No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140120

acacie

Las acacias - di Pablo Giorgelli (2013)
Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

Rubén è un uomo di mezza età. Argentino, fa il camionista, e stavolta trasporta legno dal Paraguay a Buenos Aires. Non sappiamo esattamente se è una cosa che fa solitamente, ma il fatto è che, su indicazione del suo datore di lavoro, accetta di dare un passaggio a una donna paraguaiana che deve andare nella capitale argentina. Rubén, inizialmente dà la netta impressione di essere una persona burbera e di poche parole, facile da innervosire. La donna, Jacinta, di chiare origini indie, si presenta in ritardo di un'ora all'appuntamento, piena di bagagli e per di più con una figlia di cinque mesi, Anahì. Rubén non sembra per niente contento. Visibilmente insoddisfatto, l'uomo quasi non apre bocca per la prima parte del viaggio. Addirittura, alla prima fermata, mentre la donna è in bagno, si informa su quanto costino i biglietti del bus per Buenos Aires; sta per comprarli, quando scopre che il primo bus passerà di lì l'indomani mattina. Il viaggio prosegue. E, poco a poco, con semplicità estrema, gentilezza, senza fretta, Jacinta e Anahì sembrano conquistare Rubén, che si scopre uomo sensibile, seppur semplice e "tagliato con l'accetta".

Avevo letto, devo dire superficialmente, di questo "piccolo" film argentino, che vinse la Caméra d'Or a Cannes 2011. Come ormai vi sarà venuto a noia leggere, ciclicamente devo avere la mia dose di argentinità, pena una sorta di nostalgia. La visione di questo Las acacias, uscito anche in Italia il 3 ottobre 2013, si è rivelata una piccola sorpresa, senz'altro positiva.
Non lasciatevi ingannare dal voto che sembra suggerire un niente di che. Las acacias è uno di quei film che piacciono a noi cinefili un po' snob; quei film dove sembra non accadere niente di niente per decine intere di minuti, addirittura per l'intera durata della pellicola. Quei film dai dialoghi rarefatti e talmente minimali da essere quasi non insensati, ma quotidiani, quelle chiacchiere di circostanza piuttosto inutili, ma che possono rivelare più di mille trattati di psico-sociologia.
La tenerezza dietro una corazza fatta di rughe e di barba di tre giorni, che solo un faccino neppure troppo bello, ma innegabilmente dolce, che fa scattare una molla, la molla che ricorda a qualcuno di essere, in fondo, solo un essere umano. Un essere umano che, per quanto possa fingere di non averne bisogno, necessità, come tutti, di calore.
Las acacias è uno di quei film che dovete andare a vedere da soli, perché se riuscite a convincere qualcuno che non vi conosce troppo bene ad accompagnarvi, rischiate il vaffanculo. Ma, al tempo stesso, è un film che senza essere un capolavoro, senza rivelarvi verità assolute, vi lascerà qualcosa dentro, qualcosa forse difficile da descrivere, ma vero, forse perfino spirituale.

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