No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20140303

Sevilla - Febbraio 2014 (4)

Come spesso mi succede, non so se anche per voi è così, quando torno da un viaggio scopro cose che non conoscevo e che non ho scoperto neppure durante il viaggio o il soggiorno in quel luogo. Ed è così che, incuriosito dal fatto che il barrio  di Triana e soprattutto le installazioni costruite per l'Expo '92, vengono collocate su un'isola chiamata Isla de la Cartuja, ho cercato di capire a posteriori come fosse effettivamente il corso del Guadalquivir nella zona di Sevilla, visto anche che dalle mappe in mio possesso vedevo una biforcazione a sud ma non a nord. Ho scoperto quindi che la parte che attraversa la città, sulla quale sorgono i ponti più importanti, in realtà oggi è la Dàrsena del Guadalquivir, o anche Canal de Alfonso XIII, ma storicamente raccoglieva il corso originale del fiume. Su questo tratto si trova un vero e proprio porto, l'unico fluviale di Spagna, a sud della città e poco a nord rispetto alla diga della Cartuja, mentre le acque rientrano nel corso del fiume a nord della città, nei pressi di San Jeronimo, interrate e regolate. Sempre a proposito del fiume, ho scoperto durante il mio soggiorno che Betis era il nome antico del fiume (da qui il nome di una delle due squadre di calcio della città), datogli dai Fenici, e conservato dai Romani; gli Arabi lo chiamarono invece al wadi al kabir (fiume grande), da cui il nome conservato fino ad oggi (Guadalquivir) per traslitterazione ed assonanza (ricordiamoci che l'arabo ha un alfabeto differente).
Detto questo, devo confessarvi che non ricordo benissimo che cosa ho fatto dopo la visita guidata alla Plaza de Toros, ma mi pare di aver vagato per le strade con passo sempre più stanco, risalendo verso il centro dopo aver percorso il Paseo Colòn lungo il fiume, poi la Calle Reyes Catòlicos, infine una traversa che potrebbe essere la Calle Zaragoza, e che, nonostante sia rientrato in albergo presto, ero talmente stanco che non ho neppure cenato.
Naturalmente, rientrando e mettendosi a dormire presto, ci si alza presto. Il sole invece, in Spagna e soprattutto così a ovest, si alza tardi, e mentre faccio colazione, nel salone dell'albergo che si affaccia sulla Plaza Nueva, sta albeggiando timidamente. La prendo con calma, ed esco ampiamente dopo le 9, visto che tutto apre alle 10. Attraverso la piazza, prendo Avenida de la Constituciòn, raggiungo l'imponente palazzo che si trova immediatamente accanto alla cattedrale, ci giro intorno prima di trovare l'ingresso. Se non ricordo male, l'ingresso è gratuito, il palazzo è (mi scuso se userò spesso questa parola) imponente, si sale una scalinata adeguata, e ci si ritrova dentro un quadrilatero di scaffalature antiche ma tenute perfettamente, costellate da teche in vetro che contengono documenti importanti (e storici ovviamente), pannelli esplicativi, schermi con cuffie annesse dove si possono ascoltare spiegazioni e commenti sui vari argomenti illustrati. Sono nell'Archivo General de Indias, un edificio con una storia interessante (in principio una sorta di borsa ante litteram, ristrutturato ed adibito a ricevere tutti i documenti importanti riferiti alla conquista del Nuovo Mondo da parte dell'Impero spagnolo), spiegata molto bene dal documentario che viene proiettato senza soluzione di continuità all'inizio del giro nell'archivio, che andrebbe svolto in senso orario, ma che naturalmente il vostro blogger preferito svolge nel senso opposto, non si sa bene se per sbadataggine, nonchalance, snobismo o eccesso di anticonformismo. Scherzi a parte, ripensandoci probabilmente è stato un gesto inconscio; infatti, il documento che più mi ha emozionato sarebbe stato quasi all'inizio, e invece, girando al contrario, l'ho visto quasi alla fine: sto parlando del Trattato di Tordesillas, quello che (inizialmente) divideva il mondo in due parti, quella spagnola e quella portoghese.
In definitiva, seppur si tratti di nove km di scaffali, vi si respira, in qualche modo, il ricordo dei grandi navigatori, le cui imprese, come sostengono alcuni giornalisti e scrittori intervistati per uno dei video presenti nell'archivio, oggi sarebbero paragonabili solo al viaggio spaziale alla "colonizzazione" di Marte.
Esco dall'archivio e a questo punto, la visita a continuazione è obbligata, seppure sia quasi mezzogiorno: fossi a lavoro, comincerei ad aver fame, ma qui siamo in Spagna e non sono a lavoro. Solo la Calle Santo Tomàs divide l'archivio dall'ingresso nell'altro monumento, forse il più famoso di Sevilla. Questa foto è scattata spalle all'ingresso, guardando la cattedrale, attraverso Plaza del Triunfo, e lasciandosi l'archivio sulla sinistra. Avete capito di cosa sto parlando, vero?

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