No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20131215

Mafia kills only in summer

La mafia uccide solo d'estate - di Pierfrancesco Diliberto (2013)
Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)

Sono gli anni '70. A Palermo nasce Arturo, da due genitori che si amano. Arturo cresce in una città dove presto si convince che essere attratti dalle donne porti alla morte prematura. Lo sente nelle chiacchiere della gente, che spiega così le continue morti violente. In realtà, sono tutti morti di mafia. Arturo, a scuola, si invaghisce di Flora, e inizialmente cerca di reprimere i suoi sentimenti, per la paura di morire. Poi, guardando alla televisione l'allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, capisce che reprimere i sentimenti è sbagliato. Andreotti diventa il suo idolo, e il suo amore per Flora diventa l'impresa della sua vita: farà di tutto per conquistarla. Il tempo passa, i tentativi di Arturo si rivelano a volte comici, a volte sfortunati, ma tutto intorno, la mafia diventa sempre più prepotente.

Ve lo dico subito, prima di lanciarmi nei miei panegirici che servono per allungare il pezzo: se fosse stato anche recitato da attori veri, il film-debutto di Pierfrancesco Diliberto in arte Pif sarebbe stato da 4 su 5. Probabilmente il film italiano dell'anno. Si, perché se dallo "stile" televisivo-giornalistico-presadiculomaintelligente di Pif non ci si potevano attendere prove alla Al Pacino o Bob De Niro, il senso, la bellezza struggente e amara di questa storia, in parte (non si sa quanto) autobiografica, e soprattutto, la potenza dell'impegno civile col sorriso sulle labbra, lo sbeffeggiamento delle figure mostruose dei mafiosi, che rimangono, ed escono dirompenti dallo schermo, non si possono ignorare. C'è del buono, molto buono, nel lavoro di Pif, che scrive la sceneggiatura con Michele Astori e, sorprendentemente, con Marco Martani (spessissimo sceneggiatore per Neri Parenti e Fausto Brizzi), e il senso è tutto qui: de-mitizzazione dei capi di Cosa Nostra (il film li riduce a persone spietate che non sanno far funzionare un telecomando, innamorati di Spagna, la cantante), e la presa di coscienza di una città che reclama il diritto di rendere omaggio a quei caduti che lottavano per conservare una parvenza di civiltà. Per non parlare della gustosissima parentesi della "infatuazione" del giovane Arturo per Andreotti: uno spasso nello spasso.
Pif, appassionato di cinema fin dalla giovine età, e già aiuto regista per Zeffirelli (Un té con Mussolini) e per Marco Tullio Giordana (I cento passi), si muove bene con la macchina da presa, anche se, come detto, ricorda spesso i suoi programmi televisivi. Le recitazioni, la sua, nei panni di Arturo da adulto, ma pure quella della Capotondi (Flora da adulta), e quelle degli attori che interpretano i genitori di Arturo, sono un po' troppo "leggere" per i miei gusti, ma probabilmente è quello che voleva Pif: un contrasto forte.
Rivediamo con grande piacere sia Ninni Bruschetta (Fra Giacinto), sia Claudio Gioé (Francesco), e diamo il benvenuto all'ottimo Alex Bisconti (Arturo bambino).
Ottimo film. Chissà che Pif non ci riservi grosse sorprese cinematografiche in futuro.
E' proprio vero, allora: una risata vi seppellirà, stronzi.

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