No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20150626

Zanna

Tusk - di Kevin Smith (2014)
Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)

USA. I due amici Wallace Bryton e Teddy Craft sono i conduttori di un podcast piuttosto popolare, The Not-See Party (che suona un po' come The Nazi Party), durante il quale cercano video che diventano virali per la loro ridicolezza, e umiliano gli autori pubblicamente. Wallace annuncia che a breve volerà in Canada per intervistare The Kill Bill Kid, un poveraccio che è diventato famoso per essersi accidentalmente tagliato una gamba in un video, diventato virale, con una katana. Wallace sembra un tipo simpatico, ed ha una fidanzata bellissima, Ally, ma in realtà è un pezzo di merda, uno stand up comedian fallito che è diventato popolare con questo podcast cattivissimo, e tradisce Ally continuamente.
Al suo arrivo in Canada, Wallace scopre con disappunto che il ragazzo si è suicidato dalla vergogna. Anziché empatizzare con il dolore della di lui madre, Wallace è solamente incazzato per aver fatto un viaggio a vuoto; decide quindi di rimanere un giorno in più e trovare qualcuno di interessante da intervistare. In un locale, trova un volantino dove uno strano personaggio offre una stanza gratis in casa sua, e la garanzia di sentire da lui stesso racconti di storie interessanti. Wallace coglie la palla al balzo, e nel più breve tempo possibile eccolo a casa di Howard Howe, un marinaio in pensione su una sedia a rotelle. Howe gli offre un té, e poi parte con le sue storie, raccontando di aver conosciuto Hemingway in persona, e un'altra stranissima storia dove rimembra di come, dopo un naufragio, fu salvato da un tricheco, che lui chiama amichevolmente "Tusk". Wallace è sempre più ilare, e alla fine sviene. Howe ha drogato il suo té. Al suo risveglio...

Primo capitolo della trilogia True North, Tusk, al momento ultima fatica del mitico Kevin Smith, e, a mio giudizio, un oggetto ancor più strano di Red State, suo film precedente. Incasellato come body horror, il film di Smith conserva quell'ironia caciarona tipica del simpatico omaccione del New Jersey, ma, come il precedente, possiede delle venature pessimistiche e quasi apocalittiche che non avrei mai pensato di trovare in uno dei suoi lavori. Certo, è un pessimismo cosmico che non è credibile, quando ti ritrovi un personaggio come quello assegnato a Johnny Depp, quello dell'ispettore ubriacone québécois Guy Lapointe a "risolvere il caso". Quello che voglio dire è che la vena sarcastica di Smith è, a mio giudizio, apprezzabile ed interessante, a dispetto di alcune critiche che ho avuto modo di vedere, piuttosto semplicistiche ("Fa ridere? No. Fa paura? No. Quindi fa cagare"). Non è (più?) quello di Clerks, e probabilmente non amerete questo film quanto quello, ma di sicuro, quando dirige i "suoi" film, Smith non è un regista qualunque. E questo a me piace.

3 commenti:

Dantès ha detto...

devo ancora recuperare Red state ma mi sa che questo mi piacerà di più...

jumbolo ha detto...

eh può essere. molto "malati", come piace a noi. che lo fossimo pure noi?

Dantès ha detto...

:D