci dentro. Prima tappa, la HMS Warrior, una delle prime corazzate, costruita nel 1860 e, allora, davvero all'avanguardia come nave da guerra. Interessante, tutta da visitare, compresi i motori, le seguenti foto sono tutte di questa nave, a parte quelle indicate.
La Spinnaker Tower

La statua di cera di Henry VIII, all'ingresso del Mary Rose Museum
La HMS Victory
Terminata la visita alla Warrior, ci infiliamo in uno dei ristoranti, che s'è già fatta una certa. Vado per Fish & Chips, e via andare. Per le 14,30 abbiamo comprato la visita guidata alla HMS Victory, la nave dove morì il famosissimo ammiraglio Horatio Nelson, durante la Battaglia di Trafalgar. La visita guidata è condotta da una simpatico omaccione tanto sovrappeso quanto simpatico, che dà al tutto la giusta enfasi, fornendo informazioni interessanti, non solo sulla storia della nave, della famosa battaglia e del famoso ammiraglio, ma pure sugli usi e costumi dell'epoca, soprattutto su una nave da guerra di quegli anni. Anche Ricky apprezza.
Terminata la visita, abbiamo tempo per entrare nell'adiacente Mary Rose Museum. La Mary Rose, veliero da guerra costruita attorno al 1510 a Portsmouth per volere dei Tudor, orgoglio della flotta inglese, affondò nel golfo del Solent (quello qui davanti, tra la terraferma e l'Isola di Wight) durante la Battaglia del Solent contro la flotta francese il 19 luglio 1545, per motivi ancora non chiariti. Rintracciata per la prima volta nel 1836, abbandonata quattro anni dopo, fu soggetto di nuove ricerche a partire dal 1965; nel 1974 il tratto di mare dove si trovava divenne protetto. Nel 1979 fu creato un fondo per il recupero, e uno staff di archeologi fu organizzato per cominciare i lavori di recupero. Il relitto fu agganciato, sollevato, e, ancora sott'acqua, fu posto in un'apposita culla di protezione. Nel 1982 fu fatto riemergere e posto in un bacino asciutto, a temperatura controllata. Il museo è stato costruito tutto intorno, e sui tre piani si possono ammirare vari reperti rinvenuti a bordo. Da varie finestre, si può osservare la sezione della nave in corso di restauro, e si conta di terminare il restauro, ed aprire un'altra sezione del museo, da dove si potrà osservare quel che rimane della nave restaurata, da vicino, nel giro di un paio di anni.
Si torna verso So'ton, e si iniziano i preparativi per la cena. Prima di andare a dormire, altro episodio di Sense8.

20151206

Il miracolo

The Miraculous - Anna von Hausswolff (2015)

La cosa che mi viene da pensare, soppesando tutto quello che viene dalla Svezia, è che c'è decisamente qualcosa di strano in quel paese. Strano positivo, ma strano. Magari lo avranno ereditato dai vichinghi (ovviamente sono, probabilmente generalizzando, caratteristiche che dividono con i loro cugini scandinavi tutti). Maestri nello humour nonsense ma anche in quello macabro, maestri nel rock and roll, maestri nel giocare a chi flirta col demonio. Anna von Hausswolff è uno degli esempi. La vedete così, ragazza acqua e sapone, né bellissima ma decisamente non brutta, una voce che può risultare potente ma anche molto eterea, poi vedete i suoi video, le sue copertine (guardate questa, se non è inquietante), ascoltate la sua musica, e poi ditemi se non sembra una che nasconde qualcosa di diabolico.
Ovviamente, e come già detto in occasione del suo precedente Ceremony, a chi ama le sfide musicali, a chi piace non fermarsi nella comfort zone, la musica di Anna risulterà affascinante, accattivante seppur, magari, non esattamente quella che preferisce, ma di sicuro, qualcosa di diverso.
Come Wander With Me / Deliverance sembra un pezzo black metal cantato da Kate Bush, Pomperipossa potrebbe far parte di un disco di Diamanda Galàs; in An Oath, The Miraculous, Evocation, nell'iniziale Discovery e nella seguente The Hope Only of Empty Men, Anna crea canzoni asimmetriche con melodie malate, dando spazio, sullo sfondo (ma neppure troppo sullo sfondo) alla sua passione per l'organo. Sottofondi rumoristici, archi e droni fanno il resto, contribuendo ad evocare un'atmosfera non troppo rassicurante. Non siamo dalle parti di Pharmakon, intendiamoci, quindi forse potete anche provarci.



The thing that makes me think, looking at all that comes from Sweden, is that there is definitely something strange with this country. Strange positive, but strange. Maybe they have inherited from the Vikings (of course I am probably generalizing, but it seems to me that they are sharing characteristics with their Scandinavian cousins). Masters in nonsense humor but also in the macabre one, masters in rock and roll, masters to play to who flirts with the devil. Anna von Hausswolff is one of the examples. So you see, girl soap and water, nor beautiful but definitely nor ugly, her voice can be powerful but also very ethereal, then you see her videos, her covers (look at this one, isn't it disturbing?), listen to her music, and then tell me if she doesn't looks like someone who hide something diabolical.
Of course, and as already mentioned in connection with her previous "Ceremony", to those who love musical challenges, to those who like not to stop in the comfort zone, the music of Anna will be fascinating, even captivating, maybe not exactly what they prefer, but for sure, something different.
As "Wander With Me / Deliverance" seems a piece black metal sung by Kate Bush, "Pomperipossa" could be part of an album by Diamanda Galàs; in "An Oath", "The Miraculous", "Evocation", in the initial "Discovery" and in the following "The Hope Only of Empty Men", Anna creates asymmetrical songs with sick melodies, giving space, on background (but not so much in the background) to her passion for the organ. Substrate with noisy parts, strings and drones do the rest, helping to evoke an atmosphere not too reassuring. We are not close to Pharmakon, mind you, so maybe you can also try.

20151204

Clacson

Honk Machine - Imperial State Electric (2015)

Ed eccolo, finalmente, il quarto lavoro della nuova incarnazione del signor Rock and Roll Nicke Andersson. Non c'è, come al solito, niente di troppo nuovo, in questo Honk Machine, se non uno scatto ancor più verso il passato. La musica degli ISE si muove quindi verso un rock'n'roll primordiale, spolverato da un songwriting che spesso si fa fatica a non definire beatlesiano, come nel caso di All Over My Head, Walk On By e Maybe You're Right, curiosamente raggruppate insieme al centro del disco (ma pure in Colder Down Here). Si odono ancora echi di selvaggio garage rock della miglior fattura, all'inizio di It Ain't What You Think (It's What You Do), Lost in Losing You, Let Me Throw My Life Away, Guard Down, ed il tutto ha il sapore di una cosa bellissima di molti anni fa.
Insomma, come sempre, difficile spiegare cosa mi lega alle creature di Nicke, ma quando ascolti un pezzo come Anywhere Loud, in ogni suo piccolo passaggio, che sia l'intro, la strofa, il bridge, il ritornello o l'assolo di chitarra, capisci quello che dovrebbe fare ogni musicista degno di tal nome.


