No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101201

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La Prima Linea - di Renato De Maria (2009)


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: i companni che sballiano


Italia, 1983. Il 15 gennaio 1983 a Milano viene arrestato Sergio Segio, ex Prima Linea, organizzazione armata di estrema sinistra che si è macchiata di molti omicidi e gambizzazioni politiche. Flashback su flashback, il film ricostruisce l'evasione dal carcere di Rovigo del 3 gennaio 1982, di Susanna Ronconi ed altre tre detenute politiche, da lui organizzata, assieme ad altri militanti di estrema sinistra, e, andando ancora indietro nel tempo, la formazione di Prima Linea, l'incontro tra Sergio e Susanna, il loro legame, le organizzazioni delle azioni terroristiche, il lento distacco e la presa di coscienza dell'errore macroscopico, da parte di Segio.


Il film che, come sempre in Italia, è stato preceduto da infinite polemiche, tenta una lettura di una piccola parte del nostro recente passato: non è la prima volta, non sarà certo l'ultima, ed è bene che sia così. Ogni paese deve fare i conti col suo passato, antico e recente, ed ognuno è libero di farlo a modo suo.

Dal punto di vista strettamente tecnico, è bene dire che la pellicola risente di un difetto comune a molti film italiani: le scene d'azione, e questo film ne è fornito, sono poco credibili, piatte, asettiche. Non ci è dato sapere se, alla fine, sia stata una scelta registica, per evitare di mitizzare o rendere anche solo lontanamente a rischio emulazione, l'organizzazione terroristica in questione. Fatto sta che il film soffre innanzitutto di questo problema.

Dal punto di vista dei contenuti, il film si basa in parte sul libro Miccia corta, dello stesso Segio, e, a mio avviso giustamente, tenta di umanizzare le figure soprattutto dei due terroristi, anche se le figure di contorno risultano un po' troppo sbiadite e stereotipate, a parte forse quella dell'amico Piero. Il problema del "contorno" travalica i personaggi, ed anche il contesto viene edulcorato: in parte, la contestazione mossa da Segio stesso (che, esagerando, ha accusato il film di presentare la versione maccartista della verità). Sarà che c'erano troppe cose da raccontare, sarà che non era il film adatto ad un regista come De Maria (che però con Paz! se l'era cavata bene, anche se non si trattava certo di terrorismo), sarà la scelta degli attori protagonisti, Giovanna Mezzogiorno è Susanna Ronconi, Riccardo Scamarcio è Sergio Segio, fatto sta che il film è senza infamia e senza lode, ma consiglio ugualmente di vederlo perchè i racconti storici, anche se parziali e filtrati dai punti di vista, servono sempre.

Le recitazioni dei protagonisti sono come il film: si vede che ci provano, questo va detto. La Mezzogiorno prova a non usare i suoi soliti due unici registri (l'urlato e il sottovoce), e non è male. Scamarcio prova a lavorare per sottrazione, ma il risultato è che soprattutto lui, spesso sembra che reciti le battute in maniera troppo meccanica. Bravo Lino Guanciale, nei panni di Piero.

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