No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20141228

piuttosto

Non sono un purista della lingua italiana, anzi, mi piace parlare in vernacolo, mi piacciono i dialetti, mi piace perfino usare termini inglesi, mi piace conoscere lo slang (o l'argot) nelle lingue che più o meno padroneggio, ma quando devo scrivere o parlare in un italiano che dovrebbe essere compreso da tutti, mi piace essere preciso. Così dovrebbero essere quelli che scrivono sui giornali, che parlano in televisione, o che parlano alla radio. 
Ecco perché, nella stessa maniera in cui mi arrabbio quando su un giornale trovo scritto "qual è" con l'apostrofo (è scorretto, si scrive senza), mi incazzo a dismisura quando sento qualcuno che dovrebbe parlare in italiano corretto, dire "piuttosto che" quando invece dovrebbe dire "oppure" (anche gente che scrive libri).

Allora, mi faccio aiutare da una rubrichetta di Internazionale (sul nr. 1082), Le correzioni, di Giulia Zolli.

Piuttosto confuso

"Ultimamente sento adoperare 'piuttosto che' al posto di 'oppure', ci scrive una lettrice. "Ma è corretto?". Cara lettrice, no! Questo uso scorretto ha cominciato a diffondersi già dagli anni ottanta, di pari passo con gli anatemi di linguisti, scrittori e appassionati della lingua. E' diventato perfino il titolo di un libro, di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota (Sterling & Kupfer 2014). A quanto pare viene dal Norditalia, si è propagato soprattutto con l'aiuto della tv e della pubblicità, e ormai lo usa un sacco di gente, giornalisti compresi, magari con l'idea che serva a darsi un tono. Altri motivi non se ne vedono, visto che crea solo confusione. "Tizio legge Internazionale sul tablet piuttosto che sulla carta". Secondo la grammatica significa che Tizio legge sul tablet anziché sulla carta, secondo la nuova moda invece significa che lo legge un po' qui e un po lì, indifferentemente. A chi dobbiamo dare retta? E' difficile trovare una risposta definitiva. Le lingue cambiano lentamente e spesso quello che un tempo era considerato un errore finisce per essere accettato. Staremo a vedere. Nel frattempo, fiduciosi, facciamo la guerra al "piuttosto che" disgiuntivo.

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