And here it is, finally, the fourth work of the new incarnation of Mr. Rock and Roll Nicke Andersson. There is, as usual, nothing too new in this "Honk Machine", if not a step even more toward the past. The music of Imperial State Electric then moves towards a primal rock'n'roll, dusted from a songwriting that often it is hard not to define Beatlesque, as in the case of "All Over My Head", "Walk On By" and "Maybe You're Right", curiously grouped together in the center of the album (but also in "Colder Down Here"). You still hear echoes of wild garage rock of the best bill, in the intro of "It Is not What You Think (It's What You Do)", in "Lost in Losing You", "Let Me Throw My Life Away", "Down Guard", and everything has tastes like a beautiful thing from many years ago.
So, as always, difficult to explain what binds me to the creatures of Nicke, but when you hear a song like "Anywhere Loud", in every small step, which would be the intro, verse, bridge, chorus and the guitar solo, you can realize what every musician worthy of the name should do.

20151203

Delirio

Delirium - Ellie Goulding (2015)

Probabilmente, il vero motivo è la copertina, questo seno che si intravede sotto il pellicciotto, tra parentesi un indumento per il quale non mi sento abbastanza gay, ma dal quale sono attratto da sempre. La scusa è stata che durante la mia ultima incursione sul sito di Pitchfork, mentre leggevo la recensione sull'ultimo Kylesa, ho notato scorrere nei banner questa copertina. L'artista in questione non la conoscevo, mi sono letto la recensione, e mi sono immaginato qualcosa di diverso, quindi mi sono messo all'ascolto.
Elena Jane Goulding ha 28 anni, nata a Hereford e cresciuta a Lyonshall, nell'Herefordshire. Debutta nel 2009 sostenuta dal produttore Jamie Lillywhite, dopo aver sviluppato la sua passione per il canto fin da piccola. Vende molto, soprattutto in UK, e diventa famosa per aver cantato Your Song di Elton John (anche al matrimonio di William e Kate), e alcuni pezzi per le colonne sonore di Hunger Games, Divergent e 50 sfumature di grigio. Collaborazioni con Calvin Harris e Taylor Swift. 
Questo Delirium è il suo terzo disco. Nonostante tutto l'impegno, so che non diventerà uno dei miei guilty pleasures. Epperò, c'è da dire che la ragazza ci sa fare. Flirtando con l'elettronica, frequentando i DJ più quotati, avvalendosi di grandi produttori, si sta affinando, certo, ma sicuramente ha una bella voce, la sa usare, e sa come scrivere canzoni pop dal discreto appeal. Something in the Way You Move, On My Mind, Love Me Like You Do, Army (forse la mia preferita), sono bei pezzi da grande classifica. Non è fighissima, ma ricorda Celine (inutile aggiungere il cognome), quindi chissà.



Perhaps the real reason is the cover, this breast that is visible under the fur coat, by the way a garment for which I am not gay enough, but from which I was always attracted. The excuse was that during my last foray on the site Pitchfork, while I was reading the review about the last album of Kylesa, I noticed, between the scroll banner, this cover. I didn't know the artist, but I read the review, and I imagined something different, then I started listening.
Elena Jane Goulding is 28 years old, born in Hereford and raised in Lyonshall, Herefordshire. It debuted in 2009 supported by producer Jamie Lillywhite, having developed his passion for singing since childhood. She sells a lot, especially in the UK, and became famous for singing "Your Song" by Elton John (also at the royal wedding of William and Kate), and a few pieces for the soundtracks of "Hunger Games", "Divergent" and "50 Shades of Gray". Collaborations with Calvin Harris and Taylor Swift.
"Delirium" is her third disc. Despite all the effort, I know that it won't be one of my guilty pleasures. Though, it must be said that the girl knows how to do. Flirting with electronics, attending DJs most popular, making use of big producers, she is refined, sure, but it certainly has a beautiful voice, knows how to use, and know how to write pop songs from the discreet appeal. "Something in the Way You Move", "On My Mind", "Love Me Like You Do", "Army" (perhaps my favorite), are big songs for the standings. She is not so beautiful, but she remember me Celine (needless to add the last name), so who knows.

20151202

Hotel Shining

L'ho ribattezzato così, tanto per dare un nome alla cartella che contiene la foto. Ve la racconto come passatempo.
Qualche tempo fa son dovuto andare alla sede padana della mia società. Ero stretto tra due impegni, quindi son partito a metà mattinata, ho fatto tappa poco prima di Milano, dove avevamo stoccato un po' di prodotto per le cui condizioni ero un poco preoccupato (e infatti, l'ho dovuto far rientrare tutto). L'appuntamento era alle 14,30, quindi ho avuto tempo di pranzare con calma, e sbrigare le visita in poco tempo. Poi, mi son rimesso in strada attorno a Milano.
Per evitare traffico, mi serviva un albergo non lontano dalla sede, e mi son messo a cercare (prima di partire) tra quelli che usiamo normalmente. Era ancora aperto l'Expo, e non mi sono sorpreso più di tanto nel vedere che i prezzi per una notte erano a dir poco quadruplicati rispetto al novembre di due anni fa, in zona (molto, molto vicina all'Expo). Vergogna italiana.
Indaga, indaga, vedo un hotel/motel, come ce ne sono tanti intorno a Milano, il cui nome non mi era nuovo perché sapevo essere luogo di incontro e di pratica di alcune lavoratrici del sesso. Il prezzo era ragionevole, e non era così distante dalla sede, quindi mi son detto, farò questa esperienza, e non si sa mai se poi magari capita anche di unire l'utile al dilettevole.
Bene, purtroppo non è capitato, anche se appena arrivato, mentre riflettevo sul senso della vita sulla tazza del cesso, appena entrato in camera, ho sentito attraverso le pareti una signorina che sembrava lamentarsi, ma non perché le facevano male. Non c'è stato molto tempo per riflettere, che dopo aver sbrigato un po' di lavoro via email e aver ricevuto un paio di telefonate era già l'ora di cena, ma il luogo aveva un fascino decadente tutto suo, tanto che l'ho perfino scritto sulla recensione su booking.com, sito del quale sono ormai uno dei recensori esperti.
Al mattino dopo son fuggito che ancora era buio, e dopo tre riunioni sono fuggito a sud nel primo pomeriggio.
Ma la foto non ha prezzo.
Ve la regalo con tutto il cuore.

