No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140227

Sevilla - Febbraio 2014 (2)

Ora, so che non dovrei dirlo, ma dopo aver girato un po' sotto i "funghi", stavo quasi per andarmene, convinto com'ero che non ci fosse il modo per salire sopra. Eppure, mi ricordavo di aver visto, forse su Wikipedia, una foto scattata dall'alto, tipo su una passerella. Quindi, seguo le indicazioni e trovo una sorta di mappa, scendo al piano -1 dove dovrebbe trovarsi il Museo Antiquarium, e proprio lì trovo l'ingresso al piano superiore. Pago (3 euro) e salgo con l'ascensore. Eccoci. Proprio quello che cercavo; la struttura è particolarissima, piuttosto impressionante se non fosse che ormai non mi impressiona più quasi niente in verità, in legno e metallo, dal colore tenue, ed in effetti c'è una passerella che si snoda sopra i sei "funghi". La giornata è parzialmente nuvolosa ma la vista della città è superba; al centro un bar ristorante (nel prezzo del biglietto d'ingresso è compresa una bevuta). Ottimo: primo obiettivo realizzato, con la solita soddisfazione espressa da un sorriso di sufficienza a me stesso. Mi faccio tutta la passerella, consumo la bevuta, e scendo. Già che ci siamo, andiamo pure al museo. L'ingresso vale 2 euro e 10 cent, e naturalmente il giorno seguente, anzi, solamente tornato da Sevilla, avendo conservato tutti i biglietti per raccontarvi la gita, scoprirò che pagando l'ingresso al Real Alcazar c'è in omaggio l'ingresso all'Antiquarium. Ve lo dico just in case. Breve storia (travagliata): nella piazza, dagli inizi del 1800 è esistito il Mercado de la Encarnaciòn, demolito parzialmente nel 1948 in seguito ad una nuova urbanizzazione, e raso al suolo nel 1973 a causa dello stato rovinoso in cui versava. La zona rimane inutilizzata fino al 1990, anno in cui la municipalità decide di costruirvi un parcheggio sotterraneo. Durante gli scavi, vengono rinvenuti importanti reperti del periodo romano; lavori paralizzati fino al 2004, anno in cui l'amministrazione decide di riconvertire il progetto per valorizzare i ritrovamenti, e indice un concorso pubblico internazionale. L'obiettivo era quello di creare, nella stessa piazza, un nuovo mercato, uno spazio pubblico, e un museo che conservasse i reperti. La giuria sceglie il progetto più costoso, dell'architetto tedesco Jurgen Mayer-Hermann. La storia non finirebbe lì, perché il progetto è passato attraverso varie vicissitudini, di quelle che qui in Italia capitano continuamente. Fatto sta che, dopo alcune sostanziali modifiche (l'introduzione del legno al posto del metallo la più importante, e costosa tra l'altro), l'intera struttura viene inaugurata il 27 marzo 2011, e devo dire che fa la sua porca figura. Si, perché pure il museo, che ricostruisce una grande casa romana, completa di piccola fabbrica di salatura del pesce, è interessante, il mercato, al piano superiore, è carino e frequentato, e sotto i "funghi", la piazza è grande e molto particolare, frequentata e vissuta. Mi attardo quindi nel museo, mi soffermo sui particolari, me lo godo proprio, dopo di che faccio pure un giro nel mercato. Ulteriore giro della piazza per ultima foto, e, diamine, a malapena è mezzogiorno. 

C'è tutto il tempo, quindi torno verso l'hotel e quindi il centro, e comincio a prendere le misure, visualizzando tutti gli altri importanti e imperdibili edifici della parte "vecchia". "Scendo" per Calle Larana, faccio Calle Serpies, la via dello "struscio" insieme a Velàzquez e Tetuàn, oltrepasso Plaza de San Francisco dietro al municipio, ed imbocco Avenida de la Constituciòn; la percorro fino a Puerta de Jerez. Ecco, è quasi tutto qui. Mi fermo in un bar di tapas dove, nonostante la temperatura non proprio estiva, un sacco di gente sta mangiando e bevendo ai tavoli esterni (anzi, di tavoli interni non ce n'è proprio), mi bevo una cana e mi mangio un mezclado de tapas. Prima di lasciare la mancia (propina) di rito quando sono all'estero, familiarizzo con il personale, il cameriere che mi ha servito, probabilmente maghrebino (vi giuro che non si capisce bene), si sfoga spiegandomi che "gli spagnoli sono pazzi" e mi fa l'esempio di quella comitiva che si era seduta a qualche tavolo di distanza da quello che occupavo io. Li avevo notati, ed avevo notato che, avendo bambini piccoli che volevano il gelato, quando lui aveva detto ai genitori che lì di gelato non ce n'era, una delle mamme era andata alla gelateria più vicina con i bambini per comprarglieli. Gli altri adulti erano rimasti, occupando un tavolo, e io non mi ero più interessato alla scena, supponendo ragionevolmente che avessero ordinato qualcosa. E invece, il cameriere mi spiega che sono rimasti, occupando due tavoli nell'ora di punta, senza consumare niente, se non i gelati comprati da un'altra parte. In effetti, non ha tutti i torti di lamentarsi.
Saluto, ripromettendomi di tornarci, e mi appropinquo all'ingresso della Cattedrale di Siviglia.

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