No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20170222

Stella nera

Blackstar - David Bowie (2016)

Sarebbe stato difficile parlare male del venticinquesimo e ultimo disco in studio di un'icona quale David Bowie è divenuta ben prima della sua morte, morte avvenuta due giorni dopo l'uscita del disco, uscita avvenuta l'8 gennaio 2016, giorno del suo 69esimo compleanno.
La tentazione l'ho avuta, soprattutto perché ho ascoltato il disco poco e molto distrattamente. Come sapete, il jazz non è esattamente la mia tazza di tè, e questo disco ne è fortemente influenzato. Prodotto da Tony Visconti, che aveva già lavorato molte volte con Bowie e molto con i T Rex, il disco è venato liricamente da riflessioni mature sull'approssimarsi della morte, e musicalmente decisamente molto interessante, una dimostrazione lampante di come Bowie avrebbe probabilmente potuto indirizzare ed influenzare ancora in maniera importante l'andamento della musica moderna; si, perché il jazz non è assolutamente l'unico e solo genere che attraversa il disco. Il tentativo, come lo stesso Visconti ha dichiarato, era quello di "evitare il rock'n'roll", usando quindi influenze hip hop, elettroniche, experimental e art rock, industrial, folk-pop, e via discorrendo. Il risultato, ancora, è un'affascinante pugno di canzoni dalla costruzione a volte spiazzante, ma mai prive di una bellezza innegabile. Decisamente, un testamento degno di cotanto personaggio.



It would have been difficult to speak ill of the twenty-fifth and final studio album by David Bowie, a man that has become such an icon well before his death, death that happened two days after the release of the album, release that took place on January 8, 2016, the day of his 69th birthday.
I had the temptation, especially since I heard the record just a little and very casually. As you know, jazz is not exactly my cup of tea, and this record it is strongly influenced by it. Produced by Tony Visconti, who had worked many times with Bowie, and a lot with T Rex, the album is lyrically marked by mature reflections of the approach of death, and musically very interesting, a clear demonstration of how Bowie would probably have been able to direct and even affect in an important way the trend of modern music. Yes, because jazz is definitely not the one and only genre that crosses the album. The attempt, as the same Visconti said, was "to avoid the rock and roll", so using influences like hip hop, electronic, experimental and art rock, industrial, folk-pop, and so on. The result, again, is a charming handful of songs from the building at times unsettling, but never without an undeniable beauty. Definitely, a testament worthy of such a great character.

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