20151201

Southampton (Regno Unito) - Novembre 2015 (1)

Sabato 21 novembre
Come annunciato, il venerdì, dopo essere passato da lavoro e averci fatto le 20, vado a casa, ceno, cambio il contenuto del trolley, e il sabato mattina mi preparo e riparto alla volta dell'aeroporto pisano, e del solito parcheggio tattico (già prenotato). Noto che i lavori della metropolitana di superficie, che hanno costretto i titolari del suddetto parcheggio a vari cambiamenti, tra i quali quello di costringere i clienti ad un percorso a piedi per raggiungere l'aerostazione leggermente più lungo di quello originale, vanno finalmente spediti (sono stati posizionati i piloni e i travi che, immagino, sosterranno la rotaia). Mi pare il minimo, personalmente mi sembra che siano già durati molto più del dovuto, ma mai dimenticare dove siamo. Solita routine, il gate per i paesi extra-Schengen sono al piano superiore, per permettere il controllo passaporti, che però è ancora chiuso. Aspetto, e intanto si raduna una piccola folla che aspetta come me. Mi chiedono l'informazione classica ("ma come mai non è ancora aperto?"), e anche un po' retorica, in molti, tra questi una bella ragazza mora della quale non colloco l'accento (seppur italiano). E' dopo di me in fila, e una coppia inglese attacca bottone con lei, anche se poi l'uomo attacca pure con me. La signora è di Pompei ma da 60 anni vive in UK. Apre il controllo passaporti e prendo un caffè al piccolo bar del piano superiore dell'aeroporto. Mi metto in fila, e la ragazza mora è al mio fianco, ma nella fila di quelli senza speedy boarding. Parliamo, inizialmente lei mi dà del lei, e la cosa mi ricorda che tra me e lei ci saranno almeno 20 anni di differenza d'età. E' di Carrara, è psicologa, e naturalmente in Italia non trova lavoro, quindi da qualche mese sta lavorando all'ospedale di Oxford, soprattutto per migliorare il suo inglese, un po' zoppicante. Mi chiede se è facile arrivare agli autobus, è la prima volta che vola su Gatwick, normalmente andava su Luton. Le dico che non è difficile, mica siamo in Italia lì. Lei è molto bella ma mi astengo dall'andare oltre, anche se lei butta lì, dopo che le parlo del mio lavoro, che mi avrebbe mandato il curriculum. La perdo di vista dopo poco, e mi interrogo sull'esistenza, per me, di avere ancora qualche possibilità di interessare a persone di quell'età, in maniera puramente sociologica. Naturalmente, la sonnolenza da aereo prende il sopravvento su questo tipo di pensieri, che ormai sono giusto passatempi innocenti per me. Noto, però, ancora una volta, che la prima fila di easyJet è sempre particolarmente fredda, soprattutto verso i piedi. Scriverò una nota, quando mi arriverà il solito questionario. Ordino da mangiare, che l'ora è giusta e non voglio perdere troppo tempo quando arriverò sul suolo della (non posso non usarlo, almeno una volta) perfida Albione. Il panino è un po' asciutto, e il signore distinto, e sicuramente più anziano di me, che siede accanto a me, sta guardando, con sua moglie, sul suo telefonino, un documentario su Gilmour. Anche questo mi fa riflettere sullo scorrere inesorabile del tempo. La giornata è soleggiata seppur fresca, e appena intravedo le coste britanniche non resisto, e scatto.
Si arriva con un discreto ritardo, e si aspetta che ci colleghino alla scaletta. Vado spedito, arrivo al controllo passaporti e scelgo quello automatico, con successo. Arrivo all'altezza dei banche delle compagnie di noleggio, mi danno una Yaris automatica e ibrida. Ovviamente non riesco neppure a metterla in moto, e devo chiedere per ben due volte l'aiuto di un addetto AVIS, che con pazienza mi spiega che la chiave deve essere all'interno dell'auto (c'è solo un bottone per accendere), ma soprattutto, devo premere il pedale del freno, anche per ingranare la marcia (da neutro a retromarcia o a marcia avanti). Imposto il GPS e vado, ricordandomi di tenere la sinistra. Ci vogliono un paio d'ore, e mi dimentico di rispondere "no" all'opzione "pedaggio" del GPS, quindi quando arrivo alle porte di Southampton mi ritrovo ai caselli dell'Itchen Bridge senza avere neppure un pound. Premo il tasto dell'help, e la gentile signora mi spiega che posso o tornare indietro, oppure mi rilascia uno scontrino per pagare poi, ovviamente un pedaggio quintuplicato (da mezza sterlina a due e mezzo). Il pagamento diventerà uno dei temi conduttori di questa visita. Passo il ponte, e in breve arrivo a casa degli amici, evitando di passare davanti al St. Mary's Stadium, dove proprio in questo momento i Saints stanno perdendo in casa. Eccoci qua, ad un anno di distanza più o meno, anche se ci siamo visti questa estate. Sta facendo buio, e quindi si dà il via ai preparativi per la cena. Nel mentre, ci aggiorniamo reciprocamente.
Dopo cena lasciamo MP ad addormentare il piccolo, io e Cipo usciamo per una passeggiata rinfrescante. Prendiamo Canute Rd, aggiriamo il Terminus, e prendiamo Oxford St, per arrivare da Max's Bar & Brasserie, dove si parla più italiano che inglese. Beviamo qualcosa (soprattutto io), e faccio conoscenza con il proprietario e il suo aiuto-barman, veneto.
E' una simpatica "finestra", questa del Max's. Ci sarà occasione di venirci a cena, o a pranzo. Torniamo a casa, e, col piccolo che dorme, ecco il momento più difficile: la scelta di cosa vedere tutti insieme. Non c'è tempo per un film, quindi bisogna orientarci su una serie. Ma, per trovare qualcosa che nessuno ha visto, e che vada a tutti, ci vuole un po'. Decidiamo per Sense8, dei Wachowski (quelli di Matrix), sulla piattaforma Netflix, e cominciamo dal primo episodio della stagione 1, andata in onda solo qualche mese fa. Ci piace. A domani.

