Giudizio sintetico: da vedere (4/5)
Nel 2006, mentre il Bhutan si preparava a tenere le sue prime elezioni democratiche, il governo bhutanese organizzava una simulazione elettorale a scopo di addestramento. Nella città di Ura, un vecchio lama incarica il giovane monaco Tashi di procurarsi alcune armi da fuoco in preparazione all'imminente rivolta. Nel frattempo, il collezionista di armi americano Ron Coleman arriva nel paese in cerca di un fucile antico. Viene accompagnato a Ura dalla guida Benji, dove incontra un uomo anziano che possiede il fucile e accetta di venderglielo. Tuttavia, quando si reca in banca per prelevare denaro per l'acquisto, arriva Tashi e il monaco gli regala l'arma. (Wikipedia)
Sarà per l'esoticità, sarà per la simpatia, anche il secondo film di questo giovane (42 anni; il primo era Lunana) fotografo e regista bhutanese, è straordinario. Le storie che racconta sono semplici per lui, e forse proprio per questo, ci fanno riflettere moltissimo. Le facce del cast sono impagabili, i colori sono irresistibili, le risate che riesce a farci fare, toccando argomenti estremamente delicati, sono, appunto, straordinarie. Il titolo italiano, C'era una volta in Bhutan, è la traduzione del working title (Once Upon a Time in Bhutan).
Perhaps it's the exoticism, perhaps it's the charm, but also the second film by this young (42-year-old; the first one was Lunana: A Yak in the Classroom) Bhutanese photographer and director is extraordinary. The stories he tells are simple for him, and perhaps for this very reason, they make us think so much. The faces of the cast are priceless, the colors are irresistible, and the laughs he manages to make us share, touching on extremely sensitive subjects, are, indeed, extraordinary.

















