No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150605

Perù - Febbraio 2015 (30)

Il giorno "fatidico" arriva. Forse sarò io che gli sto dando troppa importanza, e badate bene che non sono emozionato, solo curioso, ma in verità l'andare a Machu Picchu ce l'ho in mente da più di 20 anni. Poi, succede che in questi 20 anni ho visto tanti luoghi, e adesso so perfettamente cosa aspettarmi. Ma ci tengo ugualmente.
La sveglia è decente, non ve lo avevo raccontato, ma quando abbiamo comprato l'escursione ci siamo raccomandati: volevamo quella dove ci si sveglia più tardi (non c'interessa né fare il camino Inca di quattro giorni a piedi, né arrivare sul picco sopra Machu Picchu all'alba, in modo da avere la stessa "visione" di Hiram Bingham), e dove ci fosse da camminare meno possibile. Ci prelevano all'Amaru II, e un autista tipicamente peruviano, con una guida diciamo discutibile, ci porta a Ollantaytambo in un paio d'ore. Qua ci lascia all'ingresso della stazione, dove si attende il treno che porta ad Aguas Calientes (rinominata Machupicchu Pueblo). La stazione è spartana ma elegante, ben tenuta: questa linea di treni della Perùrail, è conosciuta per essere una delle più care del mondo, se non LA più cara: il biglietto per un paio d'ore di viaggio costa una settantina di dollari a tratta. Abbiamo un po' di tempo, e verso le 8,30 ecco il nostro treno (ce n'è circa uno ogni mezz'ora). Io e Dria avremmo i posti adiacenti, ma saliamo in momenti diversi, e siccome i nostri posti sono vicini a quelli di un gruppo di tre donne che viaggiano insieme, ci chiedono se uno di noi due può fare a cambio con una di loro: acconsentiamo senza problemi, che siamo stati insieme fin troppo, e poi tra pochissimi giorni ci separeremo, quindi bisogna cominciare a farci l'abitudine. Gli scompartimenti (aperti) sono un po' come quelli dei vecchi treni delle Ferrovie dello Stato, ma per finta, nel senso che sono finto-rustico. A quattro posti, due poltrone che ne guardano altre due, con i tavolini in mezzo. C'è il servizio di colazione, tra l'altro neppure scarsa: e ti credo, per 70 dollari americani. Le tre donne che condividono i posti con me (Dria ha ceduto il suo posto, o meglio io ho accettato per conto suo) sono madre, figlia e amica. Dopo una fase di studio che dura pochi minuti, ci mettiamo a parlare. La madre è peruviana, ed è emigrata in USA, non ho capito bene (forse nemmeno l'ha detto), ma quasi sicuramente ha spostato uno statunitense. La figlia è giovane, carina e simpatica, gioca a soccer e studia al college, sa lo spagnolo ma non perfettamente. L'amica è della Costa Rica, ma parla perfettamente l'inglese americano. La discussione varia quindi dall'inglese allo spagnolo, parte dai viaggi, passa dal calcio e termina sulle serie tv, dove io e la giovane condividiamo l'entusiasmo per Jane the Virgin. Come avete visto dalle foto, ci incontriamo di nuovo a Machu Picchu e ci salutiamo ridendo e facendo qualche battuta. Il paio d'ore del viaggio passano in un batter d'occhio e mi regalano uno di quei momenti indimenticabili di condivisione con estranei che ti ricordi per sempre.
All'arrivo alla stazione di Aguas Calientes, attendiamo la nostra guida insieme ad un altro gruppo di persone. Ci portano al luogo dove partono gli autobus per il sito archeologico; la strada è sterrata, stretta e fatta quasi unicamente di tornanti e salita. Siamo all'ingresso del luogo che voglio vedere da oltre 20 anni che è quasi mezzogiorno, ma il cielo è ancora piuttosto nuvoloso. La visita dura circa due ore, la guida è paziente (con noi c'è una coppia spagnola con tre bambini piccoli che ne fanno di ogni) ed ha la stessa enfasi di tutte le guide peruviane (sembrano raccontarti una storia per bambini, la cosa è encomiabile, vi giuro), ci spiega tutto quello che c'è da sapere e perfino si scusa per il tempo, che non lascia apprezzare appieno la vista delle cime circostanti. Il luogo è, come detto, quello che ti aspetti se lo desideri da anni, ne hai letto, visto fotografie, sentito racconti. Eppure, ha una maestosità che non si riesce a descrivere a parole e con le foto. Ogni tanto piove qualche goccia, ma è poca roba. Quando stiamo per uscire, il cielo si apre leggermente. Frotte di visitatori arrivano in ogni momento: il sito è, giustamente, una fonte di guadagno inestimabile per il governo peruviano. Se ci pensi bene, non è così antico: la fondazione di questa cittadella "sperimentale", abitata da gente scelta, divisa in classi sociali, è antica più o meno quanto il viaggio di Colombo del 1492. In Europa, ed in particolare in Italia e Grecia, siamo abituati a cose ben più antiche. E però, Machu Picchu è una di quelle cose che vanno viste.
La visita termina, e l'autobus ci riporta a valle. Ad Aguas Calientes abbiamo poco meno di due ore prima che il nostro treno ci riporti ad Ollantaytambo. Ci sediamo in un luogo qualsiasi per mangiare qualcosa. La cittadina è attraversata da un fiume stretto ma impetuoso, ed ha probabilmente i prezzi più cari di tutto il Perù. La giornata volge al bello, e siamo coscienti di aver fatto la cosa per cui eravamo qui. Dria addirittura sta pensando di tornare in estate, con moglie e figlia. Sento di aver scaricato tutta la tensione, positiva ma che ogni tanto si trasforma in nervosismo, che di solito accumulo durante un viaggio di questo genere. Quando saliamo sul treno è evidente: sono probabilmente le due ore più ilari di tutto il viaggio.

Questo un ennesimo selfie:
Da notare: gli annunci sul treno sono fatti in spagnolo, inglese e giapponese. Si arriva a Ollantaytambo, si esce dalla stazione e c'è il nostro autista che ci attende. Si riparte per Cusco, e si arriva un po' prima dell'ora di cena. Sembra finita, ma ancora non lo è. Siamo a martedì, domani day off e giovedì Valle Sagrada, in pratica il percorso che abbiamo fatto oggi, da Cusco a Ollantaytambo, ma con fermate e visite varie. Un venezuelano che è qui all'Amaru II, ma che era anche al Totorani di Puno, ci dice che è un'escursione quasi più bella di Machu Picchu.
Venerdì ci saluteremo.

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