20151130

la stronza di ieri sera

ieri sera (ieri l'altro sera, n.d.jumbolo) ero al bowling al compleanno di una mia amica con tutta la sua classe quando sono arrivato ho iniziato a girellare per li e non trovavo nessuno che conoscevo invece alla fine lo trovai era Michele un bimbo che conoscevo da tempo.Quando si è iniziato a giocare a bowling, ci siamo divisi in 2 squadre, dopo vari tiri che vari facevo, ero in testa, alla fine della partita ho vinto io come al solito, dopo siamo andati a mangiare al piano superiore dove si trovava la pizzeria,la pizza ci è arrivata alle 9,30 io avevo una fame che sghiandellavo infatti quando mi è arrivata l'ho mangiata tutta poi dopo un po' io ho pestato per sbaglio il bicchiere di questa bimba e gli'è l'ho reso tutto rotto lei ha preso il mio pieno di CocaCola e l'ha rovesciata sul tavolo io gli ho detto che era una (stronza) lei a preso direttamente la bottiglia di coca e me l'ha rovesciata sul giacchetto quindi io gliel'ho sbatacchiato addosso. Era una stronza stronza perché una stronza così stronza non l'avevo mai vista. Comunque è stato divertente.



Ci vediamo alla prossima puntata di jumbolino ;)

20151129

Xanten/Rheinberg (Germania) - Novembre 2015

Martedì 17 novembre
Il volo è domattina prima delle 12. Ma da Orio al Serio, visto che l'amata/odiata Ryanair vola su Weeze solo pochi giorni alla settimana, mentre da qui, dal rinnovato terzo scalo milanese, vola ogni giorno. Quindi, che si fa? Si lavora fino alle 17, e poi si sale in auto, e via verso la nebbia padana. La Spezia-Parma, un pezzo di Autosole, poi la bretella verso Brescia, adesso che ci penso non so neppure se è la prima volta che la percorro, mi sa di si. Mi fermo poco prima delle 20 a mangiare in Autogrill: profumo di letame tutto intorno, uomini soli ai tavoli, un fastidioso mal di gola che mi tiene compagnia. Riparto deciso ad andare a letto presto, e arrivo all'Airport Hotel di Bagnatica verso le 21, in mezzo alla nebbia che la leggenda voleva essere sparita. Camera triste, qualche problema col wifi, sbrigo un po' di lavoro, mi guardo un telefilm mentre mi cala la palpebra, e buonanotte.
Mercoledì 18 novembre
Sveglia e colazione, mi preparo ed esco nel nebbione, in direzione del parcheggio ParkinGO. Ho già pagato online, ma mi chiedono 1 euro perché, se capisco bene, la zona dove raccolgono i passeggeri con le navette davanti all'aeroporto, è stata di recente chiusa e messa a pagamento. Non capisco perché non adeguare le tariffe online e basta.
L'aeroporto Il Caravaggio di Bergamo Orio al Serio è stato di recente ristrutturato, ed è un bene, perché me lo ricordavo pieno di gente ed incasinatissimo. La cosa bella (o brutta) è che non mi ricordo neppure quando son partito da qui l'ultima volta e in quale occasione. Come che sia, vocazione low cost, zone di arrivo e partenza che si incrociano, ma ampi corridoi e sufficiente spazio per negozi, un po' di fila ai controlli ma è normale, e non si attende poi molto. Qualche email, qualche telefonata, ascolto un po' di musica, arriva pian piano l'ora dell'imbarco. Solita sonnolenza in volo, ed eccomi al piccolo aeroporto di Weeze, al confine tedesco con l'Olanda. Ho noleggiato con Hertz perché gli orari di AVIS non coincidevano con le mie esigenze. Al banco, chiedo un GPS, che io mi sono dimenticato il mio in auto, al parcheggio. La gentile signora mi dice che può darmi un GPS oppure una macchina più grande con GPS incorporato. Vada per quella. Potrebbe essere una Toyota RAV4 ultimo modello, ma non ci scommetterei. Automatica, quindi devo adattarmi un poco alla guida, epperò è decisamente un viaggiare diverso dalla mia Punto.
La giornata è grigia, ho mangiato qualcosa sull'aereo, è primo pomeriggio con niente da fare. Riconosco le strade che mi avvicinano a Xanten, ricorderete che giusto l'anno scorso venni qua, per qualche giorno di più e con un tempo splendido, quindi, arrivo in albergo, mi sistemo, non funziona il wifi quindi posso solo riposarmi e guardare qualche serie.
Più tardi esco a sgranchirmi le gambe, ripercorro strade conosciute, fa freddo. Torno in albergo ed incrocio la collega bulgara, la accompagno in giro, fin dentro al duomo, dove è in allestimento un concerto di musica classica. Torniamo all'albergo.
L'appuntamento è alle 19,30 per la cena. Ci sono tre colleghi tedeschi, la collega bulgara di cui sopra, quella francese, che conosco già, e poi c'è il collega spagnolo, che vedo per la prima volta (è entrato "nel team" ad inizio 2015). Attraversiamo la piazza antistante all'albergo per recarci al ristorante Zur Borse, e aspettiamo un altro collega, francese ma che lavora a Bruxelles, che sta arrivando. Arriva, ritardato dal traffico, e diamo inizio alla cena. Assaggio tutte le birre disponibili, e riparto dalla prima. Ormai conosco tutti (o quasi), e sono conosciuto, posso permettermi di fare il coglione simpatico come se fossi tra amici, e in effetti, quando attraversiamo la piazza per tornare all'albergo, non riesco a camminare propriamente a dritto. Appuntamento per la mattina seguente a Rheinberg.
Giovedì 19 novembre
Sveglia e ci ritroviamo in cinque allo stesso tavolo, poi si parte. Con la mia auto accompagno la collega bulgara, visto che i due francesi sono con le loro auto, e rientreranno non appena terminata la riunione, e lo spagnolo, pure, appena finita la riunione prenderà un taxi per l'aeroporto di Dusseldorf. In 10 minuti siamo lì, piove un poco, il luogo non è dentro lo stabilimento (come lo scorso anno), bensì in una guesthouse (con tanto di campi da tennis) sempre di proprietà della società per cui lavoro, posta giusto dall'altro lato della strada. Arrivano anche "il mio capo di Bruxelles", come lo chiamo per inquadrarlo un po' (quello con cui ho pranzato qualche settimana fa proprio nella capitale belga), e un altro collega che lavora sempre con lui (credo sia belga/fiammingo). Si inizia, ci vengono esposti scenari futuri sui due prodotti principali, si parla delle nostre problematiche, abbiamo una conf call con il capo del team logistico (il catalano simpaticissimo, che ci parla proprio dallo stabilimento dove lavoro io), ci raggiunge un componente di spicco del team del marketing, che ci parla della situazione globale del prodotto che rappresenta il nostro core business. Arriva l'ora di pranzo, mangiamo tutti insieme, l'atmosfera è amichevole e rilassata.
Si riprendono i lavori, ma dopo neppure due ore cominciamo a "perdere i pezzi". Il mal di gola ed il raffreddore non mi fa essere al massimo della forma, ma comunque anche oggi ho contribuito in qualche modo. Ci salutiamo, e rientro in albergo sempre con la collega bulgara. Dopo poco usciamo per cenare insieme, attraversiamo di nuovo la piazza per andare al Ristorante Pizzeria Teatro, dove cercano di fare gli italiani (ma la pizza è davvero buona), e ci serve una cameriera simpatica che scopriamo essere serba. Ottime chiacchiere con l'amica/collega, e rientriamo salutandoci, visto che lei alle 5 dovrà salire su un taxi, anche lei verso l'aeroporto di Dusseldorf.
L'hotel
La piazza principale di Xanten, il duomo sullo sfondo, gli addobbi di Natale e i banchetti dei mercatini.

