No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20160112

A Matter of Geography

The Leftovers - di Damon Lindelof e Tom Perrotta - Stagione 2 (10 episodi; HBO) - 2015

Età della pietra. Una cavernicola incinta, unica sopravvissuta del suo clan, partorisce da sola, naturalmente con dolore. Sfinita dalla fatica, distratta per un momento dal suo impegno di accudire al figlio, si accorge che un serpente sta minacciando il piccolo, e lo difende, a costo di essere morsa. Il morso si rivela fatale: in pochi giorni, la donna muore. Un'altra cavernicola trova il cadavere della donna con il neonato, e comincia a prendersi cura del neonato.
Oggi. Jarden, Texas è diventato un luogo famoso, ribattezzato Miracle (miracolo), in quanto unico centro dove nessuna sparizione ha avuto luogo. La famiglia Murphy, John, Erika, Michael e Evie, sono residenti. John è un vigile del fuoco, rispettatissimo, Erika è un dottore. Sembrerebbero una famiglia felice, ma non è come sembra. John punisce brutalmente, insieme ad un gruppo "scelto" di altri colleghi, chi si rivela essere un ciarlatano e insiste nel far credere che la città è "speciale" (Miracle è diventato un luogo esclusivo, recintato e sorvegliato, con ingressi esclusivamente turistici e regolamentati), Erika è parzialmente sorda ed infelicemente sposata, Evie soffre di epilessia.
I Murphy ricevono i nuovi vicini: nientemeno che Kevin, Nora, Jill e Lily, la "nuova" famiglia Garvey.
Quella stessa notte, susseguente al giorno dell'arrivo dei Garvey in città come nuovi residenti, tre ragazze locali scompaiono: tra di loro, Evie Murphy.



Cominciamo dall'inizio, in un certo senso, ma non temete, non ho intenzione di fare spoiler: The Leftovers è stata rinnovata per la terza stagione, ed è pure stato annunciato che sarà l'ultima. Leggendo qua e là, mi sono imbattuto in un'intervista ai due creatori, dove Lindelof diceva che spera di essere in grado di scrivere una terza e ultima stagione all'altezza delle prime due, con un finale che, come il resto, spera sarà "wildly ambiguous but hopefully mega-emotional" (selvaggiamente ambiguo ma spero mega-emozionale).

Ecco, per me The Leftovers potrebbe essere tutto qui, ma sono sicuro che non lo è. Spesso mi confronto con gli amici sulle serie tv, e scopro di essere uno di quelli che si fa meno domande di tutti gli altri. Ogni volta mi viene in mente la raccomandazione che davo a proposito dei film di David Lynch: non ti fare domande, guardalo solamente, e lascia che le immagini e le emozioni che ti sta dando ti scorrano addosso, e pure dentro. Adotto quasi sempre lo stesso metodo, poi magari quando mi capita di scrivere sopra a qualcosa, ci rifletto. The Leftovers, anche in questa sua spiazzante seconda stagione, è una serie fantastica, che non ti spiega mai un cazzo ma che ti lascia sempre e comunque il desiderio di vedere l'episodio seguente, per vedere che diamine sono riusciti ad inventarsi.
Se si esclude forse Rectify, come un altro amico mi faceva notare, The Leftovers mi pare l'unica serie che riesce sempre a farmi piangere come un bambino (il finale mi ha fatto letteralmente singhiozzare), ma non solo: ho voluto intitolare questo post con il titolo dell'episodio 2x02, appunto A Matter of Geography, dove di punto in bianco, Nora e Kevin, appena trasferiti armi e bagagli a Miracle, dal minuto 4,30 al 7, si rivelano tutti i loro segreti per poter essere una famiglia. Li ho definiti 2 minuti e mezzo da top ten televisiva di tutti i tempi, forse esagerando, forse no, perché con questa trovata quasi improvvisa, e soprattutto alla quale non sono riusciti a tenere fede, mi hanno dato una serie di emozioni da brividi. Quello che voglio dire è che, nonostante alcuni critici, sicuramente più bravi ed intelligenti di me, abbiano saputo trovare sottotesti interessantissimi per "giustificare" l'esistenza di una serie tv come The Leftovers (ne cito uno a caso, Adam Kirsch sul New Republic che titola un suo pezzo con "Finally, a TV Show That Truly Takes Religion Seriously", definendo The Leftovers una serie non religiosa, ma addirittura teologica), a me bastano questi momenti di emozione, e un'atmosfera di inquietudine che corrisponde a quella umana nel momento in cui ci si pongono domande sul senso dell'esistenza.
Finisco dicendo che oltre a tutto ciò, The Leftovers ha pure un altro plus: Justin Theroux. L'ho già detto, lo ripeto: un attore che pareva dimenticato, probabilmente per scelte professionali o di vita, o forse anche no, ma che possiede il dono di risultare sexy anche agli occhi di gente pseudo-eterosessuale come me.

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