No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140209

parking lot

Non è un articolo di stretta attualità, ma mi ha colpito ugualmente questo da Die Zeit, tradotto su Internazionale nr. 1035.

Parcheggi per soli ricchi
di Marcus Rohwetter

La ricerca del parcheggio è una storia segnata da rabbia e dolore. L’estate scorsa a Oberhausen-Sterkrade, nel land del Nord RenoVestfalia, due uomini sono stati protagonisti di una lunga lite per un posteggio, e alla fine uno dei due ha tirato fuori il coltello. Di recente nel parcheggio di un supermercato di Gauting, in Baviera, un automobilista furibondo ha investito una donna. Lo scorso autunno, nel Mühlenweiher, una strada stretta e senza uscita della cittadina di Alfter, ancora nel Nord Reno-Vestfalia, la polizia è dovuta intervenire per impedire un massacro: la stampa locale ha raccontato che due automobilisti si erano aggrediti a colpi di bastone e gas urticante. Il bilancio della serata è stato di quattro feriti. Tutto per pochi metri quadrati di asfalto. Secondo alcuni studi, nel mondo più di un automobilista su quattro è coinvolto almeno una volta all’anno in una lite per il parcheggio. Il fatto che praticamente ovunque la domanda di posti per l’auto superi di molto l’offerta danneggia i nervi non meno che l’ambiente. Un buon terzo del traffico automobilistico nei centri delle città di tutto il mondo, infatti, è dovuto esclusivamente alla ricerca del parcheggio. Secondo l’urbanista statunitense Donald Shoup, un esperto di economia dei trasporti, in una zona commerciale di Los Angeles si percorrono circa 1,5 milioni di chilometri all’anno solo per cercare un posto dove lasciare l’automobile. In tutte le grandi città la ricerca del parcheggio è una specie di calvario a quattro ruote. Ma a quanto pare, invece di ridurre drasticamente il traffico locale e convincere le persone a prendere l’autobus, il tram o la metropolitana, si sta andando in un’altra direzione: equipaggiare di nuove tecnologie sia gli autoveicoli sia i posteggi cittadini. Tra non molto, infatti, anche le auto e i parcheggi saranno collegati attraverso internet in modo permanente. Tutto questo provocherà il più grande cambiamento mai registrato nell’economia del parcheggio di veicoli dal 1935, cioè da quando a Oklahoma City fu installato il primo parchimetro del mondo. In futuro, grazie ai software, sarà possibile ottimizzare come mai prima d’ora la gestione dei posti auto, ottenendo da queste ambite superfici ancora più vantaggi economici. In poche parole, più soldi.
Connesso alla rete
“Parcheggiare sarà decisamente più costoso rispetto ai vecchi metodi impiegati oggi”, mi spiega un esperto che, per conto di una multinazionale, sta sviluppando un sistema per il traffico connesso alla rete. Il mio interlocutore preferisce mantenere l’anonimato, anche perché le sue opinioni non sono ben viste, specie nella terra di Gottlieb Daimler e di Carl Benz, nonostante siano semplici valutazioni economiche. Quando la tecnologia avrà trasformato il parcheggio in un bene di lusso, avremo una società classista anche nei garage, dove troverà comodamente posto chi ha più soldi. L’aumento delle tariffe per la sosta è semplicemente la conseguenza di una società di automobilisti che da decenni dipendono troppo dalle quattro ruote. Ora arriva il conto, e non tutti saranno in grado di pagarlo. A San Francisco è già possibile farsi un’idea di quello che potrebbe succedere. L’amministrazione della città californiana ha dotato di sensori e di cosiddetti parchimetri intelligenti 8.200 posteggi situati all’aperto nelle zone a più alto traffico. Da allora le tariffe variano tra i 25 centesimi e i sei dollari all’ora da luogo a luogo e in diverse fasce orarie: quanto maggiore è la richiesta in un dato momento e in un determinato punto della città, tanto maggiore è la tariffa, che può essere pagata con la carta di credito o con il telefonino. Quando poi ci sono manifestazioni di forte richiamo, come per esempio la parata del gay pride, le tariffe possono raggiungere anche i diciotto dollari all’ora. Con uno smartphone, inoltre, è possibile sapere in qualsiasi momento dove c’è un parcheggio libero e quanto