Venerdì 20 novembre
Sveglia e colazione, saldo e parto. Mi convinco di essere in ritardo, e sicuramente prendo una multa (vedo un flash, facevo sicuramente più del limite di velocità consentito, non mi è ancora arrivata). Riconsegno l'auto e comunico che probabilmente ho preso una multa. Passo i controlli, aspetto il gate, mi metto in fila. Si parte e, come al solito, sonnecchio. A Bergamo fa quasi caldo, ed è una bella giornata. Navetta per il parcheggio, riconsegna dell'auto, e via. Faccio rifornimento, e vista l'ora, cerco un ristorante. Cerco su google, e dopo qualche minuto sono all'Antico Mulino Urgnano, tra le sperdute frazioni di Urgnano e Basella. Cucina tipica bergamasca, dicono, pieno di gente, varie opzioni menù e un buffet davvero ricco. Spesa irrisoria. E si riparte per il paesello. Domani si vola di nuovo.

20151127

Mungere le stelle

Milking the Stars: A Re-Imagining of Last Patrol - Monster Magnet (2014)

C'è chi vive di reunions. C'è chi sta perennemente in tour, e magari suona interamente dal vivo uno o due album per intero, quelli per cui hanno raggiunto il successo. Si invecchia, anche nella musica, in molti modi, e soprattutto, in modi molto diversi da 30/40 anni fa. Anni fa, si moriva di overdose, e chi s'è visto s'è visto. Adesso, alle overdose si sopravvive, e magari si ha una seconda giovinezza. Forse, questo è quello che sta accadendo ai Monster Magnet di Dave Wyndorf. Come vi ho raccontato in passato, nel 2006 Dave ebbe un'overdose, dalla quale si è fortunatamente ripreso. Nel novembre del seguente anno fu pubblicato il loro buon ritorno 4-Way Diablo, al quale sono seguiti gli altrettanto ottimi Mastermind (2010) e Last Patrol (2013). Ecco: inventandosene una abbastanza originale (contraddizione in termini, ora vedrete), dal 2014 hanno cominciato a reinterpretare i loro dischi, andando all'indietro nel tempo. Sono quindi partiti proprio dal disco del 2013, risuonando con nuovi arrangiamenti, e addirittura nuovi titoli, tutti e nove i pezzi della versione base di Last Patrol (non contiamo le due bonus track). Sette versioni in studio, due pezzi live (tra cui Three Kingfishers di Donovan, anch'essa originariamente su Last Patrol), e due inediti (la lunga intro Let the Circus Burn e lo strumentale Goliath Return). Il risultato è intrigante, divertente, avvolgente, naturalmente ricorda il disco originale ma accontenta i vecchi fan dei MM, perché riprende i binari dello space rock dei loro esordi (Wyndorf ha definito lo stile del disco "a weird 1960s vibe"), e ci regala una band in ottima forma, Wyndorf compreso.
Per terminare il discorso aperto prima, è da poco uscito Cobras and Fire (The Mastermind Redux), naturalmente la rivisitazione del disco precedente a Last Patrol, Mastermind. Chissà dove arriveranno. Ne parleremo.



Some band get in a reunion. Some other band are constantly on tour, and they plays entirely one or two albums in full, those with that have achieved success. You get older, even in music, in many ways, and above all, in very different ways from 30/40 years ago. Years ago, rockstars dying of a drug overdose, and wave goodbye. Now, you often survives overdose, and sometimes you have a second chance. Perhaps, this is what is happening to the Monster Magnet of Dave Wyndorf. As I told you in the past, in 2006 Dave had overdosed, from which he fortunately recovered. In November of the following year, the band released their good return "4-Way Diablo", which was followed by the both excellent "Mastermind" (2010) and "Last Patrol" (2013). Invented a quite original one (a contradiction in terms, now you'll see), from 2014 they began to reinterpret their albums, going back in time. They started precisely with the album of 2013, re-playing those songs with new arrangements, and even new titles, all nine pieces of the basic version of "Last Patrol" (not counting the two bonus tracks). Seven versions in the studio, two live tracks (including "Three Kingfishers", a Donovan cover, also this one originally contained in "Last Patrol"), and two new songs (the long intro "Let the Circus Burn" and the instrumental "Goliath Return"). The result is intriguing, entertaining, fascinating, naturally recalls the original album, but make happy the old fans of MM, because it takes up the footsteps of the space rock of their beginnings (Wyndorf has defined the style of the album "a weird 1960s vibe"), and there it gives back a band in top form, including Wyndorf.
To end the conversation I opened first, it's being rolled out "Cobras and Fire (The Mastermind Redux)", of course, the review of the previous album of "Last Patrol", "Mastermind". Who knows where they will arrive. We'll talk about that.

20151126

Credo che sto andando giù

B'lieve I'm Going Down - Kurt Vile (2015)

Nonostante vi abbia già parlato di Kurt Vile, e nonostante molti di voi lo apprezzino molto più di me, sapete che il suo genere non è propriamente quello che "coltivo nel mio giardino" (perifrasi per non usare quella della "tazza di té": vi piace?), seppure la vecchiaia incombente mi faccia via via perdere l'identità (probabilmente fino all'uscita del prossimo Volbeat). Ho ascoltato più e più volte questo suo nuovo B'lieve I'm Going Down, e l'impressione che mi ha fatto è stata più o meno quella che mi fece il precedente Walkin' on a Pretty Daze, e cioè non impressionante, tanto è vero che non ve ne ho parlato, come invece feci a proposito dell'ancor precedente Smoke Ring for My Halo, che invece mi colpì molto. Non vorrei passare queste righe di commento ad autoanalizzarmi, ma visto che proprio il disco del 2011 era, per me, il primo approccio col ragazzo di Philadelphia, evidentemente la novità prese il sopravvento.
Cerchiamo di capirci: non c'è nulla di sbagliato in questo sesto disco, da molti recensori accolto in maniera entusiastica. La solita attitudine low-fi, la stessa somiglianza ad un J Mascis meno ubriaco, stessa sensibilità poliedrica attorno ad una sorta di americana influenzata da tutto quello che il rock ha offerto in questi ultimi 30 anni, il che lo rende diverso da qualsiasi cosa si senta in giro. Ci sono momenti davvero interessanti, anche in questo disco, come lo splendido giro di chitarra di Wheelhouse, l'arpeggio stoppato di All in a Daze Work, il mellotron accennato nell'eterea That's Life, Tho (Almost Hate to Say), e probabilmente i due pezzi migliori (o forse solo i più immediati) sono quelli che "racchiudono", come fossero parentesi, il disco, l'apertura ritmata di Pretty Pimpin, e la chiusura folk elettrica di Wild Imagination. 
C'è qualcosa che non mi convince, paradossalmente una certa monotonia, anche in questo B'lieve I'm Going Down, e che non riesce a farmi gridare al miracolo, però.



