No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20071012

io e i Metallica - capitolo 1


Era il 1984, ultimo anno di superiori, poco studio anche se c'erano gli esami di maturità, e un lavoretto come cameriere in pizzeria, ultimi sforzi per non gravare sui miei, che stavano completando la titanica impresa di comprare una casa per loro ma soprattutto per me e mia sorella. Erano tempi di buon fermento musicale, tempi nei quali si era affamati di nuova musica e di fare musica, ma certo, reperire materiale non era facile. Anche informarsi era un'impresa. Rockerilla era l'unica rivista che aveva un respiro ampio ed internazionale, e non era ingessata come Ciao 2001, ormai al capolinea. Soprattutto, era l'unica rivista dove, seppur relegato nelle ultime 8 pagine, si trovavano notizie sul metal.


Il metal stava cambiando, si capiva. E si capiva che questa band che si chiamava Metallica era qualcosa di fuori dal comune. Come mi capitò qualche anno più tardi con i Red Hot Chili Peppers, capivi da quello che scrivevano di loro che erano una band con un futuro sfolgorante, capivi che la loro musica era eccitante, sconvolgente, innovativa, elettrizzante, e il fatto di non riuscire a sentirla era frustrante non poco.


Non c'erano tanti concerti come adesso, e non c'era tanta libertà, per ragazzi di 18 anni. I genitori erano restii, del resto non si era usciti da molto dagli anni di piombo. Però la passione ci faceva diventare talmente rompicoglioni che qualcosa ottenevamo. Io avevo già visto un concerto da 30mila persone, e quindi quando sapemmo che gli Iron Maiden sarebbero venuti in Italia nel mese di novembre ci organizzammo ed ottenemmo il permesso. Eravamo in tre, e fu una bella esperienza, ma la parte che voglio mettere in evidenza non è né quella dell'evento, né quella del concerto: fu la prima volta che riusciì ad ascoltare i Metallica. Eravamo in attesa, al freddo, fuori dal teatro tenda bolognese, e un gruppo di metallari di chissà dove sparava musica a tutto volume da un ghetto-blaster: la musica era veloce, cattiva, aggressiva, violenta. Si sparse la voce che stessimo ascoltando Kill 'em All, il primo disco di una band californiana che si chiamava Metallica.


Mi rimase dentro la voglia inarrestabile di riuscire ad ascoltare qualcosa di loro in modo più approfondito; la curiosità che i vari articoli di Rockerilla mi avevano messo addosso fu acuita da questo ascolto sommario, diventò un'urgenza. Ricordo i miei tentativi vani nei due negozi di dischi della cittadina vicino alla mia: alla richiesta di "un disco dei Metallica", un negoziante mi mostrò una compilation metal, mentre l'altro mi disse in maniera molto trasparente: "perdonami, ma non ho idea di chi siano".


Finì il 1984 e cominciò il 1985; arrivò la primavera, perchè ricordo che quel giorno andai nel mio capoluogo di provincia, distante quasi 30 chilometri, con la mia vespa ET3 125 primavera. Entrai nel negozio di dischi più rinomato, e mi misi a cercare alla lettera M. La ricerca era finita: davanti a me avevo Kill 'em All e il nuovo, più recente Ride The Lightning. Ma dovevo fare una scelta: non è che avessi molti soldi, e me ne potevo permettere uno solamente. Scelsi il nuovo. Quando ero vicino al bancone per pagare, riconobbi una figura familiare che parlava col gestore: era il cugino di mio padre, calciatore professionista (portiere) che aveva militato perfino in serie A. Parlammo qualche minuto, e mi spiegò che era socio di quella attività al 25%. Sperai nel miracolo, e invece mi fece scontare 1000 lire su un prezzo complessivo di 15mila. Eravamo a Livorno, è quello il mio capoluogo di provincia, mentre il cugino "famoso", a differenza di mio padre, si era stabilito fin da ragazzo a Pisa, da dove cominciò la sua scalata al calcio professionistico. Non venitemi a chiedere perchè ce l'ho coi pisani.


Avevo già un meraviglioso stereo GBC "compatto" (radio, giradischi e mangiacassette), da qualche anno avevo abbandonato il Geloso mono, il che mi avrebbe permesso di demolire l'intonaco di casa. Ovviamente aspettando il momento propizio, quando sarei rimasto solo in casa. Arrivò il momento tanto atteso. Il ricordo dell'emozione di quei momenti non è minimamente paragonabile a quella che ti attraversa adesso al primo ascolto di un cd. Ad ogni modo, poggio la puntina sul vinile, lato A, e mi metto in religioso ascolto. Parte un arpeggio di chitarra, poi un'esplosione fragorosa: era Fight Fire With Fire, combatti il fuoco col fuoco. La velocità dell'esecuzione, per gli standard dell'epoca, era da brividi. Mi venne in mente il concerto di 5 anni prima, 2 settembre 1980, eravamo lì per i Kiss, conoscevamo ogni loro canzone. La band di supporto era una sconosciuta band inglese, si chiamavano Iron Maiden: erano veloci come nessuno prima di allora. Bene, i Metallica facevano polpette di quell'ulteriore standard. Erano delle mitragliatrici metalliche. Un uragano di chitarre. Un vorticoso battere sui tamburi. Una forza inarrestabile. Il pezzo seguente dava il titolo all'album, Ride The Lightning, cavalca il fulmine. La forza era ancora una volta devastante, ma c'era qualcosa di inusitato: la durata del pezzo era oltre l'immaginabile, c'erano dei cambi di tempi coraggiosi, il pezzo era complesso ma compatto. Strano. C'era qualcosa di veramente nuovo dentro. Sconvolgente. Il disco scorreva, e il pezzo seguente mi sembrò una marcia funebre metal, era For Whom The Bell Tolls, un pezzo marziale, cupo, quasi angosciante, potente e quasi pauroso. Difficile da immaginare prima. Arrivò il quarto pezzo, Fade To Black. Era qualcosa di inaspettato. Sembrava una ballata, ma aveva la potenza di un pezzo speed. La melodia immersa in questo deragliare di chitarre, piantata su questo muro ritmico formato da una batteria potente e da un basso anarchico e distorto ti prendeva alla gola e quasi ti faceva piangere. Finì il lato A e i Metallica con quattro canzoni avevano sconvolto la mia concezione della musica rock. Ci misi un po' a girare il vinile.


to be continued

3 commenti:

monty ha detto...

finalmente ale.
mi ci riconosco, magari con artisti
diversi, per lunghi tratti.
La ricerca di dischi che in provincia
non li ha nessuno, la fame di
novità, l'attesa di avere la casa
(o la stanza) libera per mettere
su il disco.
Il momento della verità, quando, dopo
pochi istanti di fruscio,
la puntina comincia a tradurre
solchi neri in musica.

bella lì

iacopo ha detto...

Bella Ale!! Aspettiamo con crescente curiosità il seguito!!

Anonimo ha detto...

grande ale, con il tempo il tuo scrivere sta diventando appassionante, proprio il percorso opposto dei nostri metallica