No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20061023

bahamut di antonio rezza e flavia mastrella

sabato sera. teatro. bahamut di antonio rezza e flavia mastrella.
chi non conosce rezza non ha speranza.
chi lo conosce e non lo apprezza vuol dire che ha paura di se stesso.

È tornato Antonio Rezza e subito va in scena il suo teatro del disturbo, protervo e angosciante, ironico e scorticante. Un teatro che sfiora la politica soprattutto nel mettere in gioco il degrado, tutto mentale e talvolta comportamentale, che induce nella gente, gestito in prima persona da lui con la sua faccia pasoliniana, sghemba, spiritata, con il suo corpo allampanato.
Per scelta, una mina vagante gettata dentro il tranquillo ron ron della comicità di casa nostra: del resto è impossibile definire questo eccentrico interprete un comico, basta vederlo in scena al Teatro Out Off dove testimonia la sua diversità, che è poi la sua originalità più profonda, nel nuovo spettacolo Bahamut, ispirato addirittura al mondo visionario di Borges.
Qui, con un linguaggio irriverente e iconoclasta, l'interprete anche ideatore con Flavia Mastrella della serata quasi patafisica, mescola funambolicamente storie senza storia continuamente dentro a fuori il personaggio, gettando in faccia agli spettatori tutto il suo malessere e ricevendone indietro risate. Ovunque vada, del resto, Rezza ha un suo pubblico affezionato e numeroso che gioisce ai suoi irriverenti inviti, ai suoi richiami, alle sue grida da padreterno, al suo corpo elastico che può diventare piccolissimo o lunghissimo, trasformarsi in un animale immaginario o in una vecchietta, in un ieratico folle o in uno squinzio inventore del nulla.
Insomma, l'avrete capito, Rezza ha fatto della provocazione il suo mestiere, il suo segno di riconoscimento e i suoi spettatori sanno ormai quello che possono aspettarsi da lui: una serata fuori dalle norme ma mai qualunque, una cattiveria quasi infantile ma non per questo meno sincera.
Bahamut, che parte dal racconto di un pesce che sostiene il toro dai diecimila occhi che sostiene a sua volta la terra nella personale e fantascientifica cosmogonia di Borges, è un vero e proprio concentrato dell'istrionismo di questo attore. Costretto a stare sdraiato, a vedere il mondo quasi solo da quella posizione, Bahamut- Rezza patisce l'ostracismo di quelli che dovrebbero aiutarlo portandolo qua e là come un gigantesco lumacone fuori dalla tenda con scivolo creata per lui da Flavia Mastrella. E gioca a rimpiattino con il pubblico nel buio, apparendo all'improvviso dove meno te lo aspetti ora come una palla umana rotolante ora come un invasato da non si sa cosa, ora come un predicatore gratuito che si rivolge agli spettatori giocando sui doppi, tripli sensi della parola alla quale alla fine giunge dopo infiniti tentativi, con la voce usata come richiamo, come una richiesta d'aiuto o come un gigantesco punto interrogativo destinato a rimanere senza risposta. Insomma Rezza all'ennesima potenza, per chi non l'ha mai visto e perfino per i suoi più incalliti fan. Da vedere.

4 commenti:

Filo ha detto...

come sei snob, Livio...

lafolle ha detto...

lo so!

ildiva ha detto...

gisus craist!!! Non ho speranze!

lafolle ha detto...

ooooooooooooo
anvedi chi c'è!!!!