Although we have already talked about Kurt Vile, and despite many of you appreciate him, much more than me, you know that his genre is not exactly what "I grow in my garden" (just to don't use the paraphrase "it's not my cup of tea": did you like it?), although old age is making me gradually lose the identity (probably until the next Volbeat record). I heard over and over again his new "B'lieve I'm Going Down", and the impression I had was pretty much what I had with the previous "Walkin 'on a Pretty Daze": not so impressive. At the contrary, the earlier "Smoke Ring for My Halo", impressed me a lot. Anyway.
Let us be clear: there is nothing wrong with this sixth album, that many reviewers welcomed enthusiastically. The usual low-fi attitude, the same resemblance to a J Mascis less drunk, the multifaceted same sensitivity around a kind of Americana affected by everything that rock has offered over the past 30 years, which makes it different from anything you've heard around. There are some really interesting things, even in this record, such as the beautiful guitar riff of "Wheelhouse", the syncopated arpeggio of "All in a Daze Work", the almost-hidden mellotron in the ethereal "That's Life, Tho (Almost Hate to Say)", and, probably, the two best songs (or perhaps only the most immediate ones) that seems "containing", as they were parentheses, the rest of the album, the rhythmical opening of "Pretty Pimpin", and the closure with the electric folk "Wild Imagination".
There is something that does not convince me, paradoxically, a certain monotony, even in this "B'lieve I'm Going Down", and that doesn't allow me to scream at the miracle, though.

20151125

Rochefort-en-Yvelines (Francia) - Ottobre 2015 (2)

Giovedì 22 ottobre
Prendo un caffè e un croissant al volo, che i colleghi si stanno già riunendo nella sala che stiamo usando da ieri. Oggi la giornata è improntata su presentazioni dei risultati, vari speech, e qualche riconoscimento per i risultati raggiunti. Non ci crederete, ma per me è interessante pure la giornata di oggi, per vedere cosa stiamo facendo in tutti i continenti, e per vedere se i nostri sbattimenti valgono a qualcosa. Certo, quando si arriva a discutere della qualità dei prodotti, soprattutto dei reclami che stiamo prendendo, la Supply Chain viene messa sulla graticola, ma va bene sentirsi pungolati, che altrimenti ci si annoia (questa è una delle mie battute più classiche). C'è anche il momento Q&A (questions and answers), che seppur pilotato, mi fa prendere coraggio e domandare alla solita rappresentante delle Risorse Umane se ho il permesso di contattarla, nel caso non ricevessi sufficienti risposte dal capo delle Risorse Umane del mio stabilimento. Qui ci sarebbe da aprire una parentesi ampia, ma non è il caso: vi basti sapere che stiamo combattendo per una persona temporanea (ormai da 4 mesi), e per una sostituzione di una collega che andrà in pensione a breve, con qualcuno di valido, e ci siamo rotti le scatole di accettare sempre quelli che dagli altri sono considerati scarti.
La camera
Un particolare della sala riunioni che mi ha colpito

I lavori terminano verso le 5 del pomeriggio, e io sono uno degli ultimi ad andarmene. C'è tempo per scambiare due parole con uno dei miei capi, che mi chiede se possiamo vederci lunedì prossimo, dato che sarò a Bruxelles, quindi fissiamo di pranzare insieme. C'è in ballo una mia candidatura per un posto che implica un trasferimento, per cui prima so qualcosa, meglio è. Gli amici sudamericani e l'amico bulgaro, che mi ha dato molte dritte sui piatti da scoprire quando ho fatto i miei giri nei Balcani, sono tra gli ultimi ad andarsene.
Ero arrivato qui quasi intimorito, felice di essere stato invitato, me ne vado, io che sono ingenuo e credo davvero a quello che dicono le persone, con una grande soddisfazione: il lavoro che sto facendo con il mio gruppo, è apprezzato anche al di fuori dell'organizzazione di cui facciamo parte, la Supply Chain. Ho conosciuto, come detto, colleghi provenienti da ogni parte del mondo, Bulgaria, Germania, Inghilterra, poi Asia e Sud America, Nord America, e tutti mi hanno ringraziato per il lavoro che stiamo facendo. C'è chi, addirittura, uno dei componenti del marketing più anziani, riconosciuto da tutti come un vero personaggio (somiglia ad Agassi), si è spinto ancora più in là, stringendomi la mano per un po', e dicendomi, in presenza di un'altra persona, che gli piace come approccio le problematiche: sempre positivo, propositivo, veloce nelle risposte. Mi commuovo solo a ripensarci.
Dopo le 18 ecco il mio taxi: sono solo io su un veicolo tipicamente statunitense, una jeep enorme della quale non oso immaginare la cilindrata. Soliti ingorghi sulla via per Parigi, sono stanco e quasi mi assopisco. Riesco a scherzare in francese con il tassista, che mi scarica davanti all'Hilton di Orly aeroporto, dove ho prenotato la notte. Faccio una foto all'auto, per mio nipote: per qualche strano motivo, il giorno seguente mi accorgo che non è venuta. Check in, salgo in camera (spaziosissima, anche se si nota che l'albergo comincia ad aver bisogno di una rinfrescata), e poi scendo per cenare, che sono quasi le 20. 
Esco, fumo una sigaretta, torno in camera e mi sparo una serie di episodi vari delle mie serie preferite. 
Venerdì 23 ottobre
Mi sveglio con calma, oggi è, come dire, una giornata persa. Scendo per la colazione, risalgo per preparare il tutto, scendo di nuovo, saldo, prendo la navetta, arrivo all'aeroporto, passo i controlli, attendo il mio volo, mangio qualcosa, mi imbarco. Sul volo c'è una band, evidentemente reggae, con ben due componenti in sedia a rotelle. Dalla prima fila osservo la lunga trafila per il loro imbarco. Bella giornata, il volo è di quelli tutti da osservare al finestrino. Le Alpi son sempre uno spettacolo, e quando se ne esce riconosco La Spezia e il litorale. All'atterraggio, è tardi per rientrare a lavoro. O meglio, sarebbe tardi. Se non fosse che mi chiama il capo, c'è un problema, ho il pc con me e sono le 17 passate, rientro e ci faccio le 20. E' un lavoro duro, in pochi lo capiscono, ma qualcuno lo deve fare.
Domani allo stadio col nipote, e domenica mattina si riparte per Bruxelles.