costa. E questo è solo l’inizio. Le tecnologie digitali permettono di riempire gli ultimi posti liberi, ma non risolvono il problema di fondo: continueranno a esserci troppe auto rispetto ai posteggi disponibili. Di conseguenza le tariffe sono destinate ad aumentare. Se poi in futuro la tecnologia permetterà di prenotare una sosta, potranno nascere un’infinità di nuovi modelli economici con cui scucire soldi agli automobilisti. Gli ultimi posti disponibili nelle zone più richieste, per esempio, potranno essere messi all’asta online (come avviene su eBay), e l’utente potrà essere avvisato dell’opportunità in modo facile e rapido attraverso il computer di bordo. Si potranno applicare, inoltre, le tecniche usate dalle compagnie aeree per assillare i loro passeggeri: preimbarco in cambio di un sovrapprezzo, zone di sosta riservate, garage sotterranei riservati ai clienti di riguardo o alle grandi aziende che hanno molti veicoli da parcheggiare. Collegare in rete gli autoveicoli non è un’idea fantascientifica. L’Audi pubblicizza già il suo servizio internet, Connect, sottolineando che sarà in grado di trovare stazioni di servizio convenienti e parcheggi liberi non appena questi siti saranno registrati in un database. La casa automobilistica di Ingolstadt sta studiando una tecnologia che permetta al computer di bordo di rilevare automaticamente le tariffe dei parchimetri e di pagarle mensilmente. La Mercedes sta installando sulle sue automobili la tecnologia Car-to-X, che assicura uno scambio costante di informazioni tral’autoveicolo e l’ambiente circostante. La Bmw, infine, entro il 2015 vuole equipaggiare il 90 per cento delle sue nuove autovetture con tecnologie digitali di comunicazione. Non a caso il digital driving è stato uno dei temi principali dell’ultimo salone internazionale dell’auto di Francoforte sul Meno. Grazie ai sistemi di navigazione e di connettività più avanzati, le automobili stanno diventando dei veri e propri computer su ruote. “Nel 2016 circoleranno sulle strade di tutto il mondo 210 milioni di auto connesse”, annuncia entusiasta Matthias Wissmann, presidente della federazione dell’industria automobilistica tedesca. Anche l’asfalto sarà dotato delle stesse tecnologie. Aziende come la statunitense Streetline e la scozzese Smart Parking hanno lanciato sul mercato dei sensori per la pavimentazione stradale che rilevano e segnalano se sulla superficie è parcheggiato un veicolo. Il collegamento online tra i sensori, le app degli smartphone e i sistemi di navigazione satellitare permetteranno agli automobilisti di individuare il più vicino parcheggio disponibile e di raggiungerlo rapidamente. Un’azienda tedesca, la Schlauerparken, vuole installare dei sensori sui lampioni o sulle pareti esterne delle case per ottenere in tempo reale una scansione completa di segmenti stradali e vedere dov’è possibile parcheggiare una piccola Smart e dove invece c’è lo spazio sufficiente per un’ingombrante Porsche Cayenne. Queste tecnologie offrono anche la possibilità di registrare la durata della sosta, di far pagare fino all’ultimo secondo e di denunciare alle forze dell’ordine chi ha occupato abusivamente lo spazio, il tutto in modo completamente automatico.Le amministrazioni comunali, quasi ovunque alle prese con ristrettezze finanziarie, possono quindi rallegrarsi. D’altronde, che in tema di tariffe del parcheggio ci sia ancora margine per gli aumenti lo dimostrano le strade congestionate dei centri cittadini. Secondo l’Adac, l’Automobilclub tedesco, ad Amburgo e a Colonia le automobili in circolazione sono il 29 per cento in più rispetto agli anni ottanta, e a Monaco di Baviera il 38 per cento in più. Inoltre, non si capisce perché l’affollamento delle grandi città deve far aumentare vertiginosamente gli affitti degli appartamenti, ma lasciare invariate le tariffe dei parcheggi che, in fin dei conti, sono un alloggio a breve termine per l’auto, quindi è normale che abbiano il loro prezzo. L’estate scorsa a Boston una donna ha comprato due posti in centro per più di 250mila dollari. E non era neanche il prezzo più alto mai pagato.

Continua domani

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