No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20061212

una sera immacolata


Vinicio Capossela, 8/12/2006, Firenze, Saschall

Metto su la mia canzone preferita di Vinicio. Con un amico, uno di quelli con i quali condividi anni, bicchieri, sbronze, musica e dolori, ci siamo convinti che, dato che è tratta dal disco “Modì”, parlasse di Amedeo e di Livorno, in qualche maniera. Ci rappresenta, la suonerò quando una donna si innamorerà di me, e perfino perdono Vinicio per averla lasciata fuori dalla scaletta di questa sera. Perché Vinicio è un amico, anche se non ci siamo mai strinti la mano, anche se non abbiamo mai diviso una bottiglia di vino o una panchina. La metto su e ne scrivo. Un concerto della Madonna. Un concerto da Chiaviconi. Da Nutless. Un concerto di Vinicio, per tutti e per uno solo. Un concerto di Natale, quasi.

Saschall, elegante come sempre. Sta arrivando il freddo pian piano, ma la gente non si scoraggia. Arriviamo con un’amica e siamo costretti a parcheggiare lontanissimo, segno evidente di un bel pienone. C’è chi si scoccia, avvolto nella solita sindrome egoistica da fan estremista e ottuso, ma a me fa solo piacere. Tante donne, anche profumate. Ho scelto un comodo posto a sedere e sopraelevato, voglia di rivederlo dopo un po’, voglia di vedere e sentire quest’ultimo bel disco dal vivo, un disco che ha squarciato l'abitudine rockettara di questo 2006 ben prima di "Orphans" del suo padre putativo Tom Waits, sorprendendomi piacevolmente, dopo che mi ero fatto un’idea ristretta sulle capacità di rinnovarsi e proseguire un discorso propositivo del buon Vinicio. Un disco che racchiude le molteplici anime di Capossela da Hannover, un disco maestoso e difficile, ostico e impegnativo, ma estremamente soddisfacente non appena trovi la manovella giusta. Un ottimo successo di vendite e di pubblico, un’esposizione mai vista per lui, copertine, interviste, libri e dvd. Vediamo come sta.

Poco dopo le 21 si apre il sipario e si parte. Palco kitsch ma simpatico, un piccolo albero di Natale in bella evidenza, la banda schierata dietro a lui, il piano al centro, ma lo userà poco, un polistrumentista sulla sinistra che sembra Neil Young, i fiati, la batteria, il contrabbasso e la chitarra. E lui. Saschall quasi al completo, fremente già da prima dell’inizio, coinvolto da subito, che applaude, urla, fischia, spinge, partecipa in maniera quasi impensabile fino a qualche anno fa. C’era meno gente, magari si rideva a crepapelle per le storielle raccontate da semi-ubriaco tra un pezzo e l’altro, invece oggi ci sono ovazioni a scena aperta. E Vinicio se la gode tutta. Sorride, incita, caccia qualche urlo. Già al secondo pezzo indossa la maschera da caprone con annesso microfono e regala Brucia Troia come se fosse un sabba. Scorre “Ovunque Proteggi” quasi al completo, ed è la conferma del capolavoro. Moskavalza è un pezzo techno ma completamente Capossela, categoria superiore, troppo avanti. Medusa cha cha cha funziona anche senza la voce femminile ed è quasi raffinata. L’uomo vivo (inno alla gioia) è coinvolgente fino all’abbraccio corale. Pena dell’alma è da brividi, una di quelle canzoni che ti mettono davanti ad un bivio: da ascoltare in religioso silenzio o da cantare a squarciagola pensando seriamente all’amata, ma con un sorriso (amaro) sulle labbra. Dalla parte di Spessotto è meglio di una cura di solletico. E Lanterne rosse, Ovunque proteggi, Dove siamo rimasti a terra Nutless, insomma, avete capito. Si integrano alla perfezione le più o meno vecchie Scatà scatà (Scatafascio), tutti che ballano, l’immortale Marajà, la splendida e sognante Con una rosa.

Vinicio, parliamone un attimo, è in grande, grandissima forma. E non è uno scherzo. Mai visto così sobrio e lucido, dimagrito, fisicamente ben messo, concentrato. Divertente come sempre, divertito e soddisfatto, contento del pubblico che finalmente gli tributa quello che gli spetta: un gran successo. Cambia cappello, giacche, dopo la maschera da caprone mette quella da leone. Attento però a non fare troppo la primadonna, lascia lo spazio giusto alla band, non mancando di darsi alla grande. Comincia a bere qualche birrino solo nella seconda parte del concerto. Ci si fa lo shampoo, ogni tanto.
La genialata, adattissima all’atmosfera di un concerto caposseliano, il mago. Inutile spiegarvelo, dovete vederlo. Vestito da soldato francese, secco e pelato am coi mustacchi, fa giochi inutili e buffi con carte, petardi, bottiglie di birra, una gallina, stelle filanti e coriandoli in tasca. Ha la scritta TA DA tatuata sul ventre, e la mostra a conclusione di due mini-set piuttosto lunghi, che in pratica fanno da intermezzo tra i blocchi di canzoni. Pubblico divertito.

La seconda parte è quasi tutta composta da canzoni di Natale, improvvisazioni (grandiosa la band), perfino una versione italianizzata di What A Wonderful World. Una festa. La band e Vinicio lasciano definitivamente il palco dopo quasi due ore tonde dall’inizio. La conferma della definitiva affermazione di un grande artista italiano. E chi non lo capisce pazienza.

Mi allontano canticchiando, forse ho trovato un’altra canzone preferita…..sospirano nell’aria le rose spirano…petalo a petalo mostrano il color…ma il fiore che da solo cresce nel rovo…rosso non è l’amore, bianco non è dolore, il fiore è solo il dono che porto a te…



Attraversiamo Firenze e ci portiamo all’Auditorium Flog. Ci sono i Twilight Singers di Greg Dulli con Mark Lanegan che lo accompagna cantando qualche pezzo. Arriviamo per i bis, paghiamo un biglietto ridotto dopo un caffè e una sigaretta, ci becchiamo gli ultimi due pezzi: una medley di cover, tra le quali riconosco Wolf Like Me dei TV On The Radio, e Black Is The Color of My True Love’s Hair. Un cioccolatino per finire la serata, prima di un’ora abbondante di chiacchiere con amici che non vedevo da oltre un mese, e un ritorno a casa sotto la pioggia battente.

2 commenti:

iacopo ha detto...

Il cioccolatino per finire la serata è stato dolce spero...grandi risate col mazza ^_^

Anonimo ha detto...
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