No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20090221

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Mar Nero - di Federico Bondi 2009


Giudizio sintetico: si può vedere


Firenze, 2006. Gemma, anziana e acciaccata, rimane vedova. Il figlio Enrico vive e lavora a Trieste, troppo lontano per accudirla, per cui la affida ad una badante rumena: Angela. Gemma è una classica toscana, ma forse la vecchiaia l'ha indurita: si dimostra da subito molto diffidente e sgarbata con Angela, memore anche della precedente esperienza con un'altra badante. Angela, al contrario, si rivela paziente e devota, attenta e dolce. Pian piano, si conquista la fiducia e quasi l'amicizia di Gemma. Angela quindi si apre, e rivela che il suo grande amore, il marito, lavora duramente nel loro paese, Sulina, naturalmente in Romania, alla foce del Danubio; entrambi lavorano sodo per mettere da parte i soldi necessari per avere un figlio. Verso la fine dell'anno però, in corrispondenza con l'ingresso della Romania nell'Unione Europea, il marito di Angela smette di rispondere al telefono, e lei comincia a preoccuparsi, fino a decidere di tornare in Romania per verificare la situazione. Gemma non vuole rimanere sola...


Debutto nel lungometraggio per il fiorentino Bondi, che sceglie una storia vagamente autobiografica (il personaggio di Gemma è ispirato a sua nonna, e ovviamente il personaggio di Angela è ispirato alla di lei badante), e si fa aiutare dall'esperto Ugo Chiti per la sceneggiatura. Ne esce un film "piccolo" e delicato, provinciale nell'ambientazione, sia nella parte italiana (Gavinana e Rifredi, quartieri di Firenze, un'altra scena ancora più in periferia, forse fuori da Le Piagge addirittura, ma potrei sbagliarmi), sia in quella rumena, ma dal respiro internazionale, sia per l'universalità della storia, sia per i tempi, molto più ispirati al cinema orientale e medio-orientale che a quello occidentale; anche certe parti della storia, soprattutto verso il finale, sono accennate, sfiorate, non spiegate, al contrario dello stile occidentale di fare cinema.

E' vero anche che Bondi, non si sa quanto volontariamente, mette in luce anche un problema tutto italiano: il razzismo latente, sottotraccia, verso qualsiasi tipo di straniero che venga da paesi considerati più poveri o arretrati. Il personaggio di Gemma, interpretato in maniera egregia e molto teatrale da Ilaria Occhini, grande attrice anche e soprattutto di teatro (appunto), che tra l'altro si mostra coraggiosamente in tutta la sua "rugosità", a causa della luce naturale che il regista ha insistito per usare, anche quando si "scioglie" con Angela, rimane sempre in una posizione che considera superiore rispetto alla badante, con varie sfumature. Credo proprio, purtroppo, che più o meno, noi italiani siamo così.

Macchina da presa che si muove poco, ma abbastanza a suo agio sia negli interni, sia negli esterni, che però, forse, dà il suo meglio nei campi lunghi in Romania, direzione degli attori interessante: già detto della Occhini, molto brava anche l'altra protagonista Dorotheea Petre (Angela). Seppur brevemente, è un piacere anche rivedere sul grande schermo il grandissimo (per me) Corso Salani (Enrico, il figlio di Gemma).

Un film non esente da difetti, ma da sostenere.

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