No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20070326

sparta (e atene sullo sfondo)


300 – di Zack Snyder 2007


Giudizio sintetico: da vedere

Dei morti alle Termopili

gloriosa la sorte, bella la fine,

la tomba un'ara, invece di pianti, il ricordo, il compianto è lode.

Un tal sudario né ruggine

né il tempo mangiatutto oscurerà.

Questo sacello d'eroi valorosi come abitatrice la gloria

d'Ellade si prese. Ne fa fede anche Leonida,

il re di Sparta, che ha lasciato di virtù grande

ornamento e imperitura gloria.

Nel 480 avanti Cristo, un manipolo di spartani, a cui dettero manforte altri soldati, meno valorosi, giunti da altre città stato greche, tenne testa per alcuni giorni all’esercito persiano del re Serse I, sproporzionatamente più numeroso e potente, rallentandone l’avanzata e facendo riecheggiare le gesta eroiche fino a compattare l’alleanza greca, che dopo qualche mese riuscì a respingere gli invasori. A capo dei 300 uomini che più fecero la storia, divenuta leggenda ed arrivata fino ai nostri giorni, cantata dal poeta Simonide nei versi citati poc’anzi, il re di Sparta Leonida, combattente fiero e implacabile.

Frank Miller, mago delle graphic novel, rivisitava, nell’omonimo romanzo disegnato, le gesta dai persiani, immaginandosi uno di loro (nello specifico Dilios) che, ferito ad un occhio, viene rimandato da Leonida a Sparta perché racconti la loro storia come una vittoria della volontà, che non vada perduta, a beneficio di chi resta. Zack Snyder (che pare si sia accaparrato la regia del prossimo progetto di Watchmen, un’altra pietra miliare delle graphic novel), col beneplacito dello stesso Miller, mette sullo schermo la granitica storia.

Immaginiamo la soddisfazione di Frank Miller, che dopo le sue scottature dovute al secondo e al terzo Robocop dichiarò di non voler avere più niente a che fare con Hollywood, al vedere tradotta al cinema questa sua ennesima storia, dopo il risultato più che soddisfacente, sia a livello di critica che a livello di pubblico, di Sin City da parte di Robert Rodriguez; Snyder, dopo l’omaggio a Romero col remake de L’alba dei morti viventi, dirige in maniera tutto sommato corretta questa storia che narra di gesta eroiche ed esalta la coesione di pochi a dispetto della eterogeneità dei molti. La resa visiva è sopraffina, le scenografie in computer graphic esaltanti per gli amanti del fumetto, la fotografia curatissima che aiuta la resa appunto, fumettistica (dove per fumetto non si colga l’accezione quasi dispregiativa italiana, ma quella alta della più rispettosa traduzione di graphic novel, già usata più volte) delle diverse ambientazioni, sfumando e virando di volta in volta nella maniera giusta i colori e gli sfondi, il montaggio che alterna i momenti di battaglia, quelli di dialogo (leggermente troppo soporiferi) e quelli di declamazione, la musica potente ed evocativa, che insieme ad alcuni momenti bucolici richiama più volte Il Gladiatore, la visione degli avversari e del traditore, giustamente sopra le righe e correttamente fantasy mediano la visione in soggettiva degli spartani del nemico, le interpretazioni dei protagonisti incarnano alla perfezione il messaggio glorioso di Miller, soprattutto nella figura superomistica di Leonida (un sorprendente e coinvolgente Gerard Butler) e in quella della fiera regina Gorgo (una delicata, sensuale e al tempo stessa decisa Lena Headey, probabilmente la più penalizzata dal doppiaggio italiano).


