No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20081214

the answer is blowin' in the wind 3


La seconda parte è stata pubblicata ieri



Uno dei pochi abitanti dell’isola a credere in quel progetto era Søren Hermansen. Oggi ha 49 anni, è un uomo snello con i capelli tagliati corti, le guance rubizze e gli occhi azzurri. Hermansen è nato a Samsø e, se si esclude qualche breve periodo di assenza per viaggiare o frequentare l’università, è sempre vissuto lì. Suo padre era un agricoltore che, tra le altre cose, coltivava barbabietole e prezzemolo. Hermansen aveva provato a seguire le sue orme (alla morte del padre aveva rilevato la fattoria di famiglia), ma aveva scoperto che quel lavoro non faceva per lui. “Mi piace parlare, e le verdure non ti rispondono”, mi ha spiegato. Perciò aveva deciso di afittare i suoi campi a un vicino e si era messo a insegnare scienze ambientali. Hermansen trovava molto interessante l’idea dell’isola dell’energia rinnovabile. Dopo aver ottenuto un po’ di fondi federali per finanziare un posto di lavoro, era diventato il primo dipendente del progetto. Per mesi, che poi sarebbero diventati anni, non era riuscito a fare molto. “C’era molta esitazione, tutti aspettavano che fosse il vicino a fare la prima mossa”, ricorda Hermansen. “Conosco bene gli abitanti dell’isola: fanno sempre così”. Invece di combattere questo atteggiamento, Hermansen aveva cercato di sfruttarlo. “Uno dei motivi per continuare a vivere qui è che i rapporti sociali sono importanti”, osserva. “Grazie al progetto dell’energia rinnovabile si poteva stabilire un nuovo tipo di relazioni sociali: abbiamo puntato su questo”. Ogni volta che c’era una riunione per discutere una questione locale, Hermansen andava lì e ripeteva il suo discorsetto. Spiegava agli abitanti di Samsø come sarebbe stato bello lavorare insieme per realizzare qualcosa di cui sarebbero stati tutti orgogliosi. Ogni tanto offriva una birra ai partecipanti. E, soprattutto, cercava di tirare dalla sua parte le persone più influenti dell’isola. “Il compito più dificile è stato convincere la gente ad attivarsi”, racconta. Ma alla fine, come aveva sperato, il meccanismo sociale che aveva bloccato il progetto cominciò a girare in suo favore. Sempre più persone si lasciavano coinvolgere e ne trascinavano altre. Dopo un po’, partecipare al progetto era diventata la norma. “Tutti gli abitanti di Samsø hanno cominciato a pensare all’energia”, spiega Ingvar Jørgensen, che riscalda la sua casa con l’energia solare e con una caldaia a paglia. “Sembrava una specie di sport”. Brian Kjaer, un elettricista che ha installato una piccola turbina nel suo giardino, sostiene che “partecipare a questo progetto è entusiasmante”. La turbina, alta 24 metri, genera più corrente di quella che serve alla sua famiglia (tre persone) e anche più di quella che la linea elettrica che parte da casa sua è in grado di trasportare. Così Kjaer usa la corrente in eccesso per riscaldare l’acqua che tiene in un serbatoio nel garage. Un giorno spera di usare l’elettricità in più per produrre idrogeno, che potrebbe alimentare le pile a combustibile di un’automobile. “Søren non ha mai smesso di parlare del progetto, e alla fine ha convinto un sacco di gente”, conclude.


continua lunedì 29 dicembre 2008

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