No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101208

made in dagenham


We Want Sex - di Nigel Cole (2010)

Giudizio sintetico: da non perdere (4/5)
Giudizio vernacolare: boia, vesto va fatto vedé alla dirigenza der piddì

1968, Dagenham, east London, Inghilterra, ultimi giorni di maggio. Nello stabilimento Ford lavorano oltre 50mila uomini e 187 donne. Queste ultime sono relegate nell'ala fatiscente, il più vecchio dei fabbricati, dove quando piove l'acqua entra copiosamente, e fa un caldo così fastidioso che tutte quante lavorano tirandosi giù i vestiti fino alla vita e rimanendo col solo reggiseno. Nonostante ciò, il loro è un lavoro fondamentale: cuciono la pelle dei sedili. La loro rappresentante sindacale è Connie, sempre meno concentrata sul lavoro e le sue beghe, perchè il marito George, reduce di guerra, soffre di crisi di panico e non è completamente autosufficiente. Albert, altro responsabile del sindacato, è l'unico dei maschi che si preoccupa per le condizioni delle "ragazze". Le incoraggia a portare avanti una lotta che cominci con la sospensione delle ore di straordinario e di un giorno di sciopero del loro reparto. Da vecchio stratega che ha combattuto pure la Seconda Guerra Mondiale, prima della protesta organizza l'incontro con la dirigenza Ford, e vuole che il sindacato sia rappresentato da un numero di persone almeno uguale a quello dei dirigenti. Gli occorre un'altra persona oltre a Connie e al vecchio volpone Monty Taylor, un sindacalista di lungo corso, un "maneggione" al quale le trattative piacciono, più vanno avanti meglio è. Quando lo propone alle ragazze, esce il nome di Rita O'Grady, una giovane moglie e madre, seria ed educata, benvoluta da tutti, nella quale però Albert vede qualcosa di più.
Ed ecco che durante il tavolo di trattativa, che Monty vuole tirare per le lunghe, Rita scopre, con grande sorpresa di lei stessa, di avere una combattività non comune. Sarà l'inizio di una storia indimenticabile.

Signori, attenzione. Non ci crederete, ma siamo davanti ad uno dei film più belli di questo 2010. Ve lo dice uno che di solito aspetta qualche sorpresa proveniente da qualche paese lontano e esotico. Nulla di più insospettabile. Nigel Cole, che pure avevamo apprezzato per il debutto fresco e divertente L'erba di Grace nel 2000, ma che poi si era perso (Calendar Girls, Sballati d'amore, $5 a Day), a questo giro fa centro in pieno, e va pure oltre.
Tratto, ancora una volta (come Calendar Girls) da un fatto realmente accaduto, sarà che si parla di un tema a me caro (il sindacato, quello vero, onesto, che lotta per i principi, e la parità dei diritti), sarà la sceneggiatura talmente ad orologeria che lo spettatore si ritrova facilmente ad intuire molti passaggi che verranno, ma non per questo ad amare di meno i protagonisti, sarà il cast composto da facce simpatiche ed oneste, che rilasciano prestazioni straordinariamente intense, a dispetto dall'atmosfera, che è tutto fuorché tragica, anche nei passaggi che ne vorrebbero l'uso, ma questo film, amici, è davvero qualcosa che ti prende il cuore e te lo rivolta come fosse un calzino.
L'approccio di Cole, come detto poc'anzi, è da commedia, ma i temi trattati non lo sono. La regia è di quelle che fanno dimenticare di trovarsi davanti ad uno schermo, completamente al servizio della storia. L'amore e l'amicizia, il senso di comunità e quello della famiglia, ma non solo. I princìpi e la dignità, davanti alle manovre politiche e all'interesse privato o di pochi, ma soprattutto il rispetto per la donna, questa figura senza la quale non esisteremmo. Lo so, la recensione è un po' come il film: retorica, prevedibile. Ma se il cinema è emozione innanzitutto, We Want Sex (titolo adottato non solo in Italia, ma quanto mai equivoco, giustificato solo da un episodio buffo, ma sintomatico, del film; avremmo preferito l'originale, titolo della recensione, Made In Dagenham) ve ne darà a pacchi. Se non sarà così, siete pronti per votare Berlusconi.
Cast a stragrande maggioranza inglese, naturalmente, dove spiccano giovani leve già attive in patria, oltre che Bob Hoskins (Albert), Geraldine James ((Connie), ma soprattutto una bravissima Miranda Richardson nei panni dell'allora Secretary Of State for Employment and Productivity (un po' come quel ministro del quale siamo stati "orfani" per diversi mesi), Barbara Castle (un personaggio che varrebbe un altro film, a quanto pare), nel governo laburista di Harold Wilson, e una straordinaria Sally Hawkins, un'attrice che spero sia giunta alla definitiva consacrazione con questo ruolo, perchè è davvero portentosa qualunque cosa faccia. Ottima anche Rosamund Pike (Lisa Hopkins).
Grande tocco, film imperdibile. Scena da ricordare: Rita che si presenta a casa Hopkins (Peter Hopkins, un discreto Rupert Graves, è un dirigente Ford, Lisa, sua moglie, è diventata amica di Rita, nonché una sua grande sostenitrice). Lo spettatore, a quel punto, sa già perchè, ma non importa. Dentro a quella scena, c'è tutto. Singhiozzi e lacrime obbligatorie (abbondanti durante tutto il film). Gioia assicurata per almeno una settimana. Il mio consiglio per Natale.

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