No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20080508

milanesi assassini


Mi piace il disco nuovo degli Afterhours, e questa già di per se è una notizia, visto che il lavoro precedente, in doppia versione, italiana e inglese, mi aveva veramente quasi offeso. Mi è piaciuto subito, a pelle. Un disco dai suoni antichi, molto anni '70, ma con arrangiamenti coraggiosi, strani. Quella che già da tempo è in pratica la band di Manuel Agnelli, si guarda intorno. Mi piace pensare che anche loro stessi si siano resi conto che l'influenza di Greg Dulli andava bene fino ad un certo punto, e che il loro ultimo disco non fosse granchè, quindi hanno cambiato strada, con un occhio al passato e uno ben aperto verso quello che succede oggi. Prendete Dove si va da qui: la base elettronica sembra uscita da un pezzo degli Offlaga Disco Pax, per dire. Molti i richiami al loro stile di partenza, una spruzzata di pop italiano come nel loro Non è per sempre, un po' di noise e qualche arrangiamento asimmetrico, come detto prima. E poi, un Agnelli che canta in tutte le maniere (chissà se è per nascondere che non ha più voce - del resto lo dice anche lui, urlandolo, in Pochi istanti dalla lavatrice - oppure solo perchè in studio si può sperimentare), ma soprattutto che torna a scrivere con quel gusto burlone misto alla ricerca della frase a effetto anche se senza grandissimo senso, all'uso dell'ossimoro persistente.

Molte canzoni sotto i tre minuti di durata, ricorrente il tema della paternità (che, si, dopo un paio di citazioni rompe il cazzo), molti richiami a Milano, come sempre del resto, alcuni pezzi belli e intensi (la title-track, I milanesi ammazzano il sabato, Musa di nessuno), altri molto divertenti ma non banali (E' dura essere Silvan, Naufragio sull'isola del tesoro).

E, lasciatemelo dire, un pezzo splendido: Riprendere Berlino, a parere di chi scrive, già un classico.


Afterhours - i Milanesi Ammazzano il Sabato

3 commenti:

Matteo ha detto...

Secondo me in Riprendere Berlino c'è una bella citazione bowiana.

Anonimo ha detto...

Ad essere sincero del penultimo disco non perdono solo la versione inglese, davvero oscena. Certo, non pareva un disco degli After, ma non lo consideravo pessimo. Quest'ultimo però ha un qualcosa che mi prende... mi ricorda, come ti dissi in un sms, Non è per sempre... e la cosa può solo farmi piacere.

Diciamo che mi aspettavo di peggio... tipo un'americanata commerciale da poter espatriare e, magari, un Agnelli che in 4 anni, magari, avesse imparato a cantare in inglese.

Felice d'essermi sbagliato. Bel disco.

jumbolo ha detto...

eeeeeeeeeehhhhhhhhh?