No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20131211

happy years

Anni felici - di Daniele Luchetti (2013)
Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

E' il 1974 a Roma, e anche nel resto del mondo. Guido e Serena sono una bella coppia moderna, con due figli piccoli, Dario e Paolo. La storia di un periodo della loro vita viene raccontata attraverso gli occhi e la voce fuori campo del figlio più grande, Dario, nel quale, pare, si identifichi lo stesso regista, che quindi ci racconta una storia parzialmente autobiografica. Guido è un artista, pittore/scultore, si ritiene un avanguardista, e forse è pure dotato, ma gli piace proprio tanto la figa, e nonostante Serena sia proprio figa, si diverte a scopare tutte le modelle che lavorano e posano per lui, scopandole anche dentro il suo studio mentre i bambini rimangono chiusi fuori. Serena, amando Guido in maniera quasi cieca, si sente sempre più inadeguata a lui. Lei, classica donna di casa, passa il tempo amando i figli, accudendo la casa e cucinando, e si preoccupa quando Guido appare sempre più distaccato.
Mentre sullo sfondo l'Italia sembra cambiare (il referendum sull'aborto, Piazza Fontana, l'Italicus, l'austerity), Guido e Serena, lentamente, si allontanano. Guido va a Milano per una performance, e non vuole che Serena e i bambini lo raggiungano; lei non lo ascolta, e la tratta malissimo quando se ne rende conto. Serena approfondisce la conoscenza con Helke, una gallerista che ha già aiutato Guido, e dopo un po', Helke la invita in Camargue, verso un campo/comune femminista. Guido non capisce cosa sta accadendo, Serena parte con i bambini convinta di star prendendo coscienza, di fare una cosa che la può elevare al livello di Guido, e invece torna...

Anni felici è un film imperfetto si, ma godibile, dolce/amaro, da parte di un regista che è "in movimento" (i titoli di coda, non nelle sue corde registiche, ma coraggiosi e molto belli, i super8 d'epoca), e che comunque lo si giudichi, sa raccontare storie, soprattutto sulla famiglia. Dopo Mio fratello è figlio unico e soprattutto La nostra vita, Luchetti ci "mette la faccia" (o quasi) e si racconta, appoggiandosi ad attori bravi o addirittura bravissimi, illustrando la parte meno politica dell'Italia di quei tempi, e mettendo in luce i paradossi del maschio italiano, tra le altre cose. La narrazione non sempre sembra lineare, ma la curiosità mantiene attento lo spettatore.
Kim Rossi Stuart (Guido) riesce ad essere antipatico prima, distrutto durante, e pacificato dopo, il tutto in maniera convincente; Micaela Ramazzotti (Serena) è ormai una realtà innegabile del cinema italiano, e la attendiamo a prove interpretative che le diano la possibilità di recitare con altri registri. Tutte molto brave le attrici non protagoniste: Martina Gedeck (ve la ricorderete in Le vite degli altri e La banda Baader Meinhof) è Helke, Pia Engleberth e Benedetta Buccellato sono le due nonne. Samuel Garofalo (Dario) e Niccolò Calvagna (Paolo) sono i due ottimi piccoli protagonisti; Garofalo sembra il figlio illegittimo di Luigi Lo Cascio, oppure lui da giovane.

3 commenti:

Dantès ha detto...

e di quanto è bello Rossi Stuart ne vogliamo parlare?

jumbolo ha detto...

non ci casco :) ho letto tutto anche sull'altro blog!

Dantès ha detto...

:D