No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150629

Up, Close & Personal

L'anno passato, il mio inquilino, nonché amico da una vita, mi comunicò che aveva intenzione di lasciare la casa, che, insieme alla sua compagna e a sua figlia, abitava da circa 13 anni.
Avevo comprato quella casa qualche anno prima, sono passati quasi 20 anni, poco dopo la morte di mia madre. Mio padre mi dette una grossa mano, complice una promessa che lui e mia madre stessa si erano fatti anni addietro: lasciare in eredità una casa a ciascun figlio. E, come forse sapete, io ho una sorella.
Ho abitato in quella casa per qualche anno. E' stata la mia prima esperienza di vita da solo. Poi, dopo qualche anno, ognuno dei miei familiari rimasti in vita (mio padre e mia sorella) aveva preso una strada diversa, e l'altra casa, quella che mio padre e mia madre erano riusciti a comprare dopo una vita di sacrifici, quella dove avevamo abitato per dodici anni in quattro (mia madre compresa), era rimasta vuota.
Vuota si, ma piena di ricordi. Soprattutto per mio padre. Mia madre l'aveva arredata a suo gusto, e mio padre stava facendo una fatica tremenda ad abbandonarla: non poteva viverci da solo, ma non riusciva ad affittarla ad estranei. Ci provò per un breve periodo, ma il solo fatto che potessero rovinare qualche mobile di quelli che avevano scelto insieme gli dava fastidio. Quindi, mi chiese di tornare ad abitare lì da solo, e di affittare casa mia. E così feci, affittando al mio amico che voleva cominciare una convivenza con quella che sarebbe poi divenuta sua moglie, nonché madre di sua figlia.
Torniamo all'anno passato. Quando l'amico mi comunica l'intenzione di andarsene, ci rifletto per qualche giorno, poi decido: la vendo.
Non si tratta di rompere una promessa, la casa è mia da quasi due decenni, e in fondo una casa o la compri per abitarla, oppure ne compri alcune per fartici uno stipendio, o almeno un guadagno. Se ci abitate, dentro una casa, forse fate meno caso a quello che vi costa: dovete abitarci. Se non ci abitate, e però affittate solo quella, vi rendete conto che vi costa un sacco, tra tasse e rotture di scatole, soprattutto se si tratta di un condominio e se in questo condominio ci vivono persone che, quando si tratta di manutenzione, non riescono a vedere più in là del proprio naso, e scelgono sempre la via del risparmio.
E' l'ora di guardare avanti: investire nel mattone, come si usa dire, è una roba antiquata. Tanto vale metterli in banca, ti fruttano alla stessa stregua, e quantomeno hai meno sbattimenti. Quindi, vendo.
Mi metto in mano ad un'agenzia di conoscenti. Chi mi conosce sa che non sono un tipo avido: la faccio valutare, mi indicano un range di 20mila euro. Dico a quelli dell'agenzia: mi va benissimo prenderci i soldi che stanno alla base di quel range. La mettono in vendita, e dopo due giorni abbiamo un'acquirente. Dopo qualche settimana abbiamo un'offerta. L'offerta è di 3mila euro più alta della soglia minima di quel famoso range. C'è da considerare la quota dell'agenzia, circa la metà di 3mila euro. Accetto immediatamente. Nel giro di 3 mesi firmo compromesso, poi il contratto: nel giro di un altro mese ho tutti i soldi in banca, la casa non è più mia. Sento di essermi tolto un peso. Adesso ho tutto il tempo per decidere come investire questi soldi, che non sono tanti da cambiarti la vita, ma sono abbastanza per non stare a riflettere da quale scaffale comprare lo stesso prodotto. Nel frattempo, mi faccio 4 vacanze in 4 mesi, senza preoccuparmi troppo del conto in banca.

Dopo la decisione di vendere la casa, mia sorella mi chiama una sera, e mi rivela che si è decisa a chiedere il divorzio da suo marito. E però, si è decisa a dirmelo adesso perché non era certa che, avendo deciso di andarsene da casa, non appena avesse messo le cose nero su bianco, io prendessi bene il fatto che l'unica opzione che aveva era tornare a vivere con me, portandosi tra l'altro dietro mio nipote. Le dico, e penso, che non c'è nessun problema, e, credeteci o no, sono praticamente contento. Sono quasi vent'anni che abito da solo, e nella vita ogni tanto ci vuole qualche cambiamento, che poi alla fine ti stufi pure di tutta 'sta libertà insita nella singletudine.

Passa qualche mese. Le cose vengono messe nero su bianco, c'è un accordo. Un paio di settimane fa, mia sorella, dopo aver passato un mese a trasportare le sue cose qua da me (che poi, in verità questa casa è mia in minima parte, soprattutto è di mio padre e di mia sorella), è definitivamente venuta ad abitare qui, dove abito io. 3 sere su 5 (e un weekend si e uno no) c'è anche mio nipote, con quei suoi cazzo di giochi per iPad, le pallonate sul terrazzo e il suo demente canale televisivo preferito (DMax). 
La vita va avanti. Siamo una famiglia, e all'improvviso, in questa casa c'è pure il divertimento.

3 commenti:

Filo ha detto...

a volte la vita combina dei piani che sfuggono alle dinamiche che ci siamo immaginati.
la vera sfida saper accettare i cambiamenti con spirito di rinnovamento.
(mi è uscita un po' da Coelho, però hai capito cosa volevo dire)

mazza ha detto...

vorrei dirti che ti stimo moltissimo ma poi passerei per un disco rotto.

cipo ha detto...

Grande Ale, un saluto a te e famiglia. Fagli vedé un po' di roba seria al tu' nipote, altro che DMax!