No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20061217

metafora lapalissiana


I figli degli uomini - di Alfonso Cuarón 2006

giudizio sintetico: si può vedere


Siamo nel 2027, in un'Inghilterra che apparentemente è rimasta l'ultimo baluardo della civiltà. Il caos, infatti, regna nel resto del mondo. Da circa 18 anni il genere umano è diventato sterile: le donne non rimangono più incinte. La vita dell'essere umano più giovane viene seguita come in un reality, come in un "Truman Show", è la mascotte del mondo. La sua uccisione, per mano di un fan al quale, pare, ha rifiutato un autografo, scuote un umanità ormai destinata e rassegnata all'estinzione. Gli immigrati sono rinchiusi in gabbie sparse un po' ovunque, l'Inghilterra salvaguarda la sua parvenza di civiltà.

Theo è una persona come le altre, rassegnata. E' un impiegato triste e solo, dopo una separazione dalla moglie dovuta a incomprensioni reciproche ma, soprattutto, alla morte del giovane figlio. Insieme erano attivisti per i diritti umani, lui ha perso la voglia di lottare. Lei, evidentemente, no. Infatti, Theo viene rapito dall'organizzazione capeggiata dalla moglie Julian. Non vogliono fargli del male, ma hanno bisogno di lui per procurarsi un pass per far attraversare il paese da una ragazza immigrata. Gli offrono soldi, e lui cede. Quando incontra la ragazza, accetta a malincuore di accompagnarla (il pass è "di coppia"), fino a che non scopre che è incinta, oltre a scoprire che il supporto dell'organizzazione non è così limpido. Diventa così il difensore dell'unica speranza del genere umano.

Tratto da un romanzo di P.D. James del 1992, il nuovo film di Cuarón non entusiasma per originalità; la trama è prevedibile e fatta da evidenti e grossolane metafore. Non lascia un segno profondo, dunque, nella mente dello spettatore curioso. Ha però dalla sua alcune cose interessanti, che, nella desolazione delle sale pre-natalizie zeppe di film-panettone, lo rendono lievemente appetibile. Innanzitutto, l'atmosfera desolante di un mondo senza speranza e, in particolare, di una Londra grigia e spenta, indagata nei suoi angoli meno belli. Inoltre, una lunga serie di riferimenti all'attualità (uniti a citazioni curiose e a una colonna sonora molto bella), che è inutile raccontarvi, togliendovi così il piacere di scoprirli da soli. Il lavoro del regista messicano, un regista atipico che evidentemente ama mettersi alla prova cambiando completamente genere (partito con il pruriginoso ma efficace e interessantissimo Y tu mamá también nel 2001, si è poi cimentato addirittura con la saga da bambini cresciuti con Harry Potter e il prigioniero di Azkaban), è anch'esso a due facce, per questo lavoro: a una non buonissima direzione degli attori, nonostante un cast di assoluto rilievo, almeno nelle parti principali (Clive Owen, Julianne Moore, Michale Caine e Chiwetel Ejiofor), si contrappone una direzione dei movimenti della telecamera da vero grande regista. Entusiasmanti i piani sequenza, che caricano di adrenalina le sequenze di inseguimento soprattutto. Da manuale quello nel finale, dentro il centro di raccolta immigrati, ai livelli di Stanley Kubrick in Full Metal Jacket. Il piano sequenza (anche se è lecito sospettare un taglio e una sovrapposizione, visto che all'ingresso nell'edificio si vedono chiaramente schizzi di sangue sull'obiettivo, che dopo un passaggio in un androne scuro scompaiono) che segue il protagonista alla ricerca di una barca per far raggiungere l'obiettivo alla sua protetta, toglie letteralmente il respiro allo spettatore.

In definitiva, un film da vedere quasi più per la tecnica che per il contenuto.

3 commenti:

Lucy Scarpetta ha detto...

Grazie per il "giudizio sintetico" ;)

Anonimo ha detto...

se ti piacciono i pianosequenza nelle scene d'azione, riscopriti e goditi quello (magistrale) girato da john woo in hard boiled durante una sparatoria con decine di comparse per i corridoi di un ospedale. protagonisti tony leung chiu wai e yun-fat chou (due star assolute del made in HK). ma soprattutto protagonista la macchina da presa del talentuoso woo nel suo periodo pre-hollywood.

il lunghissimo e complesso pianosequenza iniziale di breacking news di jonnie to lo abbiamo invece visto assieme.

m.

jumbolo ha detto...

hard boiled. in effetti, pluricitato, quindi da vedere, soprattutto se me lo raccomandi.

ma te arca russa di sokurov l'hai visto poi? 90 minuti di piano sequenza dentro l'hermitage di san pietroburgo......due palle enormi!!