Sono, per godere a pieno del film a mio parere, da tralasciare completamente le polemiche sulla correttezza storica, mentre possono essere prese in considerazione le chiavi di lettura metaforica solo leggendole nei due sensi, lavorando di immaginazione, come del resto il fumetto, come ogni altra forma d’arte, richiede. Possono allo stesso tempo scioccare l’accostamento finanche troppo ovvio, degli spartani agli statunitensi contro il nemico che viene dall’oriente, ma così pure si potrebbe accomunare la “crociata” spartana all’integralismo islamico contro il corrotto occidente, qui invece rappresentato dai persiani, in un perverso gioco di paradossi, fatto di freaks, effeminati e addirittura transessuali che ballano per il re; tutto questo può divertire dopo, a bocce ferme, mentre sul momento conviene godere semplicemente dello spettacolo visivo e niente più. Come ci si può divertire a riflettere che l’insistenza milleriana, che Snyder fa sua, sul machismo spartano, può benissimo essere trasformata, sempre per quel gioco paradossale citato prima, in una sofisticata visione gay del manipolo dei 300 eroi che si danno della donnicciola durante le rimozioni dei cadaveri, loro, seminudi, tutti con assurdi addominali a tartaruga e con quadricipiti da urlo, con il pacco costantemente in bella vista inguainato in un elegante mutanda di cuoio.


Ma queste, ancora per un clamoroso paradosso, sono masturbazioni mentali al pari della ricerca del significato profondo delle storie di David Lynch e dei suoi lavori, mentre l’elemento ludico, il giustiziere senza macchia e senza paura che è dentro ognuno di noi, può crogiolarsi nella visione di questo capolavoro di crossover cinematografico/fumettistico, solo lasciando campo libero al bambino che dentro di noi, ancora scalpita per fare la guerra con i soldatini. E la slow motion nelle salienti scene di guerra, quasi abusata dal regista, suggella come una gustosa ciliegina sulla torta questo nostro bisogno recondito. Sottolinea giustamente Saviano (l’autore di Gomorra) su L’Espresso, che se un film del genere fosse stato concepito in Europa sarebbe immediatamente stato tacciato di fascismo. Aggiungiamo che è piuttosto ovvio che Miller sia destrorso, e arrendiamoci, da spettatori di sinistra, al fatto che l’Epica (con la E maiuscola) sia patrimonio della destra (Eastwood, Milius, tanto per fare due nomi a caso). Se c’è cultura, mi va benissimo un film “di destra” al cinema; finché vedo citare Bosch (l’albero fatto di cadaveri) e poi leggo recensioni che stroncano il film dove viene citato, la trasposizione più che dignitosa di un capolavoro del fumetto, devo interrogarmi più sulla bontà della pellicola che sulla sua ideologia. E magari anche sul recensore che stronca.


Il fumetto, o graphic novel, è cultura, ed è cultura alta e non bassa. E le trasposizioni ben fatte non sono giochi da ragazzi. Fate un’abbondante colazione e andate a vedere 300. Dopodichè cenerete nell’Ade. Questa è Sparta (mica pizza e fichi!)!!!

14 commenti:

drunkside ha detto...

Leonida sarà contento.
Poi attendo una tua recensione fumettesca, che voglio scambiare un paio di opinioni

jumbolo ha detto...

già promesso vit. magari ci metterò un po', ma stai sicuro.

drunkside ha detto...

così poi dovrai rivederti il film per capire di che parlo? :D

jumbolo ha detto...

e perchè no

drunkside ha detto...

ah, hai notato che nessuno ha parlato dell'inquadratura finale di Leonida che giace trafitto dalle frecce? Questo mi ha sorpreso sinceramente, visto che hanno polemizzato tanto pensavo l'avrebbero tirata in ballo

jumbolo ha detto...

dici che ricorda il cristo?

drunkside ha detto...

un pochino a me lo ha ricordato :D

jumbolo ha detto...

si infatti, pure a me

cinaho ha detto...

è fantastica la visione mitologica dei nemici.....

....(non vorrei aver fatto un intervento alla filini)...

Anonimo ha detto...

L'inquadratura finale di Leonida trafitto a me ha ricordato immediatamente Gesù Cristo e mi sono difatti posto i vostri medesimi interrogativi.

iacopo ha detto...

La fava sopra er io!! ^_^

giulia ha detto...

l'accostamento con Gesù è evidente,oltre alla scena finale basta vedere il politico Theron,che tradisce per quei denari...Giuda tradisce Gesù per i famosi 30 denari...

jumbolo ha detto...

in effetti, in comune col cristo, anche leonida "ha degli addominali fantastici" (cit)

:))

Matteo ha detto...

Bel film! Anche molto teatrale. Bellissima la danza dell'oracolo. Immagini stupende.