No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150622

Perù - Febbraio 2015 (34)

I partecipanti rimasti scendono un po' alla volta, ultima fermata vicino alla Plaza de Armas, scendiamo anche noi, il bus è troppo grande per infilarsi nella strada dove sta il nostro hostal. Scorrazziamo ancora un poco, incerti sulla cena, alla fine gira che ti rigira finiamo in un posto davvero di alta categoria, il Qorikancha, del quale vi ho detto qualcosa qui. Dria è ancora in preda alla fotomania.
Ci sediamo, come si può notare, in terrazza, il locale fornisce perfino le stufe per chi sente fresco. Scambiamo quattro chiacchiere con una coppia statunitense, ordiniamo. Prezzo alto, porzioni nouvelle cuisine, ma soddisfacente. Si tirano le somme, per me, si medita sulle prossime settimana, per Dria. Forse sto invecchiando, forse Dria ha avuto pazienza, forse sono andato sopra le righe poche volte, fatto sta che alla fine i momenti di tensione tra di noi non sono stati troppi, e la convivenza è andata bene. Il viaggio è di quelli che lasciano traccia, ma è ora di tornare (anche perché tra non molto me ne aspettano altri, seppur meno intriganti, meno lunghi e meno lontani). Si rientra con calma, siamo abbastanza stanchi, domattina c'è tutto il tempo di cercare un punto internet, fare il check in on line, preparare i bagagli, chiamare un taxi. Il volo da Cusco per Lima è pomeridiano, a Lima mi attende quello per Amsterdam dopo le 21.
Venerdì 21 febbraio
Ci svegliamo, facciamo colazione. Io scendo verso il centro, il punto internet nella strada dell'hostal apre chissà quando. Anche quello che trovo sta aprendo: mi chiedono di ripassare tra 10 minuti. Girovago. Torno. Entro mentre una ragazza che a me sembra più una bambina sta passando lo straccio sul pavimento. Sito LAN, check in. Fatto. Stampo. Sito KLM: check in. Al momento di ceccare, mi faccio tentare: con 70 euro in più, sul Lima-Amsterdam si compra il posto con lo spazio per le gambe. Ma dai, crepi l'avarizia, son 12 ore abbondanti e finalmente, 70 euro in più non mi fanno male. Lo prendo. Stampo. Salgo di nuovo verso l'hostal. Saldiamo il conto. Salderò il conto con Dria da casa, avevamo una cassa comune e alla fine, gli devo qualcosa. Manca ancora un bel po', ci sediamo nel patio e ci scambiamo gli ultimi convenevoli di questa avventura condivisa. Si parla di casa. Problemi di lavoro, chi ne ha troppo e chi ne ha troppo poco. Si fanno le 12. Come mi si conviene, parto per l'aeroporto con un anticipo epocale. Saluto Dria, e salgo sul taxi. Il tassista è loquace, e la breve corsa finisce per essere il più interessante spaccato sul Perù moderno: il tipo mi dice che, nonostante tutti i difetti, i politici, la corruzione, la povertà, questo che il Perù sta vivendo è un momento buono. C'è lavoro, ci sono meno poveri, molti che erano emigrati stanno tornando. Anche lui ha qualche parente emigrato in Italia, a Milano. Lo saluto e lui mi augura buon viaggio. L'aeroporto di Cusco è piuttosto essenziale, con qualche velleità. Faccio passare il tempo, mangio qualcosa. Passo i controlli, vado verso i gates: ci sono ritardi a raffica. Pare che i voli dall'interno abbiano subito forti ritardi a causa di temporali verso la selva. Ma, alla fine, il mio volo parte pressoché in orario. Faccio una foto di quelle che si fanno, come direbbe René Ferretti, "a cazzo di cane".
Il volo è tranquillo, sprazzi di sereno ampi e il posto al finestrino mi danno modo di apprezzare una parte di Perù dall'alto. L'arrivo a Lima, con virata sul mare e discesa sopra il porto di Callao, è suggestivo. E' quasi ora di cena, e mi mangio ovviamente una pizza (è pure venerdì). L'imbarco è lungo, del resto l'aereo è di quelli sui quali ci sono diverse centinaia di persone. Il posto, però, è una figata: finestrino, accanto ad una delle uscite di sicurezza, niente davanti per decine e decine di centimetri, accanto un posto vuoto, dopo il posto vuoto una donna che avrà qualche anno meno di me e che sembra la versione cattiva di Margherita Buy, però parla un inglese che mi pare d'Inghilterra. In realtà, parla poco, dorme (o meglio, cerca di dormire) molto, e si spara un whisky prima di rannicchiarsi sotto la coperta. Hostess e steward simpatici e professionali (uno di loro mi fa i complimenti per l'inglese, e pure se è una bugia a me 'ste cose mi fanno star bene - ad un certo punto, capito che so piuttosto bene pure lo spagnolo, mi chiede perfino la traduzione di life jacket, e faccio un figurone anche perché gli dico che l'ho imparato leggendolo sulle poltroncine degli aerei delle aerolinee di lingua spagnola), discreta l'offerta di film, ma c'è poco da fare, quei 70 euro sono tra quelli spesi meglio in vita mia.
Sabato 22 febbraio
Arrivo ad Amsterdam che comunque non vedo l'ora di farmi un massaggio sulle apposite poltrone a due euro. Mentre ci prepariamo per sbarcare, smarco le coincidenze "strette" che scorrono sui monitor dell'aereo, e provo ad indovinare quale sia quella della mia vicina di poltroncina. Le faccio la domanda: Londra o Manchester? E lei: Tel Aviv. Ah (Margherita Buy cattiva. Magari versione Mossad. Di sicuro, almeno l'esercito israeliano). Lancio il battutone: "Posto tranquillo". E lei, molto serena (spero abbia apprezzato il mio non esser stato per nulla invadente durante il volo): "Guarda, in Israele i miei figli girano da soli e io non mi preoccupo, se abitassi a Lima non sarei così tranquilla". Magari ha ragione lei. Stancamente mi appropinquo all'imbarco dell'Amsterdam-Roma, passa pure questo e ci siamo. Adesso c'è solo da uscire dall'aeroporto, posizionarsi davanti al T1, chiamare la navetta del parcheggio, farsi portare all'auto, e guidare per poco più di tre ore su una strada di merda (non che non ne abbia viste, in Perù, di strade di merda...). Però, piove, per chi si fosse dimenticato che siamo in febbraio (e che tra due giorni è il mio 49esimo compleanno). Va bene così. Chissà se piove anche ad Arequipa. Ci metto un po' per trovare il raccordo e l'A12, faccio le due telefonate che devo fare (babbo e sorella), mi fermo per mangiare qualcosa, fumo una sigaretta. Domani è domenica, ma forse è meglio se nel pomeriggio mi porto avanti, e vado a leggermi tutte le email arretrate di lavoro. Va bene così. Arriviamo a casa e dormiamoci sopra. Il Perù, ormai, è dall'altra parte dell'oceano.
Lo so, sono passati molti anni dai miei primi viaggi, le emozioni sono diverse, più controllate, anche lo scrivere è meno emozionato, di sicuro meno emozionante. Ma il brivido di piacere del ritorno, così come quella sensazione di incertezza alla partenza, c'è ancora. E la conoscenza che ne deriva, quella è senza prezzo. Per tutto il resto...
Alla prossima.

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