No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140219

Air

continua da ieri

“Sarei stato dispo­sto a uccidere e avrei spaccato muri di cemento con la testa pur di fare soldi”, ha confessato a Ruddock. Ancora studente, O’Leary ha messo da parte un piccolo gruzzolo lavorando come barista nel fine setti­mana e durante le vacanze, e con il denaro raccolto è riuscito a comprarsi una Mini. Dopo due anni nella società di consulenza aveva già accumulato soldi a suffi­cienza per comprare un chiosco di giornali a Walkinstown, una zona malfamata di Du­blino. O’Leary riusciva a guadagnare più degli altri restando aperto fino a tardi, ma la vera svolta è arrivata nel momento in cui ha deciso di lavorare anche nel giorno di Nata­le, quando nessun altro era disposto a farlo. Aveva riempito il negozio di batterie e dol­ciumi e li aveva messi in vendita a un prezzo triplicato rispetto al solito. A metà giornata aveva già incassato 14mila sterline, esatta­mente 14 volte quello che guadagnava di solito in una giornata. “Non ho mai avuto un’esperienza sessuale così intensa”, ha raccontato in seguito a un amico. O’Leary ricorda ancora con piacere quel periodo. “Avevo 25 o 26 anni, ed era il mio primo la­voro vero. Guadagnavo soldi per me stesso, ed è stato fantastico. Certo, era tutto in sca­la ridotta. Oggi ho 52 anni, sono sposato e ho quattro figli. A questo punto della mia vita penso che il sesso sia meglio dei soldi, ma forse solo perché ormai ho un sacco di soldi. Quando diventi ricco il denaro non ti soddisfa più. Oggi non lavoro per fare soldi. Lavoro perché voglio cambiare il modo in cui la gente si sposta”. O’Leary non ha mai sognato di possede­re yacht e auto di lusso. Voleva guadagnare abbastanza soldi per far crescere i suoi figli senza temere la povertà. Ha aspettato i quarant’anni prima di sposarsi e mettere su fa­miglia, e nel frattempo ha pensato a fare soldi. Dopo aver acquistato altri due chio­schi, ha venduto tutte le attività e ha com­prato alcuni immobili, e si è trovato con un bel po’ di tempo libero. A quel punto ha de­ciso di contattare Tony Ryan, un milionario irlandese che aveva appena fondato Ryan­air, e si è offerto di lavorare per lui come apprendista. O’Leary non ha chiesto un inca­rico ufficiale né un salario, ma solo il 20 per cento del denaro che avrebbe fatto rispar­miare alla compagnia. Per anni è stato gli occhi e gli orecchi della compagnia, ma ha sempre mantenuto un profilo basso. I dipendenti erano incuriositi da questo scono­sciuto senza qualifica che si aggirava per gli uffici e lavorava la notte e i fine settimana. A volte aiutava perfino a scaricare i bagagli dagli aerei. Nel 1994 O’Leary è diventato amministratore delegato di Ryanair, ma in realtà gestiva la compagnia già da molto tempo. Solo a quel punto ha potuto pensare al matrimonio. Nel 1999 si è fidanzato con Denise Dowling, una ragazza che aveva fre­quentato a lungo. La coppia aveva già fissato la data per le nozze, ma all’improvviso O’Leary si è tirato indietro sostenendo che lei “non era la persona giusta”. A qua­rant’anni il boss di Ryanair era ancora sca­polo. “Ho cominciato a pensare che non mi sarei sposato, e che in fondo andava bene così. Poi però ho avuto la fortuna di incon­trare una donna abbastanza folle da voler­mi come marito. Oggi sono felicemente sposato (o per lo meno spero di esserlo) ma c’è voluto molto tempo prima di trovare la persona giusta”. Meno di un anno dopo il matrimonio, la signora O’Leary ha partorito il primo di quattro figli, un maschio. Oggi la famiglia vive in una grande casa a Mullin­gar, vicino a quella dei genitori di Michael. 
Questione di personalità
Com’è la sua vita di tutti i giorni? È sempre alla ricerca di un modo per risparmiare? Si aggira per casa spegnendo tutte le luci? Percorre chilometri in macchina alla ricerca delle stazioni dove la benzina costa meno? “No, quello no, ma non mi piace sprecare denaro. Non ho un aereo privato, volo con Ryanair. Non compro vestiti di marca. Non bevo vini d’annata. Questa roba non mi in­teressa. Ho più soldi di quanti me ne potranno mai servire, e posso garantire a mia moglie e alla mia famiglia un buon tenore di vita. Ma in fondo mi diverto a lavorare, mi diverto. E poi noi di Ryanair abbiamo una rivoluzione da portare avanti”. Cos’ha regalato alla moglie per il suo ul­timo compleanno? “Sono affari miei”, ri­sponde ritirando fuori il suo tono aggressivo pre­conversione. Poi si ricorda che deve fa­re il bravo e aggiunge: “Alla signora O’Leary piacciono i gioielli, mentre io preferisco la biancheria intima. Di solito riceve entrambe le cose”. “Non volevo essere famoso”, ha raccon­tato a Ruddock, “volevo solo guadagnare soldi a palate e restare nell’ombra”. Le cose sono andate diversamente, e O’Leary è sot­to i riflettori ormai da molti anni. “È il prez­zo da pagare per essere il capo di Ryanair. Pensate a Richard Branson e a tutta la pub­blicità gratuita che ha generato negli anni solo per il fatto di essere Richard Branson. Almeno sono riuscito a proteggere la mia privacy. In giro non ci sono notizie sulla mia famiglia. Non andiamo alle cene di gala e non frequentiamo gli ambienti mondani”. Il fatto che O’Leary chiami in causa Branson è abbastanza strano. Il capo della Virgin è stato per anni un modello per chiunque volesse dare personalità al pro­prio business, ma tra lui e O’Leary c’è una differenza fondamentale. Le persone ama­no volare con Virgin perché ti fa sentire co­me se stessi comprando un po’ del carisma di Branson. Volare con Ryanair, invece, è come lavorare in una miniera. L’imprendi­tore che mi ricorda di più O’Leary è Alan Sugar, fondatore della Amstrad. Sugar ha guadagnato una fortuna vendendo compu­ter economici. Molti hanno acquistato i pc Amstrad come primo computer, ma dopo un po’ volevano qualcosa di meglio e sce­glievano altre marche, mentre i dirigenti di Amstrad continuavano a ripetere “i nostri sono i più economici”. Per Ryanair il rischio è lo stesso. La compagnia ha creato un mer­cato di voli a basso prezzo, ma oggi i clienti sono più esigenti. In fondo credo che sia solo una questio­ne di personalità. Ryanair è lo specchio del carattere di Michael O’Leary. “Avrà anche l’aspetto di un uomo di spettacolo, ma in realtà è un contabile”, ha scritto Ruddock alla fine della sua biografia. Mentre parlia­mo, O’Leary dice più volte di essere solo un noioso contabile. Forse è questo il suo se­greto. È un accumulatore ossessionato dal risparmio. È il genio che ha pensato di to­gliere le tasche sullo schienale dei sedili per non dover pagare qualcuno per svuotarle. È il milionario che legge le clausole scritte in caratteri minuscoli sul contratto di fornitu­ra elettrica per scegliere l’offerta migliore. La maggior parte di noi pensa che ci siano altri piaceri al mondo oltre al brivido di met­tere da parte le monetine. È per questo che lui è un multimilionario e noi no.

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