No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20070711

sempre in bilico


XXY – di Lucía Puenzo 2007

Giudizio sintetico: da vedere

Alex ha 15 anni, un corpo di donna ancora acerbo e un portamento da maschiaccio: nelle prime fasi del film, dichiara tranquillamente ai suoi genitori ignari, davanti a degli ospiti, che lunedì prossimo la cacceranno da scuola perché ha da poco rotto il naso a Vando, un suo amico (l’unico?), forse un fidanzatino. E’ strana, dovrebbe prendere strane pillole che, però, ultimamente rifiuta. I suoi genitori la amano moltissimo: per lei hanno lasciato Buenos Aires per trasferirsi poco fuori Piriápolis, in Uruguay, in riva ad un Atlantico selvaggio e poco ospitale. Il padre, chiamato Kraken per la sua passione per il mare e i suoi abitanti, che studia e cura con amore e dedizione, è burbero e spesso scontroso. La madre, Suli, invita l’amica Erika e suo marito Ramiro, chirurgo plastico, perché conoscano Alex, e diano loro consiglio sul da farsi. I due portano con se il figlio 16enne Alvaro, solitario e introverso.
Poco a poco, attraverso dialoghi rarefatti e molti silenzi, il mistero di Alex (che non è mai stato tale, con un titolo e un’indicazione del genere come quella della locandina, come poteva essere diversamente) si svela, tra i due adolescenti accade qualcosa (questo si) che non ti aspetti, le coppie di genitori si dividono, forse per sempre, a causa delle loro posizioni “sul caso”. L’amore, quello familiare in questo caso, è sempre più forte di ogni avversità.

E’ bene dichiararsi prima: sarò parziale. Impossibile chiedermi di essere imparziale davanti ad un film argentino, che parla di transessualità, dove uno dei personaggi principali è Ricardo Darín, un attore del quale apprezzo anche gli spot televisivi.
Detto questo, cercherò ugualmente di convincervi ad andare a vedere questo film, pur avendo fatto questa premessa. Sia chiaro, quando le premesse sono al top, possono essere più grandi le delusioni; e invece non è stato il caso di questo XXY.

Il film, come mi piace dire, e come spesso accade per quelle opere delicate, dimesse senza però essere deboli, lavora per sottrazione. Difficile trovare un dialogo di troppo, un’inquadratura fine a se stessa, un sottofondo musicale ridondante, un attore sopra le righe. Il tema è rischioso, difficile da affrontare e da descrivere, e la Puenzo, figlia d’arte (il padre Luis è regista, e qui appare in veste di produttore) e sceneggiatrice molto attiva in Sud America, si ispira ad un racconto di Sergio Bizzio e sceglie un profilo bassissimo, una regia sottovoce, un po’ alla francese, indulge nei campi lunghi (facendo diventare protagonista anche la location uruguayana, che la regista stessa in un’intervista definisce come una mancata località balneare, e che invece si rivela affascinante e prepotente così com’è, selvaggia ed irrisolta), nei silenzi, si rivela quasi pudica riguardo ai corpi e soprattutto al corpo (di Alex), ma soprattutto, grazie ad una stupenda Inés Efron (Alex), perfetta per la parte (che la regista afferma di aver riscritto dopo averla scelta dopo un lungo casting), e ad un sempre splendidamente intenso Ricardo Darín (ve lo giuro, è così), descrive con grande attenzione, trasporto e intensità, il difficile percorso di chi si trova “a cavallo” dei generi (leggi come gender), si rende conto di suscitare attenzioni morbose e controverse e invece vorrebbe solo vivere la propria vita, già di per sé troppo complessa, e i dubbi, i timori, le paure e la rabbia, la ricerca del proprio ruolo di responsabile importante nella crescita, di un genitore di una tale figlia. Vi sarà davvero difficile dimenticare gli assurdi occhi di Alex, e l’espressione carica di dubbi di Kraken. Particolarmente importante anche la prova di Martín Piroyansky nei panni di Alvaro, di normale amministrazione le prove dei comprimari, tra i quali anche Valeria Bertuccelli, vista al fianco di Darín nel delizioso Luna de Avellaneda.
Se vogliamo proprio essere pignoli, potremmo rimproverare alla regista una troppo marcata contrapposizione delle coppie di genitori, Kraken-Suli contro Ramiro-Erika, ma evidentemente, il personaggio di Ramiro era necessario per amplificare la disperazione alla quale va incontro Alvaro, offrendo così l’opposto futuro ad Alex, che era stata “svantaggiata” dalla nascita “ibrida”.

Un film che avrebbe avuto ugualmente una valenza importante anche se fosse uscito in un periodo più “cinematografico” per l’Italia, ma che a maggior ragione diventa imperdibile, per un mese come luglio. Un film per chi non ha paura di camminare sui confini della sessualità, intesa come modo di essere, e non di agire. Un film che dà voce ad una minoranza, che come tutti quanti, ha il diritto ad una vita piena e felice. Un film che potrebbe essere anche la metafora di un continente, troppo spesso e troppo a lungo costretto ad obbedire a minoranze senza scrupoli, a non decidere secondo quello che desiderava.

Un film che, senza ombra di dubbio, ti lascia qualcosa.

4 commenti:

giulia ha detto...

stavo giusto aspettando la tua recensione su questo film...bella come sempre!

jumbolo ha detto...

:)
l'hai visto giulia?

giulia ha detto...

si, bello, mi è molto piaciuto...ho subito pensato a te quando ho visto che c'era darin...ho pensato che non l'avresti perso!

Anonimo ha detto...

davvero bello!
grazie per il consiglio ale ;)