Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)
Portland, Oregon, 1974. Tonya Harding, di quattro anni, è costretta a pattinare sul ghiaccio dalla madre violenta, LaVona Golden. I genitori di Tonya la tolgono da scuola per concentrarsi sulla sua carriera di pattinatrice, mentre si allena con l'allenatrice Diane Rawlinson. Il padre di Tonya lascia la casa di famiglia. Tonya diventa rapidamente una delle migliori pattinatrici degli Stati Uniti, ma è frenata dalla sua reputazione di "feccia bianca", dai costumi fatti in casa e dalla scelta non convenzionale della musica per le esibizioni (ad esempio, gli ZZ Top). A 15 anni, inizia a frequentare il diciottenne Jeff Gillooly. Si sposano, ma Jeff diventa violento. Quando LaVona la disprezza per aver sopportato la situazione, Tonya la incolpa di averla cresciuta male. (Wikipedia)
Riflettendoci a posteriori, e non essendo un conoscitore dello sport in questione, ma seguendo le cronache, e quindi, avendo qualche informazione su uno dei due personaggi protagonisti del film (Tonya, l'altro è senza dubbio la madre LaVona), questo film mi è sicuramente servito a saperne qualcosa di più. Ma I, Tonya non si ferma qui: è un film che si porta dietro tutta una serie di argomenti (classismo, bullismo, sport professionistico e criminalità, genitorialità, violenza domestica, e magari dimentico qualcosa), e per questo, era davvero difficile realizzare un prodotto che fosse valido. Sceneggiatore, regista e cast (gigantesche le due protagoniste) ci hanno provato, e ci sono quasi riusciti. Hanno scelto un registro che spesso tende più verso la commedia tragica, forse risultando fin troppo indulgenti con la figura di Tonya Harding, ma davvero, a mio parere è stato fatto un gran bel lavoro.
Reflecting on it in hindsight, and not being an expert on the sport in question, but following the news, and therefore having some information on one of the film's two main characters (Tonya, the other undoubtedly her mother LaVona), this film certainly helped me learn a little more. But I, Tonya doesn't stop there: it's a film that brings with it a whole host of topics (classism, bullying, professional sports and crime, parenting, domestic violence, and maybe I'm forgetting something), and because of this, it was truly difficult to create a solid product. The screenwriter, director, and cast (the two leads are gigantic) tried, and almost succeeded. They chose a tone that often leans more toward tragic comedy, perhaps being too indulgent towards Tonya Harding, but truly, in my opinion, they did a great job.

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