No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20141224

عمر

Omar - di Hany Abu-Assad (2013)
Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)

Cisgiordania (West Bank). Omar, Amjad e Tarek, amici d'infanzia, formano una cellula di combattenti per la libertà del loro paese, oppure una cellula di terroristi, a voi la scelta, come recita la sinossi del film su imdb.com. Quasi ogni giorno si esercitano nel combattimento corpo a corpo e nella mira col fucile. Si stanno preparando per un'azione. Tarek è il capo della cellula.
Ma Tarek ha, come spesso accade, una famiglia numerosa, fratelli e sorelle, tra cui Nadia, non bellissima ma piacente, della quale sono invaghiti sia Omar che Amjad. Per quello che ne sa lo spettatore, Amjad la fa ridere (soprattutto quando fa il suo cavallo di battaglia, l'imitazione di Marlon Brando nel Padrino), ma i suoi occhi sono per Omar; Omar che quasi ogni giorno, sfida i cecchini israeliani e le botte dell'esercito "occupante", scavalca il muro per andarla a trovare a lavoro o per parlarle accucciati sotto la finestra di casa sua.
Omar è deciso a sposare Nadia; sta mettendo da parte tutti i risparmi che riesce ad accumulare, per comprare un appartamento decente. La parte più difficile sarà chiedere la sua mano a Tarek. 
Arriva però il giorno decisivo per l'azione. I tre rubano un auto, e sparano ad un soldato israeliano. Sembra che riescano a scamparla, ma Omar viene catturato. E la detenzione non è una passeggiata. L'esperto agente israeliano Rami gli propone un accordo, per farlo uscire dalla detenzione. Omar resiste, ma alla fine sembra cedere. Dovrà fare in modo di consegnare chi ha sparato alle forze israeliane. Lo farà?

I registi sono come gli sportivi, o come qualsiasi essere umano: i bioritmi non sempre assicurano prestazioni di alto livello. Il palestinese Hany Abu-Assad (cittadino israeliano, nato a Nazareth nel 1961, emigrato in Olanda nel 1981, attualmente residente in Danimarca, identifica se stesso come palestinese), che avevamo conosciuto col suo splendido (necessario, ebbi a definirlo) Paradise Now che alcuni anni fa si guadagnò una nomination, ha galleggiato fino a qualche tempo fa, tra film corali (Stories on Human Rights, Do Not Forget Me Istanbul) e un film invisibile (The Courier, invisibile perché probabilmente di scarso valore), finché, dopo otto anni, rieccolo: premio speciale della giuria a Cannes, nomination dell'Academy (Oscar), come già per Paradise Now, come miglior film in lingua non inglese. Non ha vinto, e se penso che ha vinto La grande bellezza mi viene un po' da ridere. Viva l'Italia.
Lasciando da parte le polemiche, vorrei solo ribadirvi che quest'anno ho avuto davvero poco tempo, sia di andare al cinema, sia di vedere quantomeno i film che pensavo valessero la pena, e alla fine sono felice di aver trovato due ore per vedere questo, insieme a due amici, che da me si aspettano il meglio: sono piuttosto sicuro di essere riuscito ad accontentarli. Omar ci riporta la maestrìa di Abu-Assad, così come la ricordavo, nel raccontare la durezza della vita di un popolo che spesso viene dipinto come terrorista, ma al tempo stesso a parlare d'amore, e ci ricorda quanto bravo sia lo stesso regista a scrivere copioni: sono sicuro che qualcuno rimarrà incantato davanti al finale, così come lo è stato davanti a Una separazione o About Elly di Farhadi.
Il film possiede molte scene di grande impatto (emotivo e scenico), e le abbina ad ottimi momenti di puro parkour, durante gli inseguimenti. Un altro grande pregio di Abu-Assad è il casting: stavolta, Leem Lubany, debuttante senza aver frequentato scuole di recitazione, nella parte di Nadia è una bellissima scoperta, tanto che la rivedremo presto in Rock the Kasbah di Barry Levinson con Bill Murray, mentre Adam Bakri, che interpreta Omar, è tanto bello quanto bravo. A volte viene da pensare che la recitazione sia nei geni: Adam è uno dei figli di Mohammad Bakri (regista e attore, Private, La masseria delle allodole). I suoi fratelli sono entrambi attori, Saleh (La banda, Il tempo che ci rimane, La sorgente dell'amore)  e Ziad (Miral, Il tempo che ci rimane).
Insomma, guardatevi Omar, così poi la smettete di rompere i coglioni perché non riuscite a trovare una fidanzata.

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