20151124

Bruxelles (Belgio) - Ottobre 2015

Domenica 25 ottobre
Ore 6 AM ritrovo all'ingresso dello stabilimento. Con me ci sono due colleghi, un vecchio amico che fa parte della mia squadra, e una giovane ma qualificatissima collega che, dopo svariati contratti a tempo, è stata finalmente assunta, e adesso si occupa di qualità e reclami. Stiamo andando a fare un corso su un nuovo sistema sul quale saranno poi riversati i reclami, per cui mi sembrava giusto portare queste due persone, per motivi diversi, ma è giusto così. Per loro è la prima volta in assoluto a Bruxelles, non solo per lavoro, ma pure per piacere, quindi mai volo fu più "giusto" come orario: arriveremo alle 11, ci vorrà un'oretta per arrivare all'albergo (voliamo con Ryanair da Pisa su Charleroi, che come ormai tutti sanno, è a ben 75 km da Bruxelles), ma abbiamo tutto il pomeriggio per fare i turisti, e a me, nonostante ormai ci sia stato già molte volte, piace sempre. Già prima dell'imbarco, scopriamo che sul volo con noi c'è anche un altro collega, di un altro servizio, ma amico comune. Volo tranquillo, un po' sonnolento ovviamente, arrivo in orario, anche l'amico, che va da un'altra parte, ha noleggiato un auto, quindi prendiamo un caffè senza fretta e ci avviamo al noleggio. L'essere iscritto al programma di fidelizzazione della Hertz (oltre che a quello AVIS), mi regala questa sorpresona che voglio fotografare:



Salutiamo l'amico e partiamo in direzione Bruxelles, tempo grigio ma poca pioggia, e fortunatamente poco traffico. Abbiamo perso un po' di tempo, quindi mi dirigo direttamente al ristorante dove avevo già pensato di portare i colleghi per pranzo, ancora prima di andare in albergo. Loro accettano di buon grado, e quindi ci dirigiamo giusto lì. Sto parlando della brasserie De Drie Fonteinen, un luogo dove, forse lo ricorderete, sono capitato per caso la seconda volta che son venuto nella capitale belga (la prima in cui ho prenotato da solo), solo perché era il ristorante più vicino all'albergo che avevo prenotato un quella occasione. E siccome mi è piaciuto molto, stavolta voglio condividere.
Ottimo pranzo, anche se stavolta la bistecca di cavallo non è cotta come piace a me, ma il resto è tutto ok. Ci spostiamo verso l'albergo, il già descritto The Lodge di Vilvoorde, il quartiere dove vorrei vivere nel caso mi trasferissero qui (solo perché è il più vicino al Quartier Generale, e perché davvero poco simile alla ressa del centro), facciamo il check in e ci installiamo, una quarantina di minuti prima di ritrovarci nella hall per andare verso il centro. Mi metto in libertà in camera (mi sembra esattamente la stessa della volta scorsa), e mi metto a vedere la partita di calcio femminile tra le nazionali della Germania e quella della Turchia. Però!



Sono le 15, e ci ritroviamo nel cortile centrale; vi ricordo che l'albergo è stato ricavato da un'antica casa di correzione. I colleghi apprezzano l'idea e l'albergo. Prendiamo l'auto e ci dirigiamo verso quella che abbiamo stabilito essere la prima tappa: l'Atomium, che come forse vi sarete accorti, non ho mai visto, pur essendo ormai stato spesso a Bruxelles. Qualche giro per trovare un parcheggio non troppo lontano, ed eccoci lì.


Struttura imponente, c'è un sacco di gente fuori, e un sacco di gente in fila per entrare. Desistiamo per quanto riguarda la visita "interna", e nel frattempo, mentre la mia collega era impegnata a farsi delle foto con la struttura sullo sfondo, attacco bottone con tre ragazze portoghesi. Torniamo all'auto e ci dirigiamo verso il centro, in direzione di un parcheggio che mi ricordo di aver "usato" insieme ad altri colleghi in un'altra occasione. Arriviamo nonostante alcune deviazioni (in centro ci sono molti lavori), parcheggiamo, e prendiamo una delle vie che dal Boulevard du Jardin Botanique vanno verso la Grand Place. E' un bel passeggiare, molta gente, bei negozi, temperatura giusta. Pian piano arriviamo alla piazza, e ci sediamo per un caffè.


