No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150607

Cacciatore di volpi

Foxcatcher - di Bennett Miller (2014)
Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)

Mark (medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1984 e campione del mondo 1985 e 1987 - categoria 82 kg.) e Dave Schultz (medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1984 e campione del mondo 1983 - categoria 74 kg.), fratelli, sono stati due campioni di lotta libera statunitensi. Dave, che aveva ad un certo punto intrapreso l'attività di allenatore della stessa disciplina, era un uomo tranquillo, soddisfatto. Sposato con Nancy, avevano due figli. Mark era un personaggio estremamente introverso, solitario. Soffriva, probabilmente, la figura del fratello maggiore, nonostante i due si volessero molto bene.
Ad un certo punto della sua vita, Mark fu contattato da John Eleuthère du Pont, l'erede dell'omonima famiglia, con disponibilità pressoché illimitate, un uomo che probabilmente non aveva mai fatto fatica in vita sua, e per questo, probabilmente, si dedicava alla filantropia, alla scienza e allo sport. Gli piaceva essere definito ornitologo, filatelico, filantropo, allenatore (coach). Era convinto che gli Stati Uniti d'America avessero bisogno di ordine (pare che la polizia locale si allenasse nel suo personale poligono) e di eroi. Per questo, convocò Mark Schultz: voleva che andasse a vivere nella sua tenuta, voleva che avesse tutto quello che gli serviva per concentrarsi esclusivamente sullo sport, sul suo dono. Mark accettò, e John così fece: costruì un centro attrezzato per permettere ad un intera squadra di lottatori di allenarsi e vivere lì. Il rapporto tra i due diventò quasi morboso, e dopo qualche tempo John riuscì a convincere anche Dave ad unirsi al team Foxcatcher, e anche Dave si trasferì nella tenuta du Pont con tutta la famiglia. Dave divenne il vero allenatore del team, dato che nel frattempo, a Mark si erano aggiunti altri giovani promettenti lottatori. Non finì bene. Il film ce lo racconta.

Oggetto abbastanza strano, questo Foxcatcher (che in italiano ha assunto il sottotitolo di Una storia americana) di Bennett Miller, ottimo artigiano di film a discreto budget con cast importanti: tenete conto che i suoi (soli) due film precedenti sono stati Capote (Truman Capote - A sangue freddo, Oscar per Philip Seymour Hoffman) e Moneyball (candidato a più Oscar, sceneggiatura di Aaron Sorkin). Prima aveva diretto un documentario, The Cruise, che fu reputato molto interessante, e che gli aprì molte porte. Con questo Foxcatcher è stato in corsa a Cannes nel 2014, dove ha vinto il premio come miglior regista (Prix de la mise en scène).
La storia non la conoscevo, ma devo dire che è abbastanza prevedibile. E' tratta dal soggetto dello stesso Mark Schultz, che con lo stesso materiale ha scritto il libro Foxcatcher: The True Story of My Brother's Murder, John du Pont's Madness, and the Quest for Olympic Gold ed è sceneggiata da Dan Futterman (Capote) ed E. Max Frye (Band of Brothers, Qualcosa di travolgente).
Il film lascia un po' così; da una parte, ci si immagina quel che accadrà anche se, come nel mio caso, non si conosce quel che è accaduto. Dall'altra, i silenzi, i primi piani, le panoramiche che il regista usa in abbondanza, intrigano. E il montaggio pare voler spezzettare ulteriormente l'azione, rendere la storia una serie di scene. Forse è quello che mi ha convinto meno, mentre c'è da riconoscere che Miller è ottimo nel costruirle, queste scene. La fotografia, che definirei quasi opaca, mette a disagio da subito, e lascia presagire il peggio.
Il cast è all'altezza, anche se devo dire, andando controcorrente, che Steve Carrell (du Pont) mi è parso troppo preoccupato di mettere in evidenza il naso finto (e si sa che un handicap o un naso finto, o comunque un difetto fisico, portano quasi sempre matematicamente all'Oscar). Mark Ruffalo (Dave Schultz) è molto bravo a lavorare sottotraccia, dipingendo il fratello meno problematico, e Channing Tatum a mio parere è davvero a suo agio nei panni di Mark Schultz, un po' scemo, un po' rabbioso, un po' bambino, un po' orco, forte come Ercole e fragile come un vetro.

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