No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20071219

Gegen die wand


La sposa turca - di Fatih Akin 2004


Giudizio sintetico: da vedere


Amburgo, oggi. Cahit, quarantenne nato in Turchia ma cresciuto in Germania toglie i bicchieri a fine serata in un locale dove si svolgono concerti, e si porta a spasso il fardello pesante di un passato doloroso; finisce con la macchina contro un muro (notare bene, il titolo originale in tedesco) e si ritrova in un ospedale psichiatrico (che, evidentemente, aveva già frequentato). Lì incontra Sibel, poco più che ventenne, nata in Germania da genitori turchi immigrati; ha provato a tagliarsi le vene non potendone più del padre e del fratello che la opprimono con le tradizioni, paradossalmente (come dice il regista) più forti lontano dalla madrepatria. Sibel propone a Cahit un matrimonio senza coinvolgimento sentimentale, lei si libererebbe della famiglia, lui avrebbe una cuoca e una donna delle pulizie gratis. Dopo lo sbigottimento, Cahit accetta. Impossibile che vada tutto liscio.


In più di un'intervista il regista ha definito (ed è stato definito) il suo film, un film punk. Ebbene, è la verità, questo è un film punk, probabilmente il film più punk che mi sia capitato di vedere dai tempi di Butterfly Kiss di Winterbottom. E' un film senza scampo, di immagini, suoni e sentimenti forti, fuori controllo, di persone che non ci pensano due volte a piantarti un coltello nella pancia o a picchiarti con un posacenere in faccia. Un Le onde del destino di Von Trier al contrario (ma con i siparietti musicali, in questo caso di un'orchestrina turca sulle rive del Bosforo con Istanbul sullo sfondo), una perfetta sintesi tra cinema "etnico" asiatico, cinema d'essai europeo e cinema d'azione americano. Facce vere di gente vera; Sibel Kekili (Sibel, la sposa), bella a suo modo, ex attrice porno, dapprima pronta a tutto, poi martire e alla fine donna che si ripiega sulle scelte che odiava, ma con la vita negli occhi e la morte nel cuore; Birol Unel (Cahit, lo sposo), una faccia e un corpo che sembrano un mix di John Mellencamp, Nick Cave, Mickey Rourke, Marcello Mastroianni e un tossico, che sembra davvero aver passato tutte le disavventure del film. Fotografia asciutta, inquadrature non ricercate, sequenze mozzafiato con esplosioni di violenza improvvise, così come all'improvviso arriva l'amore e, appunto, ti violenta.


Da vedere a tutti i costi.

3 commenti:

giulia ha detto...

ale,bellissimo film! Cahit ha uno sguardo che non si dimentica!

Roberto ha detto...

Intenso, pugno nello stomaco, stessa spirale perversa delle onde del destino... Non male per un titolo affatto punk!

jumbolo ha detto...

vabbè