Due chiacchiere, si fa una certa, e torniamo all'auto. Si torna in albergo, e si esce dopo una mezz'ora per la cena, al ristorante vicino all'albergo, il da me già testato (un paio di volte) Canal Vilvoorde, giusto a quattro passi a piedi. Sono appena le 20, ma c'è poca gente e quando finiamo stanno praticamente chiudendo. Cena soddisfacente, attraversiamo la piazza pedonale, e ci salutiamo per la notte.
Lunedì 26 ottobre
Sveglia presto, check out e via verso il quartier generale. Ci registriamo all'ingresso, e devo scomodare l'unica collega che so essere a lavoro a quell'ora. Ci salutiamo, e comincio ad introdurre i miei colleghi ad altri colleghi, che io conosco già. Io faccio un po' di pubbliche relazioni, uno dei colleghi controlla che "a casa" fili tutto liscio. Alle 9 scendiamo di un piano e andiamo verso la sala riunioni dove si svolgerà il corso. Abbiamo già avuto una sessione introduttiva qualche settimana prima, via conf call, tutto fila liscio e terminiamo prima dell'orario prestabilito. Saluto tutti, i miei due colleghi vanno a pranzo con il resto del corso, io salgo di due piani e vado ad attendere il mio capo (uno dei) nel suo ufficio. Non è ancora arrivato, saluto l'ufficio dei suoi collaboratori, quello che potrebbe essere il mio tra poco. Come forse vi ho detto, mi sono candidato per un posto vacante, proprio lì, in quell'ufficio. Arriva il mio appuntamento, e andiamo verso il ristorante aziendale. Mentre pranziamo, F., il mio capo, mi fa qualche domanda introduttiva, soprattutto sulla situazione dell'ufficio in Italia. Gli espongo le cose che già sa, aggiungendo la novità che una del mio team è stata convocata dal capo delle Risorse Umane per la pensione, e lei ha accettato. Nel giro di due mesi (neppure) se ne andrà, e al suo posto ci è stata proposta una persona che non è assolutamente adatta a sostituirla. Lui mi supporta al 100%, e scuote la testa per questa ulteriore notizia che non lo convince proprio. Entriamo nel discorso personale: mi dice, in maniera gentile ma molto diretta, che ha scorso la lista dei candidati per questo posto a Bruxelles, e che sicuramente non mi sceglierà, ma non sceglierà nessuno della lista. E' un posto delicato, per il quale vuole una persona altamente qualificata. Mi ribadisce che mi tiene in grande considerazione, mi domanda il mio curriculum, e se rimango comunque disponibile al trasferimento, se ho delle preferenze. Gli rispondo che non ne ho, che ho voglia di un'esperienza diversa, e che mi sento pronto a qualsiasi destinazione. Mi dice che potrei ricoprire altri ruoli, anche altrettanto prestigiosi, al momento giusto. Riapre un discorso di promozione di livello, che avevamo intrapreso il mese scorso, ribadendo che è ridicolo che non sia ancora a livello quadro, mi promette che spingerà per quanto può (ma la cosa dipende dal mio sito di appartenenza), mi dice che anche il suo capo, quello dell'intera Supply Chain, è del suo stesso parere, che ne hanno parlato. Lo ringrazio, sinceramente, non mi sento squalificato dal fatto che abbia deciso di non scegliermi per quella posizione, anzi, mi sento lusingato di tutto quello che mi ha detto, delle possibilità che mi ha lasciato intravedere, della considerazione che ha sempre dimostrato per me, e che oggi ha ribadito. Torniamo verso il suo ufficio, saluto ancora i suoi collaboratori, e torno al piano di sotto dai miei colleghi. Continuo fra pubbliche relazioni e chiacchiere di lavoro, una sorta di riunione informale, ricevo anche un invito ad uscire a bere qualcosa insieme a tre colleghi molto più giovani di me, con i quali nonostante la distanza e le frequentazioni dilatate nel tempo, si è creata una sorta di amicizia. Dico loro che accetto volentieri, la prossima volta sicura che dovrò tornare a Bruxelles sarà in gennaio 2016, e che sarò col mio capo italiano, che parteciperà volentieri. Alle 16,30 non transigo, si parte per l'aeroporto: la strada non è lunga ma il traffico potrebbe essere infernale, non voglio rischiare. Ci siamo dati appuntamento con l'altro collega, per mangiare qualcosa prima del volo. Si parte.
Il traffico non è malaccio, ma comunque ci impieghiamo quasi 2 ore. Durante il tragitto, mi chiedono come sia andato l'incontro, e racconto tutto. Sono quasi più delusi loro di me. So che non lo fanno per adulazione o piaggeria, mi stimano veramente. 
Rifornimento alla stazione di servizio a poche centinaia di metri dall'aeroporto, il collega mi chiama per dirmi che lui ha già consegnato l'auto, gli dico che stiamo arrivando.
Consegno l'auto, e mangiamo qualcosa prima dei controlli di sicurezza. Acquisti di cioccolatini per i colleghi e le mogli, una tradizione, e poi controlli di sicurezza. Si attende il gate, ci mettiamo in fila, ci imbarchiamo, sonnecchiamo durante il volo. Puntuale, salutiamo il collega a Pisa, proseguiamo per il parcheggio. Veloci verso il paesello, verso la mezzanotte siamo al punto di incontro. A domattina, di nuovo al pezzo.

20151123

Danzica (Polonia) - Ottobre 2015 (3)

Arrivo fino alla stazione dei treni, divago fuori dal centro storico, ma è palese che la parte più bella e interessante sia quella attorno all'albergo. Comincia a piovere, continuo a passeggiare, ma a metà pomeriggio desisto. Rientro in albergo e mi dedico all'attività che preferisco nel tempo libero: stare sdraiato e guardare serie tv.
Esco di nuovo verso l'ora di cena, rimango sulla via lunga (Ulica Dluga), e mi faccio convincere dal ristorante Napoli, dove capito accanto ad un tavolo fastidiosissimo, dove tre energumeni, forse svedesi, evidentemente alticci, importunano un po' tutte le cameriere, che però conservano una calma olimpica e ammirevole. Al momento del conto ci scherzo sopra con una di loro, e domando chi è italiano nello staff del ristorante, e mi rispondono candidamente "nessuno". Rientro in albergo.  Domenica 18 ottobre
Giornata uggiosa come da previsioni, ma con l'aiuto dell'ombrello si viaggia ugualmente.
Faccio colazione presto, poi perdo un po' di tempo in camera. Esco, faccio un escursione oltre la Porta Verde, attraverso un paio di ponti e passeggio lungo la marina, lungo un altro braccio di fiume. Ubico un paio di ristoranti che hanno buone recensioni, ma l'orario non è ancora giusto per il pranzo, e quindi giro ancora un po', attorno alla cattedrale, lungo le vie turistiche, fino all'ora del pranzo. Qui, opto per il Literacka in Mariacka, anche di questo in rete se ne parla bene. Il ristorante è vuoto, ma è piccolo, la cameriera mi domanda se ho prenotato, le dico di no, e mi dice che per le 13,30 ha tutto prenotato. Rispondo che non le darò problemi. Ordino un piatto solo, e un bicchiere di vino. Finisco in breve, e vedo la ragazza sorridente ma stanca. Faccio qualche battuta sulla seratona di ieri (immagino), e ci prendo, mi spiega che doveva essere di festa, e invece il suo collega si è dato malato, e l'hanno richiamata in extremis, insomma, prendo un caffè, insisto perché prenda la mancia (rifiuta un paio di volte, proprio perché sa di non essere in gran forma), la invito a fumarsi una sigaretta insieme a me fuori dal locale, accetta, facciamo due chiacchiere, un bel momento. Arrivano dei clienti, la saluto, e riprendo a passeggiare per le vie di Danzica.
Ho visto quasi tutto, quindi la giornata finisce dopo qualche ora. Riprendo le attività di ozio, e tra l'altro, il piatto di pasta di oggi, molto carico, fa si che non abbia fame neppure all'ora di cena, esco brevemente per mangiare un'insalata in un altro locale della via lunga, e rientro.



L'interno del Literacka
Lunedì 19 ottobre
Mi sveglio con calma, colazione, preparo i bagagli e lascio la camera. La giornata è sempre nuvolosa ma migliore delle precedenti, quindi lascio il trolley alla reception ed esco per una passeggiata. All'ora di pranzo, come ripromessomi, mi accomodo al Cafe Bar Mon Balzac, il ristorante inglobato nell'albergo, mi prende in cura una rossa interessantissima, intravedo dalla finestra il tassista che mi ha accompagnato all'arrivo. Faccio l'ora del trasferimento, vado alla reception, l'autista si presenta, prendo il trolley e saluto, via verso l'aeroporto.
Domani si riparte per Parigi.